«Che orrore certe trasmissioni da buco della serratura! Dopo aver rispolverato la cara famiglia Misseri, decisamente una “esse” di troppo, aspettando avidi l’esito del processo, i vari Sottile, D’Urso e via dicendo, si son buttati come falchi su una nuova storia orribile.

Hanno etichettato il caso come “la ragazza del lago”. La povera ragazzina sedicenne ritrovata senza vita sulle rive del lago di Bracciano. Quel territorio io lo conosco bene e lo amo molto, ma non è questo che mi irrita. Intanto, è la morte l’interprete principale di questa vicenda: la morte odiosa di una fanciulla.

Ne hanno mostrato le foto in posa; era bellina Federica, molto; chissà quali sogni aveva, quali miti, quali idoli. Tutto finito in una notte di novembre.

Mi si stringe il cuore pensando alla sua mamma e a quel bombardamento mediatico a cui è sottoposta. Questi corvi della tv, aiutati da vari esperti, quelli per intenderci che scrollando il capino dicono cose tipo: a quell’età i ragazzi bevono, a quell’età si drogano. Ma và? Che scoop. Brutta cretina o cretino, interrogati perché lo fanno e non fare di tutta un ‘erba un fascio.

E poi la ricostruzione dei fatti, i testimoni , il fratello della povera Sara che si muove nello studio della TV come un attore consumato. Zio Michele che sembra un professore di Oxford. Ma, signori della Corte, signori della Giuria, quale è la verità? Chi è stato?

Tutto questo sviscerare, tutto questo ricostruire fa in modo che ognuno la pensi a modo suo, che il colpevole sia un divo, che innocenti finiscano in prigione. Oppure fanno sì che siano sempre le persone più brutte e sgraziate a finire etichettate come mostri.

E sempre lo studio televisivo tappezzato con le foto di giovani ragazze i cui sogni non hanno potuto esser realizzati, bambine a cui è stato negato il futuro. Sorridenti e ignare sorridono per sempre, nelle loro pose più gentili, gli occhi spalancati verso una vita che non appartiene più loro.

Ecco, le famiglie dovrebbero impedire tutto questo, dovrebbero impedire che le loro tristi storie diventino le pubbliche. Dovrebbero piangere in silenzio, convivere con il loro dolore senza per forza testimoniarlo a “Chi l’ha visto”.»

© Rivoluzione Liberale

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