“Il Palazzo Enciclopedico” è il titolo della 55’ Biennale Internazionale d’Arte (in programma dal 1 Giugno al 24 Novembre 2013, scelto dal giovane curatore del Padiglione Internazionale Massimiliano Gioni che, al fianco del presidente della Biennale Paolo Baratta, ha presieduto il 23 Ottobre scorso al Palazzo Ca’ Giustinian di Venezia la prima conferenza stampa. Il titolo si rifà al progetto utopistico rimasto irrealizzato, brevettato il 16 Novembre 1955 dall’artista autodidatta italo-americano Marino Auriti, che prevedeva “un concetto del tutto nuovo per i musei, progettato per contenere tutte le opere dell’uomo in qualsiasi campo, le scoperte compiute e quelle che potrebbero seguire”, ovvero le conquiste più significative del genere umano “dalla ruota al satellite”. L’edificio di Auriti doveva contare 136 piani, essere alto 700 metri ed occupare 16 isolati del Mall di Washington D.C.

La prossima Biennale ha infatti l’intento di creare una cosmologia personale (una per ogni visitatore) delle immagini, in un connubio tra passato e presente, inserita nel contesto corrente: l’età della sovrainformazione, dove l’informazione diventa obbligatoria e l’individuo è sommerso da input d’ogni genere tra i quali non è capace di discernere quali abbiano realmente valore o meno, fino a giungere ad una condizione neoarcaica pre-epistemica, in preda ad un completo disorientamento.

La conferenza è stata inoltre occasione d’incontro tra i rappresentanti delle nazioni che prenderanno parte all’evento culturale allestendo il proprio padiglione nazionale. Nel 2013 verrà raggiunto il record di 93 padiglioni stranieri, con la partecipazione senza precedenti di ben otto nuovi paesi, quali Bahamas, Costa d’Avorio, Regno del Bahrain, Kuwait, Nigeria, Repubblica del Kosovo, Paraguay e Maldive. La peculiare dovizia di internazionalità ha il significato di apertura, dialogo e ricerca, nell’affermazione di identità diverse nei confronti del mondo estremamente globalizzato. Le singole identità concorreranno poi alla creazione di un patrimonio culturale universale e totale, un Sapere appunto enciclopedico.

Bartolomeo Pietromarchi, già direttore del Macro, curerà il Padiglione Italia affiancando opere di artisti maturi, presumibilmente come Alighiero Boetti, Giuseppe Penone e Jannis Kounellis,

esponenti dell’Arte Povera, a quelle di artisti più giovani. Il romano Pietromarchi prende le distanze dall’edizione del 2011 curata da Vittorio Sgarbi e dice: “C’è una grande unicità dell’arte italiana rispetto anche ad un contesto globale ed internazionale che in qualche modo in vari momenti prende il sopravvento.” Ed aggiunge: “Il Padiglione Italia rappresenta il momento più importante per far vedere dei percorsi di ricerca dell’arte italiana”. Il neo-nominato vuole dunque raccontare l’identità italiana attraverso un’etnografia di conformazione artistica.

Molti dettagli rimangono ancora oscuri e verranno svelati nel corso dei prossimi sette mesi e mezzo che mancano all’inaugurazione della Biennale. Ad ogni modo né Pietromarchi né Gioni esprimono i nomi degli artisti che parteciperanno, tuttavia Gioni afferma che ci sarà una compresenza di opere realizzate appositamente per l’occasione ed opere esistenti.

È indiscutibile la rilevanza della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, in quanto è la prima biennale d’arte istituita, la disponibilità di opere ammirabili è particolarmente ampia, non si tratta di una fiera commerciale, vi è l’assegnazione di premi illustri (i cosiddetti “Leone d’oro”), lo spazio espositivo, dato dall’Arsenale, dai Giardini e da numerose location disseminate per la città, è di unica bellezza e versatilità, in concomitanza alle esposizioni vi sono numerosi eventi collaterali, accompagnati inoltre dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e dalla Biennale di Danza, Musica e Teatro. Infine, da non trascurare è senza ombra di dubbio l’impareggiabile straordinarietà di Venezia, testimone della gloriosa Serenissima.

© Rivoluzione Liberale

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