Da molte parti si comincia a fare con insistenza il nome di Gabriele Albertini, già sindaco di Milano, come candidato per la presidenza della regione Lombardia. Il primo a farne il nome è stato nientemeno che il presidente uscente Roberto Formigoni che lo ha indicato come suo successore naturale.

A quella indicazione ne sono seguite altre, specie da quella parte di Pdl che non vedrebbe di buon occhio l’ennesima cessione della terza regione del Nord, di gran lunga la più importante, alla Lega. La Lega da parte sua ha risposto all’ipotesi Albertini dichiarando che andrà alle elezioni regionali da sola con l’ex ministro dell’interno Roberto Maroni come candidato. Ultimamente anche movimenti che si proclamavano autonomi davanti alla candidatura Albertini sembrerebbero voler rinunciare alla tanto sbandierata autonomia, almeno a giudicare dall’endorsement di Oscar Fulvio Giannino nei confronti dell’ex sindaco meneghino.

Ora vorrei permettermi di dare al candidato in pectore Albertini qualche consiglio non richiesto, e siccome può darsi che non gli capiti di leggerne, probabilmente anche a sua insaputa.

L’immagine di Albertini non è logorata come quella del partito che lo propose a sindaco ed oggi pare volerlo riproporre a presidente. L’ex sindaco infatti è sempre stato attento a non farsi risucchiare troppo nei meandri nebbiosi del partito e negli ultimi anni è stato voce dissonante e critica verso un centrodestra che s’allontanava sempre più anche da quello dei suoi tempi. Oggi di quel centrodestra infatti, anche in Lombardia, resta verosimilmente ben poco.

Il Pdl odierno è un partito moribondo che a livello nazionale crolla nei sondaggi di giorno in giorno in modo apparentemente inarrestabile. Un partito che ha fallito la sua occasione storica e che non sembra trovare sollievo nemmeno dalle preannunciate primarie, le quali sembrano anzi nascondere molte più insidie che non possibilità di rilancio, tanto che qualcuno mette persino in dubbio il fatto che alla fine si facciano veramente. La Lega dal canto suo è ridimensionata nei numeri ed assai più isolata, nel quadro politico dell’era Monti, di quel che non appaia. 

Quello che vorrei quindi consigliare a Gabriele Albertini è di non rimpiangere quel centrodestra che fu, e di affrancarsi il più possibile da quello inguardabile, ed in rapido disfacimento, attuale.

Oggi come oggi infatti il Pdl può solo essere la macina al collo politica per chiunque, Albertini compreso, e trascinare nel suo tracollo anche le migliori candidature. Non solo, ma l’eccessiva vicinanza all’ormai tramontata stella di Berlusconi può essere un ostacolo ad alleanze con molte forze vive ed emergenti, sia politiche che della società civile.

Il mio semplice consiglio è che l’ex sindaco si faccia una sua lista civica, svincolata dai partiti, nella quale lui stesso possa autonomamente scegliere nei vari schieramenti, nelle varie categorie economiche e sociali e magari, se proprio vuole, anche nei partiti le persone che reputa più valide, senza listini bloccati dettati da segretari di partito né locali né nazionali.

Chiuda Albertini per sempre l’epoca del Pdl e dei suoi fallimenti e proponga lui, nella più importante delle regioni italiane, il primo esperimento di un raggruppamento moderato, liberaldemocratico e repubblicano di stampo europeo che finalmente possa aprire una nuova epoca politica e che possa contrastare l’antipolitica, il grillismo e gli estremismi di destra e di sinistra, egualmente deleteri.

Solo così l’ex sindaco, di cui i Milanesi credo abbiano ancora un buon ricordo, potrebbe mantenere il suo ruolo da indipendente di cui va giustamente orgoglioso e potrebbe attrarre anche forze politiche e della società che col Pdl e col berlusconismo, specie quello da basso impero degli ultimi anni, non vogliono più avere nulla a che fare.

Contribuisca Albertini a chiudere una pagina ormai impresentabile della politica italiana e provi ad aprirne una nuova, forse un giorno non solo la Lombardia gliene potrebbe essere grata.

© Rivoluzione Liberale

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