Lo sfogo iracondo dell’ex premier Silvio Berlusconi, in diretta tv, ha concentrato il dibattito politico in una forte contrapposizione tra chi sostiene e chi vorrebbe far cadere il governo Monti, anche dentro allo stesso Pdl, ma le prossime elezioni politiche non saranno un referendum pro o contro Monti, piuttosto saranno occasione per una scelta tra il populismo fine a sé stesso e la responsabilità di chi vuole davvero salvare il Paese.

Il voto in Sicilia ha confermato le attese di totale disaffezione degli elettori verso le proposte politiche, quasi tutte accomunate da un medesimo destino. Anche chi si rivolge a Grillo ed al suo movimento lo fa più in odio verso gli altri partiti che per reale fiducia nel comico genovese e comunque nemmeno il M5S riesce a frenare la massa di astensionismo che raggiunge livelli elevatissimi. Paradossalmente poi proprio l’alta astensione mantiene a galla i moribondi partiti tradizionali facendogli  perdere centinaia di migliaia di voti, ma consentendo loro di mantenere abbastanza alte le proprie percentuali, sulle quali vengono poi calcolati gli eletti. Un esempio: il Pdl perde il 72% dei suoi voti, ma mantiene un 12% che lo tiene comunque in vita grazie all’alto astensionismo. Se i Siciliani avessero votato con le percentuali di affluenza del 2008 il Pdl avrebbe segnato, con i voti che ha preso, solo un 6% circa.

L’astensione quindi risulta uno strumento inefficace al cambiamento degli equilibri e della classe politica, che comunque si aggrappa a quegli zoccoli duri di elettorato fedele ad ogni costo.

C’è poi chi cerca, e cercherà ancor di più in campagna elettorale, di attrarre la protesta generalizzata e giustificatissima, con proposte populiste, apparentemente anti sistema e potenzialmente pericolose per la democrazia. Tra questi certamente c’è Beppe Grillo, ma da Venerdì scorso c’è anche l’ex premier Berlusconi che apparentemente oggi vorrebbe cavalcare il malcontento che, con anni di permanenza al governo, anche lui ha abbondantemente contribuito a creare.

A queste spinte populiste è necessario contrapporre una proposta seria di rinnovamento della società, della politica e delle istituzioni che sia al contempo responsabile, ma anche rivoluzionaria, una proposta di trasformazione profonda dello Stato che riporti il popolo al suo ruolo costituzionale di detentore vero del potere e non di insieme di sudditi schiacciati da burocrazia, amministrazione pubblica arrogante e pletorica, spesa pubblica incontrollata e fiscalità soffocante.

Una proposta simile può essere fatta solo da forze sinceramente liberaldemocratiche e non compromesse col malgoverno degli ultimi anni.

Queste forze, oggi frammentate, litigiose e per questo marginali, hanno la enorme responsabilità di ridare a tanti cittadini-elettori una speranza ed una alternativa all’astensione inutile o alla protesta estremista pericolosa.

Se mancheranno di cogliere questa occasione aggiungeranno la propria responsabilità del fallimento a quella di questa classe politica ormai al tramonto.

© Rivoluzione Liberale

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6 COMMENTI

  1. chi non è andato a votare si è fatto del male da solo dovendo poi acettare quello che gli altri hanno deciso!!

  2. inizio rispondendo a Claudio. Chi non è andato a votare non vuole essere complice di un sistema marcio, in cui i politici, anziché essere al servizio degli italiani, sono al servizio delle proprie tasche.
    Ora passo all’articolo. Affermare che gli italiani votino a favore di organizzazioni populiste e pericolose, significa a mio avviso considerare gli italiani come degli incapaci ed ignoranti. Invece gli italiani (per il momento quelli della Regione più grande d’Italia, la Sicilia) hanno semplicemente voluto affermare che sono stufi dei giochi che i vari esponenti dei partiti sembrano prediligere. Almeno di quei partiti che siedono in Parlamento. Il ragionamento che credo faccia la maggior parte degli elettori che si astiene o che vota a favore del populismo è un altro, e riguarda la consapevolezza che chi siede su quelle poltrone da anni non ha fatto abbastanza, o forse non ha proprio fatto alcunché a favore degli italiani. Si sente sempre più parlare di scandali in cui pare siano coinvolti diversi parlamentari, ma il parlamento, anziché agevolare le operazioni che accertino eventuali responsabilità, le ostacola. Perché? Io credo che questo sia uno dei motivi per cui un semplice cittadino ed elettore si è stancato di dover fare sacrifici per la stessa Patria di cui fanno parte quei politici maggiormente interessati al proprio tornaconto personale (i calcoli per ottenere il diritto alla pensione dopo nemmeno un mandato, alla faccia degli “esodati” sono un esempio) che non al bene degli italiani. In quest’ottica sono da vedere sia il voto cosiddetto di protesta, che l’astensionismo.

  3. Nel leggere l’articolo di Angeli, di cui condivido la parte finale, e di Dalla Villa, con cui concordo in toto, mi sento stimolato ad intervenire esprimendo una opinione di chi ha vissuto da vicino lo avvenimento elettorale in Sicilia (vedi note precedenti e susseguenti). La previsione e poi la certezza che l’uragano Sandy avrebbe travolto la vita politica dell’Isola si sono verificate.
    Il dato di fatto, senza se e senza ma, è quello di aver constatato la nascita di due “nuovi” partiti,
    sorti dal rifiuto o dalla diversità di opinione: gli astensionisti ed i grillisti. E ciò non è accaduto perchè i siciliani sono dei cretini, ma perchè questa volta non si sono intruppati; anzi è stato un merito riconoscere in loro lo spirito rivoluzionario, sopito in tantissimi anni di sottomissione. Hanno capito intanto che “surci pa iatta” non ci sono più, in altri termini il fondo è stato raschiato dalla classe dirigente ( politicanti e burocrati ) e ci sono solo e soltanto guai. In buona sostanza
    non sopportano più di subire angherie e sorprusi da una classe dominante, che ha prodotto la “sua” mafia,facendo il bello ed il cattivo tempo intervenendo con saccenza ed arroganza.
    L’evento riscontrato,invece, checchè ne pensi qualcuno lontano dai luoghi, è stato un segnale
    forte ed utile, ripeto utile. L’enorme assenteismo e la decisa,roboante, denunzia hanno dato
    una spinta al “risveglio” degli italiani affinchè non cadano nel tranello della cosidetta democra-
    zia centralizzata e padronale dei soliti partiti.
    Basta con i bla-bla ipocriti e menzogneri che ci vengono propinati da quelle facce sorridenti
    ed ammiccanti, vere e proprie cariatidi del professionismo politico che da decenni si propongo-
    no senza nulla aver prodotto per il bene pubblico e pretendono ancora di sanare la cancrena
    da loro prodotta come se fossero nuovi medici curanti. Basta ai soloni, ai tecnici, agli esperti
    non esperti, ai competenti incompetenti, ai professoroni impotenti, senza vocazione sociale.
    Largo invece, ed è ora, ai giovani eccellenti tra coloro che, pur preparati, spesso non figli di papà o di mammà, duramente affrontano le difficoltà giornaliere per poter sopravvivere con
    dignità; ed anche ai vecchi per ora messi da parte dal segretario o dal capo perchè molesti e
    non complici delle malefatte, che possano tutti insieme aiutare il Paese a risollevarsi. Ci deve essere una presa di coscienza, un pentimento di quanto commesso nel passato a detrimento, una considerazione più umana per far vivere a tutti una giusta vita.
    Ho chiesto in altra parte di R.L.se e possibile poter sperare che i giovani ed i vecchi diano
    l’avvio ad un rilancio nel presente e nel futuro di idee,valori e propositi per una riforma del
    sistema,alla ricostruzione dello Stato senza conati di vomito per ciò che abbiamo subito. Il
    tutto con onestà di intenti, con competenza, con scelte rispettose, con soluzioni di equità
    e di giustizia sociale per una sopravvivenza accettabile.
    Ho posto nel contempo una domanda se per i Liberali ci potesse essere un posto nel pano-
    rama della politica attiva e proficua in considerazione che per tanto tempo siamo stati con
    la complicità di qualche “amico” ghettizzati perchè abietti ed indesiderati: Occorre però
    una coesione ed una condivisione di idee e di proposte per abbattere finalmente la frase:
    siete come tutti gli altri. Dobbiamo pertanto renderci credibili nel calarci nei veri bisogni dei
    cittadini difendendoli, non lasciarli irretire dai falsi profeti o santoni della democrazia,
    renderli partecipi ed attivi nella denunzia senza remore e debolezze verso le istituzioni.
    In altri termini dobbiamo capire e riflettere su quanto è successo in Sicilia senza dubbio un
    insegnamento da considerare a lungo.

  4. Bravo Renato, hai tirato fuori la grinta del vecchio leone! Il nostro compito è questo: dare ai giovani che ne hanno voglia, il coraggio della meravigliosa incoscienza liberale. Siamo indigesti a tutti ( quasi) perchè siamo idealisti, persone per bene, ci fanno schifo i ladri ed i mafiosi, ma altrettanto i parassiti, gli opportunisti di tutte le stagioni, i burocrati, spesso corrotti e veri manovratori dei politicanti senza cultura che infestano le nostre istituzioni. E’ venuto il tempo della vera “rivoluzione liberale”, quella delle riforme per abbattere la spesa pubblica improduttiva, per allontanare i parassiti, per creare competitività e valorizzare il merito, per chiudere la negativa pagina dello Stato imprenditore, fonte di corruzione e connivenze con la peggiore politica. Soltanto una ricetta liberale potrà far ripartire l’economia e l’occupazione, ma allo stesso tempo cacciare i mercanti dal Tempio. La demagogia populista via Web di Grillo, prende il posto di quella ormai al tramonto di Di Pietro, per via giudiziaria. Il PLI ha invece tradizione, cultura, moralità, progettualità, in grado di riconquistare la fiducia degli italiani. Il primo passo deve essere quello di ritagliarci, Renato, io, tu, quelli della nostra generazione, un ruolo di scopritori di nuovi talenti tra i giovani. Stefano Angeli è uno di questi, ma se ne stanno avvicinando molti altri. Non sarebbe una grande soddisfazione riuscire a far diventare di attualità il messaggio gobettiano, al quale ci siamo formati e che, a differenza di altri, non abbiamo mai rinnegato?

  5. Apprezzo questo articolo di Sefano Angeli che ci fa riflettere anche sui paradossali risultanti dell’astensionismo. La vicenda elettorale siciliana, a causa della elevata non partecipazione al voto, pone interrogativi di vario genere sul comune sentire della maggioranza degli italiani che non possono essere annoverati fra la sempre più esigua compagine degli “zoccoli duri” di cui parla Angeli.

  6. Caro Stefano, ben detto. Io credo che gente come te ( posso dire noi ? ) debba aiutare una nuova generazione di parlamentari ad affermarsi , togliendo loro le fatiche organizzative e mettendo a loro disposizione le esperiemze positive e negative per fare meglio.

    E concordo in pieno con Claudio. Occorre comunque votare.

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