C’è una sentenza di primo grado che fa molto discutere in questi giorni e che potrebbe provocare conseguenze serie per il Paese se non fosse ribaltata in secondo grado. No, non parlo di quella che condanna l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi a 4 anni per frode fiscale, ma quella che ha condannato, a mio avviso in modo concettualmente errato, i componenti della commissione Grandi Rischi per il terremoto de l’Aquila.

La commissione Grandi Rischiè una commissione creata come supporto tecnico e consulenza scientifica perla Protezione Civile, un organismo quindi consultivo e scientifico, non politico, né istituzionale. A questa commissione viene imputata, con una condanna pesantissima a 6 anni per ognuno dei suoi membri, la errata comunicazione “tranquillizzante” secondo cui lo sciame sismico che era in corso in Abruzzo in quei giorni non sarebbe stato da interpretarsi come un preludio a una forte scossa, che invece poi ci fu. Nella sentenza, di cui ancora non si conoscono le motivazioni, il giudice ha evidentemente individuato un dolo ed una responsabilità degli scienziati per le decisioni prese dalle autorità e dalla popolazione a seguito di tale “consulenza”.

Credo che vi sia in tutto questo un enorme errore concettuale che ha portato, a mio avviso, ad una sentenza che pone serissimi problemi alla comunità scientifica e che crea un precedente pericoloso in materia. Innanzi tutto concordo con l’analisi fatta dall’ex capo, e fondatore, della protezione civile italiana, Giuseppe Zamberletti che ricorda come vi siano due distinti livelli di responsabilità, uno scientifico, di consulenza non vincolante, ed uno politico e amministrativo che è quello decisionale e che ha l’effettiva responsabilità sulle decisioni. Lo stesso Zamberletti ricorda quando fece, da capo della Protezione Civile, sgomberare la Garfagnana per una minaccia di terremoto, che poi non avvenne. Una decisione grave che però Zamberletti dichiara di aver preso allora come politico, prendendosene tutta interala responsabilità. C’è poi il lato tecnico, sul quale credo di poter dare una mia personale valutazione da geologo. Credo tutti sappiano che i terremoti sono eventi naturali che, con le attuali tecnologie e conoscenze umane, non è possibile prevedere, almeno come eventi singoli.

Le meccaniche di natura tettonica che portano all’accumulo di energia negli strati profondi della crosta terrestre, ed il cui rilascio improvviso provoca le scosse sismiche, sono al di fuori della possibilità umana d’essere efficacemente monitorati o controllati e quindi necessariamente qualunque consulenza scientifica su eventi sismici in divenire è forzatamente gravata di ampi margini di incertezza ed errore. Gli stessi sciami sismici non possono essere interpretati come segnali premonitori, qui in Provincia di Forlì-Cesena sappiamo bene che sciami sismici sul nostro Appennino si ripetono spesso e si sono ripetuti con una certa frequenza anche negli ultimi decenni, ma non hanno finora portato a scosse di grande entità, anzi lo sciame, ovvero il ripetersi di numerose piccole scosse, può indicare un rilascio graduale dell’energia che impedisce l’accumulo di grandi quantità di energia tali da provocare una forte scossa, ovvero ciò che i geofisici della commissione Grandi Rischi dissero nel caso de l’Aquila, aggiungendo però che non si potevano del tutto escludere diversi scenari.

Ci fu un errore di comunicazione? Ci fu una volontà di rassicurare la popolazione? Può anche darsi, ma in quel momento qualunque valutazione aveva la medesima percentuale di possibilità d’essere giusta o sbagliata, quello che invece sarebbe stato necessario era che le autorità politiche, anche con informazioni incerte, si prendessero la responsabilità di assumere decisioni che a loro, e solo a loro, spettavano. C’è poi un altro aspetto che riguarda i terremoti e che può essere influenzato negativamente da questa sentenza. I terremoti infatti non possono essere previsti, ma il rischio sismico si e si può preparare il territorio, le costruzioni e la popolazione a difendersi al meglio da questo rischio. In fondo non è il terremoto che uccide le persone, ma sono gli edifici che crollano ad ucciderle, perciò si possono prevedere con una buona approssimazione le zone a rischio e si può in queste zone costruire edifici che resistano al terremoto. Responsabilità di amministratori e politici è quella di applicare le normative, che sono da qualche anno in vigore ed oggi sono forse anche fin troppo pignole e rigide, ma che fino a pochi anni fa mancavano clamorosamente in un Paese, come l’Italia, che è tutto a rischio sismico elevato.

La sentenza sulla Grandi Rischi rischia, scusate il gioco di parole, di minimizzare invece le responsabilità vere di chi, da amministratore e politico, ha fatto costruire dove e come non si sarebbe dovuto, ha dato agibilità ad edifici che invece avevano carenze strutturali, ha mancato di prendere decisioni che minimizzassero i rischi portati, non solo dal terremoto, ma da tutti quei disastri di tipo idrogeologico a cui il territorio italiano, per sua natura, è particolarmente esposto ed i cui effetti spesso sono amplificati e resi più disastrosi da sottovalutazioni, incuria e ignavia politica ed amministrativa.

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