Come avevamo previsto il risultato delle elezioni siciliane ha sepoltola cosiddetta Seconda Repubblica. Oltre la metà degli elettori ha disertato le urne, non sappiamo ancora quanti sono i voti nulli o le schede bianche, mentre tra quelli validi,  il 15%, per atto di estrema protesta ha votato per il Movimento di Grillo. Tutto questo significa che, messi assieme, i partiti che hanno avuto un ruolo nell’ultimo ventennio, hanno di poco superato il 30% dei consensi dell’intera popolazione dell’Isola e che il Presidente eletto non rappresenta che il 13-14% dei siciliani, con un ulteriore scarto negativo di altri due o tre punti rispetto alla sua coalizione, che quindi non avrà la maggioranza in Assemblea. Si svelerà quindi subito l’inganno di due alleanze, in apparente concorrenza, ma già d’accordo per governare insieme: quella che ha sostenuto Crocetta e quella che si riconosceva nella candidatura di Miccichè. Di fatto quindi la Sicilia sarà governata dalla stessa maggioranza uscente del Presidente Lombardo, che con spregiudicatezza ha tessuto la tela.

Speriamo che Crocetta abbia il buon senso di non celebrare quella che non è una vittoria,  ma semplicemente la scelta di chi doveva fare il curatore fallimentare di una Regione, non soltanto disastrata sul piano finanziario, ma principalmente per la desertificazione politica, determinata da un ventennio di incompetenza e malaffare.

Sulla amara esperienza del voto di domenica dovrà riflettere la sinistra italiana, che si sta accapigliando al proprio interno per chi deve guidarla alle prossime elezioni politiche, nella convinzione di essere un po’ meno malconcia della destra. Forse questo è vero, ma siamo convinti che gli elettori non concederanno un’altra possibilità ad una classe politica che, per intero, ne riscuote il totale disprezzo.

La metà ed oltre degli italiani, che coltivano gli stessi sentimenti di coloro che in Sicilia hanno bocciato senza appello un ventennio di declino (di cui sono responsabili, anche se forse non in misura eguale, sia destra che sinistra), la prossima volta si farà sentire. Non si limiterà ad un semplice avvertimento, come domenica scorsa, ma eserciterà la propria sovranità pienamente, anche per reagire alla pervicace decisione di non modificare la Legge elettorale, secondo quanto oltre un milione e duecentomila cittadini aveva chiaramente richiesto.

Se questa grande massa di elettori ha scelto finora l’astensione e non il voto di protesta, è perché responsabilmente diffida di una non soluzione, come il consenso a Grillo, in quanto non vuole consegnarsi, dopo i corrotti ed i ciarlatani, persino ad un giullare. La metà del popolo italiano,  lungimirante e responsabile, sa bene che le sue invettive ed anche un suo limitato successo, possono servire per destabilizzare una intera classe politica marcia. Pertanto lo ha votato nella scorsa primavera in molti comuni ed adesso in Sicilia, ma sa che il Paese deve essere consegnato a mani affidabili, in grado di farlo uscire da una crisi profondissima.

Per tale ragione serve il ritorno in campo in grande stile dei Liberali, che hanno idee, principi e programmi per risollevare economicamente e moralmente il Paese.

Il PLI si sta facendo carico di lanciare un manifesto per l’Italia, attorno al quale riunire le diverse anime del liberalismo italiano, che verrà lanciato il 10 novembre ed il 1 dicembre nelle strade e nelle piazze, con l’obiettivo di dar voce a quella metà di cittadini che con il loro silenzioso ma significativo dissenso, hanno voluto esprimere una accorata richiesta perché si creino le condizioni, nella libera dialettica, di ottenere una risposta positiva alla loro domanda di potersi affidare ad una classe dirigente più degna.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Purtroppo, i 1000 di Roma, sembrano ciechi e sordi, di fronte alla situazione attuale. Normalmente, in una famiglia, i genitori danno da mangiare ai propri figli e poi, se ne rimane, mangiano anche loro. Qui invece, siamo nelle mani di chi ha fatto del politico una professione redditizia, alla faccia degli italiani. Quindi, se non alziamo la testa, tutti insieme, non può che finire male. Purtroppo!

  2. Mi accodo al commento ed alle indicazioni,di cui sopra,per esprimere una opinione su quel che è accaduto in Sicilia, che sicuramente avrà un seguito nelle prossime elezioni regionali ( Lazio e Lombardia) e poi in quelle nazionali.
    Una diramazione violenta dell’uragano Sandy si è abbattuta sulla Trinacria. Come volevasi dimo- strare con le precedenti note, in Sicilia hanno vinto due “nuove” formazioni politiche:il partito de-
    gli astensionisti ed il movimento grillista,le quali, come una bufera, hanno travolto senza alcun rispetto e più in là delle previsioni i partiti tradizionali ed egemoni. Era evidente e palese, durante una campagna molto fredda ed anomala, che sotto le ceneri dello sfascio,non solo regionale, ci sarebbe stato il deserto dei seggi elettorali, un deciso rifiuto di tanta gente a partecipare per onorare e perpetuare ancora una volta l’antipolitica, come è giusto qualificare quella che abbia-
    mo dovuto subire (e subiamo tuttora) da ventanni a questa parte.
    E’ avvenuta una chiara manifestazione di aperto e democratico dissenso popolare, che,badate bene, non è qualunquista perchè ha dei contenuti seri da approfondire ed è rivolta alla classe politica ed alla burocrazia d’appoggio, ma sopratutto alla casta imperante, che non si perita di chiedere il sostegno più adeguato ai ricchi ed ai più agiati, ma finisce col proteggere i lecchini, gli imbroglioni, i corrotti ed i corruttori, i professionisti dell’inganno; e alla fine colpisce e tartas-sa, sempre e comunque, i cittadini più deboli e più facilmente raggiungibili da un fisco double face. Lo testimonia l’attuale governo con la sua conduzione ondivaga,non equa, tentennante, cedente,senza alcuna vocazione sociale,ma attenta a punire coloro che sono al limite della sopravvivenza e li depaupera come se fossero i responsabili primi ed unici della crisi.
    Il dato numerico,che qualcuno ha interpretato in maniera pro domo sua, e l’esame delle attribu-
    zioni dei seggi tra i vari partiti che hanno superato il 5% sono evidenti.Togliendo il 53% di asten-
    sionisti ed il 5% di schede nulle e bianche, i voti distribuiti hanno sentenziato che il Governato-
    re eletto rappresenti un quarto del popolo siciliano , e quindi è in posizione nettamente minori-taria , mentre la variopinta pattuglia dei consiglieri, da cui bisogna trarre fuori i grillini non dispo-
    sti ad alcuna ammucchiata,costituisce minoranza assoluta.
    E checchè dica qualcuno a proposito di quanto è stato riscontrato, il successo dei due partiti
    “vincitori” non sia preso sottogamba. Bisogna invece riflettere sulla realtà del fenomeno con
    attenzione e comprenderne il significato più profondo. Non è soltanto protesta, denunzia, ribel- lione verso la classe dirigente dominante ( politicanti, burocrati,esperti inesperti,competenti in- competenti, santoni, presuntuosi depositari di false verità e di idealismi),ma anche,in particolare tra i giovani, ricerca di reali identità portatrici di idee e di valori e riformatrici per un effettivo cambiamento e per la creazione di una nuova società costruita con regole uguali per tutti.
    E’ utopia o poesia sperare che sopratutto i giovani eccellenti ed i vecchi illuminati possano dare
    avvio ad una riforma del sistema, alla ricostruzione dello Stato , con competenza, con scelte ri-
    spettose, soluzioni di equità e di giustizia sociale per una sopravvivenza umana dignitosa ?
    Per carità non lasciamoci irretire dalle rinnovate sirene di chi da lungo tempo ha viaggiato nella
    costellazione politica occupando posti di comando e partecipando ai guasti che ci hanno ferito ed ora si ripropone come medico della cancrena prodotta. Che sia rottamato !!!
    C’è nuovamente posto per i Liberali nel panorama geopolitico rinnovato e non più penalizzato
    dagli elettori, facendo loro comprendere che siamo uniti e sopratutto non siamo da confondere
    nel mazzo degli abietti perchè siamo innocenti ?
    Ai parenti,agli amici, al popolo dobbiamo dire quel che siamo e che vogliamo non lasciandoci più
    sotterrare dalla frase non veritiera: siete come gli altri. Rendiamoci credibili, anche se non è
    facile dopo tanti anni di assenza n cui i grossi e deleteri partiti aziendali, con la legge elettorale
    truffa, ci hanno accantonati. Intanto occorre una coesione interna ed una apertura alla ricerca
    di una condivisione di idee e di proposte, una movimentazione e considerazione dei real biso-
    gni dei cittadini, lo stimolo alla partecipazione ed alla formazione di laboratori culturali e politici su argomenti della realtà e del vivere civile, la denunzia delle debolezze istituzionali richiedendo controlli frequenti e procedure più snelle, la difesa dei diritti del cittadino, e ancora altro..

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