Nonostante  Grillo millanti di essere la novità del panorama politico italiano, ad analizzarne le caratteristiche si può notare come, in chiave aggiornata e più irriverente, ricalchi appieno la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Cambiano i tempi, cambiano i linguaggi e gli strumenti di comunicazione, ma la procedura è sempre la stessa.

Grillo come Berlusconi è stato un esponente della società civile che ha ottenuto fama e notorietà grazie alla televisione, con la sola differenza che Grillo era un comico mentre Berlusconi un imprenditore.

La decisione di entrare in politica, come fu per il Cavaliere, è stata il momento di grande incertezza politica del paese, in cui serpeggiava la sfiducia in una classe politica ritenuta inadeguata e sotto accusa per gli scandali di tangentopoli.

Il “nuovo” che entra in politica per ridare prestigio ad un mondo in declino è quindi un copione già scritto, ma la sottile linea che unisce Grillo a Berlusconi è ancora lunga e ben definita.

Vi è infatti il tema della comunicazione. Berlusconi, da editore televisivo, ha rivoluzionato, o meglio, importato il modello anglosassone di comunicazione politica, caratterizzato dalla diffusione mediale di massa, riuscendo abilmente ad adattare questo modello agli usi e costumi di un paese che dopo l’avvento della televisione, ne era diventato dipendente. Di contro, Grillo ha utilizzato lo strumento semplice ed efficace, che più negli ultimi anni ha innovato sia la comunicazione commerciale che quella politica, ossia internet. Attraverso questo potentissimo mezzo, che oggi permette la connessione e l’informazione tra utenti in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, oltretutto con il vantaggio di avere bassissimi costi di gestione ed altissima redditività, è riuscito a creare una rete di comunicazione capace di diffondere il proprio messaggio politico.

Oltre a queste somiglianze, che già indicano quanto Grillo non abbia portato assolutamente nulla di nuovo nell’attuale panorama politico nostrano, ve ne sono altre  estremamente assimilabili.

Il linguaggio per esempio. Benché Grillo usi un vocabolario assolutamente inappropriato, insolente ed offensivo, è riuscito, grazie anche alle particolari contingenze storico-culturali, ad accattivarsi il consenso del pubblico, entrando con prepotenza nella dialettica politica. Ricordiamo come Berlusconi fu il primo ad utilizzare il gergo calcistico associato a quello politico, andando così a colpire l’immaginario collettivo dell’italiano medio.

Ultimo ma non meno importante “copia incolla” dal berlusconismo è la teatralità delle campagne elettorali. Da quando il Movimento 5 stelle ha preso vera e propria consistenza politica nazionale, grillo ha dato sfogo alla libera interpretazione di quelle che furono le innovazioni berlusconiane. Così il giro delle regioni italiane nel 2001 con la “nave azzurra” di Berlusconi ricorda tanto l’esibizione della “traversata a nuoto” dello Stretto di Messina per le elezioni siciliane di Grillo.

In conclusione, si può sostenere come il comico genovese non sia altro che un brutto figlio del berlusconismo moderno, aggiornato ed adattato al 2012; ha solo contribuito ad aggiornare un modello di marketing che ha funzionato per vent’anni. Non c’è nulla di nuovo nel grillismo, nulla di innovativo né di rivoluzionario, è e resterà soltanto la brutta copia di una storia già scritta.

© Rivoluzione Liberale

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