Scuola, aumento dell’Iva, taglio dell’Irpef. Sono questi i nodi più duri da sciogliere a proposito di legge di Stabilità. L’epiteto è in sintonia con i tempi, mai come in questo momento storico il nostro Paese ha bisogno di stabilità, e quindi di sicurezza economica, anche se una vera trattativa non si è ancora conclusa. Fin dall’inizio dell’iter del Ddl i paletti del governo sono stati il saldo di bilancio e il pareggio “che non possono essere messi in discussione” come ha affermato il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, che ha inoltre sottolineato: “Non c’è spazio per fare controriforme”. Sembra essere in sintonia con Grilli il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera: “gli spazi di miglioramento sono solo a saldi invariati. A questa condizione siamo disponibili”.

Sono queste le premesse sulle quali si è dispiegato il confronto sulla legge di Stabilità tra governo e partiti della strana maggioranza. All’interno dell’ABC, il leader Udc ha chiesto più aiuti per i nuclei familiari, “la detrazione sul mutuo prima casa  rischia di danneggiare le famiglie”, ha dichiarato Casini. Il fisco è stato invece il punto chiave enunciato da Alfano che ha così piantato i suoi paletti: “Se ci saranno passi indietro sulle detrazioni, verrà violato un patto tra Stato e cittadini. Un tradimento che noi impediremo così come ci opporremo all’aumento dell’Iva”. “Non possiamo permettere un ulteriore crescita del carico fiscale”, ha inoltre incalzato Gasparri che ha aggiunto: “Su detrazioni e aumento dell’Iva ci aspettiamo dei ripensamenti”. Bersani ha invece insistito sui tagli alla scuola, cavalcando l’onda crescente della protesta degli insegnanti che dal ministero dell’Istruzione si è estesa in rete, dove il ministro Profumo ha aperto un canale di dialogo con il mondo della scuola, un blog, sul quale le proteste sono state (e continuano ad essere) innumerevoli. “Il governo propone una legge di Stabilità che raggiunge il più alto grado di umiliazione per la classe insegnante”, denuncia un docente. Ed ancora: “Il proposto innalzamento del nostro orario di lavoro da 18 a 24 ore di fatto cancella la cultura: dove prenderemo il tempo necessario per far fronte al nuovo carico di lavoro?”. A proposito di scuola la legge di Stabilità interviene anche sull’organico degli insegnanti di sostegno che dal 2014 dovrebbero scendere di 11,4 mila unità contro le attuali 90,5. Tra le misure previste vi sono inoltre il blocco dei contratti e dei gradoni e l’indennità di vacanza contrattuale. Sembra essere confermato invece il divieto di monetizzazione delle ferie non godute previsto dalla legge della spending review. Sul piano amministrativo la legge prevede inoltre la costituzione di uffici scolastici interregionali per le regioni più piccole. Nessuna riduzione per gli istituti parificati per i quali è previsto, al contrario, uno stanziamento aggiuntivo di 223 milioni di euro, fondi aggiuntivi che, alla luce dei tagli previsti per la scuola pubblica, hanno sollevato molte polemiche.

Sulla scuola, in particolare, Renato Brunetta ha affermato: “ Quelle norme non dovevano neanche essere scritte perché fuori dai limiti della legge di Stabilità”. “Finiremo per dare un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa”, ha invece dichiarato il segretario del Pd che ha inoltre ribadito l’urgenza di “modifiche significative” anche sul piano fiscale, altrimenti “saremo di fronte ad un problema serio”.

La questione si è in effetti rivelata più seria del previsto e per tutta la scorsa settimana il problema angusto della legge di Stabilità ha occupato gran parte dell’agenda di governo, della società civile e quindi dei media.

Il Ddl Stabilità si avvia così verso una revisione definitiva per venire incontro alle richieste dell’ABC che nei giorni passati hanno cannoneggiato il provvedimento su più fronti, fiancheggiati anche da Corte dei Conti, Istat e altri istituti di ricerca. Si intravedono novità fondamentali a proposito di detrazioni, deduzioni, franchigie e, ovviamente, sul contestatissimo incremento dell’Imposta sul valore aggiunto criticato anche dalla Commissione finanze della Camera. Tra i dati più rilevanti il tetto dei 3mila euro che il governo intende applicare agli oneri detraibili; il tetto potrebbe saltare per evitare di penalizzare le fasce di reddito più deboli che attraverso questo meccanismo riducono le tasse da pagare. In caso di soppressione il Tesoro prevede un minor gettito di 170 milioni di euro l’anno, più altri 130 legati alla retroattività che verrebbe meno. Per le revisioni Irpef è prevista una revisione selettiva e il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha avanzato l’ipotesi di una soluzione agganciata al reddito Isee, che sarà rivisto entro fine anno, un meccanismo utile anche per combattere l’evasione fiscale, una “piaga che colpisce i contribuenti onesti deprimendo il gettito e alterando la sana competizione tra le imprese”, ha dichiarato Grilli. Sono circa 700 le voci di spesa – setacciate dai tecnici del Tesoro in questi giorni – attraverso le quali i 20 milioni di contribuenti cercano di combattere il carico fiscale. La spina nel fianco è, di certo, l’aumento dell’Iva dato che rinunciare ad un punto di aumento delle aliquote sui consumi significherebbe fare a meno di 3,3 miliardi di gettito nel 2013 e 6,6 nel 2014. L’aumento dell’aliquota al 22% riguarderebbe i beni di determinati settori quali abbigliamento, auto, telefonini e carburanti, incremento al quale il governo non sembra intenzionato a rinunciare. Per quanto riguarda l’orario di lavoro dei docenti, che dovrebbe salire da 18 a 24 ore, ci si attende una soluzione intermedia (20-21 ore).

Il  mondo delle imprese denuncia, a sua volta, l’attuale difficoltà di andare avanti, dato che il 68% dei profitti viene assorbito da eventuali oneri fiscali e contributivi. “Una differenza con gli altri Paesi che pesa come un macigno”, afferma il direttore generale di Confindustria che sottolinea: “La legge di Stabilità non delinea interventi chiari e decisi. La riduzione delle imposte è quasi interamente coperta da aumenti di altre imposte e ha un impatto molto modesto sulla crescita”. Una situazione, quindi,che penalizza gravemente la competitività del made in Italy, ostacolata, per di più, dalla mancata direttiva sui pagamenti e dalla pronunciata crisi di liquidità che grava sulle imprese, già penalizzate dalle forti restrizioni nell’accesso al credito.

La Camera e le varie commissioni hanno, in parte, già smontato le legge di Stabilità approvata dal governo. La commissione Affari sociali ha ad esempio cancellato i tagli al fondo sanitario nazionale: una modifica che forse non supererà l’esame della commissione Bilancio ed infine dell’Aula. È saltata inoltre la tassa per gli esodati, provvedimento che dovrebbe essere compensato dalla tassa sui ricchi bocciata dal Pdl e giudicata iniqua da Confindustria. Bocciato anche il restringimento dei costi delle Regioni.

Uno scenario complicato e non ancora ben definito, quindi, e la fine dei giochi non è vicina, dato che dal termine ultimo per gli emendamenti, fissato per mercoledì 31 ottobre – circa sette giorni per trovare una mediazione – si dovrà poi attendere almeno un’altra settimana per le prime decisioni conclusive. Per ora ciò che sembra essere chiaro a tutti sono i temi chiave delle modifiche: scuola, impresa, Iva, Irpef, lavoro e famiglie. Quest’ultime, in particolare risultano duramente intaccate dal carovita, dallo spread tra buste paga in frenata e prezzi in ascesa. Secondo l’Outlook dei consumi di Confcommercio e Censis oltre il 94% delle famiglie ha già attivato meccanismi di spending review per arginare gli sprechi. L’83% sceglie cibi low cost, il 65% riduce l’uso di auto e moto per risparmiare sulla benzina, il 42% rinuncia a viaggiare, il 40% a scarpe e vestiti, il 39% al ristorante. Consumi gravemente in calo, quindi. Il 22% considera non più sostenibile il peso delle tasse e il 65% considera l’Imu una tassa iniqua e dannosa. “Nel 2012 il Pil calerà del 2,3% ma la pressione fiscale reale, al netto del sommerso, vola al 55,2%, un record mondiale”, enuncia l’Outlook. I consumi “crollano del 3,3% quest’anno e dello 0,9% anche il prossimo”. Solo il 17% delle famiglie riesce a mettere da parte qualche spicciolo. Sempre secondo il rapporto di Confcommercio-Censis, inoltre, il  68,8% degli italiani non sopporta gli eccessi della politica e le dissipazioni oltre misura. Il 47,8% considera indecente la corruzione e la gestione non oculata dei beni pubblici, il 17,7% desidererebbe che regole e leggi fossero maggiormente rispettate. E per finire, l’11,4% ‘sogna’ la meritocrazia.

“Non ci resta che crescere”, auspicano Confcommercio e Censis. Un obiettivo arduo e a largo spettro, la crescita del sistema Paese, che dovrebbe rappresentare anche il fulcro ‘liberale’ della nuova legge di Stabilità, la quale, oltre al pareggio e al bilancio dello Stato, dovrebbe garantire la buona salute delle tasche degli italiani.

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1 COMMENTO

  1. É bene che, in una democrazia, il Governo proponga e il Parlamento decida (l’esperienza di Paesi ove il Parlamento approva tutto a scatola chiusa é pessima). Quindii ben venga una ampia discussione della Legg di Stabilitá, purché chi critica si assuma poi l’onere di indicare fonti alternative di risparmio, giacché i saldi invariati devono restare il punto invalicabile, non perché lo chiede il Governo, ma perché lo esige il futuro finanziario del Pese e quindi di tutti noi. É troppo facile, e segno di irresponabilitá e persino di malcostume politico, sostenere a parole che si vuole l’equilibrio dei conti, poi in concreto stracciarsi le vesti per qualsiasi aumento del gettito fiscale e qualsiasi taglio delle spese che siano diretti a raggiungere qualche risultato. In materia di sanitá, ad esempio, la canea di strilli é vergognosa, giacché quello che si vuole ridurre sono solo gli sprechi e la corruzione che sono sotto gli occhi di tutti. Ci si chiede mai perché Germania, Francia,m Inghilterra, Sevzia, Svizzera, spendano molto di meno di noi per ogni abitante? Davvero pensiamo che la sanitá da noi sia migliore? E perché, nella stessa Italia, alcune regioni bene amministrate spendano meno della metá di altre, notoriamente in mano alla criminalitá? E parlando dei costi della politica, perché il nostro virtuoso PArlamento ha bloccato le norme dirette a ridurre gli sprechi e il malcostume a livello regionale?

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