Mercoledì scorso, la Commissione europea ha reso note le prospettive e breve termine per l’economia Ue e della zona euro. Il dato generale rileva che il PIL tornerà a crescere nel 2013 e, in modo più deciso, nel 2014. Le previsioni economiche d’autunno della Commissione coprono il biennio 2012-14 e riguardano indicatori appunto come il prodotto interno lordo, l’inflazione, l’occupazione e le finanze pubbliche.

La crisi finanziaria, si legge nelle previsioni, sta influenzando ancora in negativo l’andamento del PIL, il quale all’interno dell’intera Ue dovrebbe registrare, per il 2013, una contrazione in termini reali pari allo 0,3% e pari allo 0,4% nella zona euro. A riguardo, spiega la Commissione, le energiche misure di austerità prese dai paesi dell’Ue hanno avuto un ruolo fondamentale nel contenimento della crisi e nel miglioramento del funzionamento dell’Unione economica e monetaria e nella sua stabilizzazione.

Il PIL dovrebbe poi passare, nel 2013 dalla contrazione all’aumento dello 0,4% nell’Ue e dello 0,1% nella zona euro, ovviamente con inevitabili diversità e variazioni da paese a paese, fino poi a crescere dell’1,6% nell’UE e dell’1,4% nella zona euro nel 2014.

Dati meno incoraggianti arrivano però dalle previsioni sull’occupazione, che, a causa della debole attività economica, nel 2012 raggiungerà il 10,5% nell’UE e l’11,3 nell’area dell’euro, per poi raggiungere nel 2013 un picco del 10,9% nell’UE e dell’11,8% nell’area dell’euro, prima di ridiscendere leggermente nel 2014.

“Le nostre proiezioni”, elaborate dalla DG ECFIN della Commissione europea, “indicano un graduale miglioramento delle prospettive di crescita in Europa a partire dai primi mesi del prossimo anno”, ha spiegato Olli Rehn, Commissario per gli affari economici e monetari, il quale ha rilevato come “importanti decisioni prese a livello politico hanno gettato le fondamenta del rafforzamento della fiducia. Le tensioni nei mercati si sono ridotte ma non c’è margine per l’autocompiacimento: l’Europa deve continuare a coniugare solide politiche di bilancio con riforme strutturali per creare le condizioni di una crescita sostenibile che riduca la disoccupazione, i cui livelli sono ancora troppo elevati.”

Per quanto riguarda l’Italia sono previste per il 2013 una crescita bassa e la necessità di continuare sulla strada del consolidamento di bilancio, per evitare di regredire all’agosto del 2011. Le stime per il belpaese prevedono una recessione del 2,3% nel 2012 e dello 0,5% nel 2013, mentre dalla seconda metà del prossimo anno, l’economia tornerà a crescere con un ritmo molto basso, ma tornerà a crescere. Inoltre, spiegano le previsioni della Commissione europea, il debito pubblico è destinato a crescere, prima di iniziare a scendere, fino al 127,6%.

Queste dunque le previsioni economiche snocciolate dalla Commissione, che dipingono uno scenario lievemente più tranquillo rispetto a quelli a cui ci siamo abituati ultimamente, tutto ciò non significa però che le politiche di austerità siano in discussione, anzi si deve “continuare a creare politiche di bilancio sane con riforme strutturali per creare le condizioni di una crescita sostenibile” ha spiegato Olli Rehn.

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. E perchè dovrebbe esserci una ripresa nel 2014 ? Cosa è stato fatto per aumentare la produttività e la competitività dell’Italia e della vecchia Europa ? Per caso è stato fatto qualcosa sul mercato del lavoro ? O sono stati tagliati gli sprechi e le centinaia di migliaia di falsi posti di lavoro della Amministrazione Pubblica o della Politica? E la concorreza ed il miglioramento essenziale per le infrastrutture, le reti, la logistica, i porti , le ferrovie, la concorrenza nei trsporti merci ? Non vedo il recupero di circa 100 miliardi di € annui di deficit della bilancia dei pagamenti che continuano ad incrementare il nostro indebitamento estero e che ci fanno vivere al disopra di quanto produciamo. Anche quet’anno l’economia reale ( non il PIL che contiene numeri “improduttivi” ) è scesa di circa il 7% e la discesa continuerà nel 2013 , 2014 e così via se non si permetterà di fare impresa produttiva come si deve. Mentre gli USA, protetti dalla Green Card, lasciano libero accesso e lavoro a imprenditori e ricercatori che lì vogliono andare a lavorare. Lo sviluppo e l’occupazione sono fatti dalle imprese, sempre più specialistiche e sofisticate e non dal dirigismo statale o dal vetero sindacalismo e nepotismo pubblico. Se non si cambia, non c’è limite al declino. Squinzi, parlando del 2015, diceva “speriamo , forse “.
    Servono imprenditori ed imprese, libere di lavorare e non sovraccariche di burocrazia, lentezza della giustizia, impossibilitate a scegliersi i collaboratori.

  2. e giusto per confermare il Corriere scrive ora :
    ” Studio Ocse sui paesi industrializzati, Italia lumaca (nella crescita) anche nel 2060
    Ma faranno peggio sia la Germania sia il Giappone
    Il Pil italiano dovrebbe crescere dell’1,4% l’anno in media nei prossimi 50 anni ”
    Vorrebbe dire ritovarsi ai livelli del 2007 nel 2020-25 .
    Soluzione DARSI DA FARE CON RIFORME LIBERALI PER L’ECONOMIA REALE E MENO STATO ( E TASSE).

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