E’ ufficiale: Impregilo Spa, monolite italiano delle infrastrutture, lascia il Brasile. Dopo tanto agognare l’Spa di via dei Missaglia ha dato il via alla cessione di Ecorodovias, la società di logistica brasiliana col pallino delle concessioni autostradali che da tempo giaceva, con il 29,24%, nel portafoglio di Impregilo attraverso la controllata International Infrastructure.

Qualche settimana fa, infatti, i board di Impregilo e di Impregilo International Infrastructure hanno approvato  la proposta della società Primav per l’acquisto del 19% del capitale di Ecorodovias, custodito con gelosia dai Gavio in cassaforte prima dell’escalation coi Salini, e oggi perfettamente sul mercato. Anzi, già precisamente ricollocato al mittente. Con buona pace del gruppo Gavio, secondo azionista forte di Impregilo e soprattutto con “nulla potere” dell’universo Benetton, che in Ecorodovias vedeva una bella e profittevole partecipazione per il business e i servizi.

L’operazione brasiliana, però, non è nulla di nuovo ma puzza di bruciato. Nulla di nuovo perché l’azione dei Salini sul portafoglio del Contractor era cosa nota, già annunciata nella campagna di “recruitment” per il rinnovo del Cda di luglio e, al contempo, un passaggio in grado di portare la Primav al 64% di Ecrodovias e Impregilo ad incassare non meno di 900 milioni di fresca finanza.

Tanto vale infatti la partecipazione in Ecorodovias. Una cifra in grado di ripianare con un colpo di spugna l’intero debito finanziario netto di Impregilo, senza necessariamente passare dall’iperfinanza creativa di Wall Street o dal mondo incantato del London Stock Exchange.

Un gioco da manuale chiamato elegantemente “alienazione” di patrimonio. La prima delle “svolte” annunciate da Salini nel suo “Piano per il campione Nazionale”, nonché la più importante vendita di materiale “no core” che Salini aveva annunciato come necessario per Impregilo e che, una volta al potere, non ha per nulla disatteso.

Un gioco che puzza di bruciato, però, per l’intensità e l’entusiasmo con cui i Salini hanno spinto le procedure. Ecorodovias era infatti uno dei gioielli dell’interesse Gavio in Impregilo: un’autostrada in grado di generare profitti, margini operativi, servizi correlati e business intrecciati a cui i Gavio prima, e i Benetton poi, avevano guardato con interesse commerciale.

La sua vendita, per lo più benedetta dai piani alti di Goldman Sachs – che attraverso la presidenza Costamagna controlla Impregilo Spa – suona proprio come un colpo al mondo Gavio.

La firma del contratto di cessione è avvenuta il 18 ottobre corso mentre il closing dell’operazione potrebbe avvenire entro la fine dell’anno. Ma come si è potuto creare il consenso alla vendita senza la partecipazione del primo azionista (Gavio)?

Qualche mugugno ma poi tutti sollevati: in occasione della conference call con gli analisti il patron Salini aveva annunciato l’imminenza di un dividendo straordinario, a seguito della vendita della partecipazione. Il costruttore romano aveva già a suo tempo giocato d’attacco, dunque: acquietando in un colpo solo gli azionisti sparsi per il mondo e ferendo visibilmente il più forte di loro, quel Beniamino Gavio fino a poco tempo prima grande capo del general contractor italiano.

Riportare Impregilo ad un’importante società di lavori civili internazionali era infatti uno dei punti principali del programma Salini e la cessione della maggior parte dell’azienda brasiliana (appunto il 19% su un totale del 29,24% ) allontana Impregilo dal mondo delle concessioni, segmento che, a detta di Salini, è al di fuori dello statuto societario.

La battaglia sul patrimonio di Impregilo continua e per il momento Salini 2 – Gavio 0.

Che ne sarà a questo punto del termovalorizzatore di Acerra (Fibe Spa) o degli impianti di trattamento delle acque salate (Fisia Impianti Spa), di cui Impregilo detiene oltre il 90% della proprietà?

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