Il modello di Partito Comunista, in qualsiasi paese si trovi, fa pensare subito a ‘dottrina e disciplina’. L’ortodossia e la buona condotta degli iscritti erano requisiti fondamentali per un partito la cui più grande paura era la scissione. In ogni dove, per quanto il comunismo venisse respinto dall’Occidente, veniva riconosciuta la salda (per non dire immobile) ideologia su cui si strutturava il Partito.

Cosa direbbe oggi Mao Tsetung del Partito Comunista Cinese, investito da scandali sessuali e politici? Cosa direbbe un abitante di Chinatown nel vedere le prime pagine del Time e del New York Times occupate dalle facce dei politici del suo paese? Sempre più la ‘sporca politica’ sembra fare notizia. Nonostante il PCC (Partito Comunista Cinese) non brilli per democraticità interna, ciò non ha impedito che l’opinione pubblica cinese venisse informata, soprattutto tramite Weibo, il ‘Twitter made in China’.

Il caso simbolo è diventato quello di Bo Xilai, vicesindaco di Chongqing, accusato di aver coperto la moglie autrice dell’omicidio di un uomo d’affari britannico; la sentenza cinese è stata durissima: pena di morte per la moglie di Bo (poi sospesa) e fine della carriera politica del vicesindaco, sollevato da tutte le cariche nazionali. Come mattoni, uno sopra l’altro, si accumulano le inchieste ordinate dal Partito nei confronti degli iscritti: è bastato un articolo del New York Times a far scattare l’ultima riguardante il patrimonio familiare ‘nascosto’ del Premier cinese Wen Jiabao, stimato intorno ai 2,7 miliardi di dollari.

La sorte del PCC sarà dettata dal Congresso in programma domani 8 novembre, chiamato soprattutto a riorganizzare internamente il partito e a ridargli credibilità. Lontano dal proverbiale ordine di cui si parlava all’inizio di questa nota, il Partito Comunista Cinese sembra più che altro un pachiderma impacciato: l’ipotesi più convincente per tornare alla ‘aurea disciplina’ sarebbe quella di affidare il potere ad un Comitato ristretto di sette membri (ipotesi caldeggiata dal Presidente uscente, Hu Jintao); ma chi può dirsi veramente immune dagli scandali?

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