Non sono bastati i novanta giorni che le avevano concesso per invertire la rotta sulla quale era stata lanciata dall’Antitrust nel luglio scorso. Non sono bastate neppure le sciabolate del suo potere pubblico o le ramificazioni che alimenta in Ministeri, associazioni e salotti della “Roma da bere”, per invertire la sentenza che da monopolista la voleva operatore di un mercato libero e redditizio quale l’aereospaziale tra le capitali dello Stivale, Roma e Milano.

Il Tar del Lazio ha infatti bocciato il ricorso con cui Alitalia tentava da tempo di cancellare la decisione dell’Authority. La stessa con cui Petruzzella & Co obbligavano la compagnia di Stato – e dunque i patrioti della Cai-Alitalia di berlusconiana memoria – a cedere diversi slot (i dirittidi volocome atterraggio e servizi connessi alle attività di terra) di sua proprietà presso l’aeroporto di Milano Linate, per concederli ad un operatore in grado di garantire il servizio di “navetta” in regime di concorrenza e di qualità. Un operatore, insomma, in grado di portare freschezza e mercato in un segmento da sempre presidiato dall’operatore di Stato e già più volte boccone di appetiti partitici e famelici.

Da cigno bianco dell’impresa di Stato, dunque, Alitalia si è svegliata “anatra azzoppata” e dovrà da oggi fare i conti con alcuni ostacoli di prim’ordine: innanzitutto il Piano degli esuberi. Quei 690 lavoratori che l’Ad Ragnetti aveva messo sul piatto dell’opinione pubblica per “intimorire” (si presume) il verdetto dell’Autorità che sarebbe venuto di li a pochi giorni.

In secondo luogo dovrà cedere, già a partire dai prossimi giorni, sette dei ventidue slot che detiene a Linate per la navetta su Roma. Sette viaggi sulla Roma Fiumicino-Milano Linate che per il Gruppo romano valgono oro e che al quartier generale della Magliana hanno suonato come un tonfo, oltre che come uno scippo.

Ma a deciderlo è stata l’Autorità Garante, prendendo atto della relazione trasmessa dal monitoring trustee Nexia International-Audirevi che ha indicatola società EasyJetquale partner più credibile e accreditato per valorizzare questo tipo di asset.

La stessa EasyJetche a Milano Malpensa è già il primo operatore per movimentazione passeggeri da diversi anni e che li, a due passi dalla Brughiera, ha piantato il proprio hub, fornendo al sistema locale interconnettività col mondo, continuità nel volo e nei servizi e una certa tranquillità operativa.

Una scelta, quella dell’Antitrust, nel segno della continuità con la sentenza precedente e che si allinea a quello che il Paese e le aziende chiedevano da tempo: aprire alla concorrenza il collegamento aereo più redditizio d’Italia e tra i più redditizi e trafficati d’Europa (dopo la Strasburgo-Bruxelles e la Londra-Amsterdam) in modo da distribuire sul mercato alcuni dei benefici che deriveranno dallo smantellamento di uno storico “monopolio di stato”

Una sconfitta sonora per Alitalia e, allo stesso tempo, una vittoria secca per quei pendolari e aziende che da tempo alimentano le casse della Magliana cimentandosi in costosissime traversate nei cieli della tratta nazionale.

Non più solo i Frecciarossa di Stato, dunque. E non più solo i nuovi Italo della NTV, che da mesi bruciano il mercato tariffario tra Roma e Milano. Alitalia da oggi dovrà guardarsi anche in casa perché è proprio lì che i pretendenti al trono hanno deciso di colpire.

Quello di Alitalia, oltre che una boccata di ossigeno per l’economia del Paese e, a livello micro, un toccasana per molte imprese consumatrici della Roma-Milano, è anche un bell’esempio di intervento tecnico dell’Antitrust in un ambito di sua competenza.

Un bell’esempio di piglio decisionista che vorremmo si replicasse e duplicasse anche in altri settori: cosa aspetta, a questo punto, l’Autorità ad intervenire massicciamente e in egual modo anche su treni, municipalizzate locali e telecomunicazione?

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