Poche settimane fa, a margine della 67ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenutasi a New York, i presidenti di Lituania e Lettonia (rispettivamente Dalia Grybauskaitė e Andris Bērziņš) si sono incontrati per discutere lo stato di avanzamento di diversi progetti comuni. La riunione si è tenuta nell’ambito delle celebrazioni per la ricorrenza della Festa dell’unità lettone-lituana.

La presidente Grybauskaitė ha affermato che Lettoni e Lituani sono gli epigoni delle genti Baltiche (nonostante recenti studi vi ricomprendano anche gli Estoni, molto più simili geneticamente ai loro “cugini” meridionali che ai Finlandesi con cui condividono il ceppo linguistico). Compito precipuo dei due governi è quindi in primis quello di preservare identità, cultura e lingua. Costei ha poi richiamato la Battaglia del Sole, combattuta nel settembre 1236 fra alcuni popoli del Baltico e l’ordine dei Cavalieri portaspada, appellandosi ad una palingenesi dei quelle forze che affratellarono i combattenti di otto secoli fa e che ora avrebbero lo scopo di preservare indipendenza e benessere dell’attuale cittadinanza.

La iron lady ha proseguito sottolineando che in molti settori le priorità della Lituania e della Lettonia sono coincidenti, in particolare nel campo della sicurezza energetica. Alcuni progetti, quali la nuova centrale nucleare di Visagina e la sincronizzazione della rete elettrica con i Paesi settentrionali dell’UE, hanno bisogno di un’unità di intenti fra i due Paesi per poter essere portati a termine speditamente e felicemente.

Ancora, altro tema sensibile affrontato è stato quello delle forniture di gas. Nella sua relazione, la presidente ha sostenuto che la creazione di un mercato concorrenziale ed aperto andrebbe nell’interesse sia della Lituania che della Lettonia, potendo i due confinanti ragionevolmente prevedere una diminuzione dei prezzi medi del gas. La costruzione di un terminale GNL a Klaipeda (su cui ancora non si registra unità di intenti fra i Paesi baltici) dovrebbe essere abbinata all’attivazione del sito di Inčukalns in Lettonia per lo stoccaggio del gas, rendendo quest’ultimo Paese una sorta di “banca del gas” regionale (e, nei piani della Grybauskaitė, depotenziandone l’aspirazione di dotarsi di un proprio terminal LNG).

Secondo la presidente, Lituania e Lettonia hanno ripetutamente dimostrato la loro affinità, non solo nella propria area geografica, ma anche in organismi sovranazionali. Sforzi comuni hanno permesso di prendere importanti decisioni per la sicurezza del Baltico (ad esempio, il pattugliamento dello spazio aereo dei tre Paesi rivieraschi è effettuato da velivoli forniti a rotazione da 13 Paesi NATO).L’intervento si è quindi concluso con l’auspicio che la giornata di festa sia istituzionalizzata, e che divenga motivo di ulteriore coesione ed affratellamento fra Lettoni e Lituani.

Si impone a questo punto una riflessione: in un’epoca che vede un sempre maggiore appiattimento dei costumi e una crescente standardizzazione dei modi di vita, appare senz’altro lodevole la decisione, presa dai due presidenti baltici, di conservare il retaggio culturale, sociale e linguistico di nazioni storiche, seppur minoritarie, dell’emisfero occidentale. È forse questa la maggior ricchezza del nostro continente, il vero significato con cui declinare il concetto di Europa.

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