Occorrerebbe davvero un vocabolario più ampio di quello corrente per trovare parole adeguate  a definire le marce, contromarce e retromarce di Berlusconi: folle irresponsabilità? Delirio senile? Disperati colpi da affogato?
Ricapitoliamo: qualche settimana fa, Berlusconi  spara a zero su Monti, l’Europa,la signora Markel e fa capire che intende ricandidarsi a premier, naturalmente per il bene del Paese, con un’agenda di un populismo arruffato e confuso che fa paura. Poco tempo dopo,  va a vedere Monti, dice che si metteranno d’accordo sulla legge di stabilità e dichiara che il professore potrebbe  essere il punto di riferimento e il capo dei moderati. A ruota, annuncia urbi et orbi, con tutta la solennità e il pathos possibili, che ha deciso di farsi da parte per favorire una grande concentrazione di moderati, e apre la strada alle primarie del  suo partito. Generale respiro di sollievo (anche,e forse soprattutto, benché con reverente discrezione, nel PDL), pur  in mezzo a un preveggente scetticismo degli ex-amici, ora nemici acerrimi, che il Cavaliere e la sua schizofrenia la conoscono bene. Poi sopravviene la sentenza  del Tribunale di Milano per frode fiscale (sulla quale ritorneremo più avanti) e il Cavaliere  torna a manifestarsi con altrettanta solennità e pathos, però questa volta non nelle benigne vesti dello statista lungimirante che sa quando bisogna uscire di scena, ma col volto livido di un signore che cerca e vuole vendetta, solamente vendetta, contro i giudici colpevoli di aver osato condannarlo, e per questo é disposto a far saltare qualsiasi possibile accordo tra moderati, a distruggere il suo stesso partito e, peggio di tutto, a minacciare un Governo che ha fatto e sta facendo tutto quello che può per tenere in ordine i conti pubblici e ridare all’Italia peso e credibilità in Europa e nel mondo: cose che egli stesso, con le sue irrimediabili leggerezze, con la sua condotta personale e i suoi bunga-bunga, aveva  gravemente compromessi. E di questa caduta di prestigio non accusa sé stesso, e le serate di Arcore,  ma una specie di cospirazione internazionale di cui sarebbero stati protagonisti Sarkozy e la Merkel (colpevoli di quella famosa, sgradevole ma, diciamo la verità, meritata risatina). E in più ha il coraggio, la sfacciataggine, di accusare Monti (medico chiamato al capezzale di un malato del  cui brusco aggravarsi è corresponsabile proprio lui, Berlusconi) di una recessione che è figlia di una crisi mondiale, nata negli Stati Uniti nel 2008 e aggravata da vicende – greche, spagnole etc. – non nostre, e che sarebbe divenuta un baratro senza ritorno se nel corso di quest’anno fossimo arrivati, come  inevitabile col Governo precedente, nonostante gli sforzi solitari di Tremonti,  a una situazione molto simile a quella greca, nella quale avremmo dovuto, o scegliere un default che ci  sarebbe costato la perdita di 10 o 12 punti del PIL (come insegnano tutti i precedenti in materia, dall’Argentina in giù  e il discredito internazionale, o correre a mendicare l’aiuto dell’Europa e sottomerci al suo commissariato.

E questo perché? Per genuina convinzione? Per sofferto amor di Patria? Ma siamo seri!  La sola convinzione del Cavaliere è la difesa di sé stesso e di Mediaset, e la propria glorificazione. E come può amare il suo Paese – al di là delle chitarrate e del sentimentalismo alla Apicella – chi ne ha usato le istituzioni per i propri interessi privati e, se sarà confermata nei vari gradi di giudizio la sentenza di Milano (il condizionale, ovviamente, è d’obbligo, e non solo per questioni di Forma), lo avrebbe  sistematicamente defraudato di centinaia di milioni di euro? La verità è che siamo ancora e sempre di fronte a un gigantesco conflitto d’interessi, un conflitto che non riguarda più  tanto la doppia qualità di governante e di proprietario di imprese che controllano parte rilevante dell’informazione, ma la qualità di persona che controlla una fetta importante del Parlamento e l’ha usata e continua a volerla usare per difendere sé stesso dalle azioni della Giustizia. E per questo, come ha scritto molto giustamente Sergio Romano, tiene il Paese in ostaggio. Ma, ripeto, che importa il Paese per chi gestisce il potere in funzione di  difesa propria e dei propri interessi?

Nel suo irato annuncio di voler “restare in campo”, Berlusconi ha svelato chiaramente il suo proposito: riformare il pianeta Giustizia; cioè non sanarne i mali, ma punire i magistrati e, obiettivo ultimo, sottoporre l’intero sistema giudiziario, che la Costituzione ha voluto indipendente, al controllo della politica. Su questo punto, non possono esserci equivoci per un vero liberale: siamo stati e restiamo liberamente critici, di certe azioni delle Procure, del protagonismo di alcuni PM, del tintinnio delle manette facili, di certi esempi di giustizia motivata politicamente, anche nella scelta dei tempi, e quindi ingiusta, perché sappiamo bene che anche i PM sono esseri umani, con le loro passioni e i loro difetti, anche se la loro funzione dovrebbe obbligarli a esserne esenti. Deprechiamo inoltre i mali cronici della Giustizia in Italia, anche a livello giudicante:  lentezza dei processi, disparità tra accusa e difesa, scarsa o nulla tutela per le vittime di errori giudiziari e, non ultima, incertezza nell’applicazione della pena. Sono mali che vanno corretti (come nessun Governo e maggioranza hanno fatto finora) con un’ampia riforma dei codici di procedura, con una migliore distribuzione degli uffici giudiziari, con l’applicazione di rigorosi criteri di merito per l’avanzamento dei magistrati, e di effettive sanzioni disciplinari per chi erra per dolo o colpa grave (non credo, invece, a differenza di altri, nella responsabilità  civile dei giudici, che potrebbe portare a una paralisi del sistema). Tutto cose  che i liberali, se ne avranno la possibilità, dovranno fare. Ma  in una democrazia repubblicana, una  Magistratura indipendente, pur con gli errori e gli eccessi che, ripeto, vanno corretti, è la garanzia  fondamentale del rispetto e dell’eguaglianza della legge, l’argine maggiore contro corruzione, malversazione, malaffare e abuso di potere. Là dove la Magistratura è sottomessa  in un modo o nell’altro al potere politico (come in Venezuela, in Argentina e non solo lì) non c’è vero limite agli abusi dei governanti.

Quanto al resto, le esternazioni  berlusconiane mostrano soltanto  una corsa affannata e, penso, suicida, verso un populismo inteso a riagganciare la Lega e magari a strappare qualche voto o qualche favore a Beppe Grillo.

Personalmente, non credo che avranno successo.  Può darsi che il Cavaliere, nel suo vendicativo livore,  stacchi effettivamente la spina al Governo Monti: poco male, dopotutto, se andremo a votare in febbraio invece che ad aprile. Ma le elezioni Berlusconi non le vincerà, né in febbraio né mai. In realtà, il Cavaliere è sempre più solo e nel suo stesso Partito, al di là degli scodinzolii ossequienti e obbligati dei soliti ”plauditores”, gli andirivieni berlusconiani non suscitano altro che un preoccupato disagio, giacché segnano la fine, non solo dell’accordo che Alfano e altri cercavano con l’UDC, ma della stessa immagine di moderazione, rigore ed europeismo che quel partito cercava di darsi. E inoltre pendono sul Cavaliere altri mattoni giudiziari, coi  processi Mills, Mediatrade e Ruby, che potrebbero concludersi in tempi abbastanza brevi. E a questo proposito, cerchiamo di essere chiari: non siamo tra quelli che scambiano le sentenze per verità indiscutibili, e  neppure tra quelli che si affettano a denigrarle senza nemmeno averle lette. Sappiamo bene che ci sono sentenze giuste (la maggior parte) e sentenze ingiuste e pensiamo che queste ultime possano essere corrette dalle garanzie e contrappesi insiti nel doppio processo di appello e ricordo in Cassazione.  Nel frattempo, è perfettamente legittimo discuterle nel merito, ma non con insulti gratuiti ai magistrati che le hanno dettate. Ed è certo: in uno Stato di diritto come, contrariamente alle farneticazioni del Cavaliere, è quello in cui viviamo, nessuno va considerato colpevole fino alla sentenza definitiva. E dunque, aspettiamo, per un giudizio “legale” su Berlusconi, le sentenze definitive della Cassazione (sempre che i procedimenti non siano interrotti da quella prescrizione che ha salvato Berlusconi in molti altri processi). Aspettiamo. Ma  pensiamo che,  nel frattempo, chi è stato condannato in primo grado per delitti contro lo Stato, e per questo ha ricevuto l’interdizione dai pubblici uffici, dovrebbe avere il buon gusto di farsi da parte (come è stato, e a giusta ragione, richiesto da Alfano a Fiorito e ad altri, che, ricordiamolo, finora non sono stati neppure rinviati a giudizio). Questione di dignità e di rispetto per le istituzioni. Ma del rispetto, del  senso, delle istituzioni, lo sappiamo, Berlusconi non conosce neppure il significato. Il Paese è per lui una grande azienda, nella quale lui vuole comportarsi da padrone. E meno male che i contrappesi, dal Capo dello Stato alla Corte Costituzionale, da una stampa libera a una Magistratura indipendente, ancora esistono e funzionano.

Conclusioni? Se mai è parso a un certo punto ipotizzabile un accordo che portasse il PDL e il Centro a confluire in una grande area moderata, questa possibilità, con un Berlusconi sempre in campo, rancorosamente e minacciosamente populista e antieuropeo, ma sempre padrone del suo partito, è diventata pura utopia. Dobbiamo rassegnarci per questo a consegnare l’Italia nelle mani di una sinistra ipotecata da Nichi Vendola e dalla signora Camusso o, peggio ancora, a un’armata Brancaleone dominata da un comico da strapazzo?  La verità è che, in queste condizioni, il Centro ha una grande, ineludibile responsabilità: aggregarsi il più possibile attorno a un asse portante,  per aggregare poi a sé gli inevitabili scontenti del PDL e quelle centinaia di migliaia, milioni, di elettori disorientati, che non vogliono finire nelle mani di Vendola, di Grillo oDi Pietroma neppure di una riedizione peggiorata del berlusconismo e, per ora, non sanno dove sbattere la testa e rischiano di rifugiarsi in una colpevole astensione.

Gente capace, onesta, seria, in Italia dopotutto esiste: deve soltanto trovare la forza di unirsi al di sopra dei vecchi steccati e dei personalismi egocentrici, di darsi un programma adeguato e poi di saperlo diffondere in modo convincente a un’opinione pubblica disorientata e sospettosa. E così  ridare a questo bistrattato Paese una nuova  speranza.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. non capisco tutto questo interesse nei confronti di Berlusconi. E’ proprio grazie ad esso che permettiamo al cavaliere (?) di continuare a stare in sella, anche se non si capisce bene di cosa. Io non lo esalto e non lo umilio. Per me è semplicemente, prima di tutto, un essere umano come tutti gli altri. E’ nato e morirà come è per la natura di tutti gli esseri umani. Anche chi gli vuole dare contro, in realtà fa il gioco di Berlusconi. Concordo con chi afferma che in tutto il mondo i partiti sono gli stessi e cambiano le facce. In Italia, cambiamo nome ai partiti ma le facce no. E’ giusto ciò?

  2. “Gente capace, onesta, seria, in Italia dopotutto esiste…”. Verissimo, ma non vuole occuparsi di politica. Sul perchè ci sarebbe tanto da dire. Interessante anche il “fondo” di oggi sul Corriere di Galli Della Loggia, Il notabile…. E non è certo l’assolutismo di FID che farà fare passi avanti significativi al liberalismo.
    Con un sano realismo occorre prendere atto che Berlusconi c’è e ci sarà (come c’è stato nel ’94), abile e con più qualità di quanto si vuol dire.
    Comunque incominciamo a lavorare meglio e vedere cosa sapranno fare i Liberali meglio organizzati e forse oggi con un migliore appeal. Sarà la sinistra a demonizzare Berlusconi (e a fargli ottenere buoni risultati elettorali ).

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