Alle Nazioni Unite si torna a parlare della questione del Sahara Occidentale, piccolo territorio a ovest del Marocco. Questa volta, però la questione sembra prendere una piega diversa: l’inviato Christopher Ross è stato ricevuto il 29 ottobre dal Primo Ministro Mohammed VI a Nouakchott. Una visita esclusiva, dopo 38 anni di  conflitti e incomprensioni politiche che sembravano aver bloccato qualsiasi tentativo di negoziato da parte dell’ONU.

Tra Nazioni Unite, Marocco e popolo Sahrawi non corre buon sangue; da sempre la parte occidentale del Sahara, attraverso il Movimento di Liberazione Nazionale (il Fronte Polisario) ha rivendicato l’indipendenza e il diritto all’autodeterminazione. Nel 1976 il Movimento ha proclamato unilateralmente la Repubblica Araba Sahrawi Democratica, non riconosciuta dalle Nazioni Unite come un vero e proprio Stato.  Il Marocco, dal canto suo, ha continuato a occupare le terre ad ovest, che gli spettavano di diritto per motivi territoriali.

L’ultimo piano delle Nazioni Unite al riguardo, prevedeva la soppressione della Repubblica e la sua sostituzione con una Autorità per il Sahara Occidentale; di fatto, non teneva minimamente conto del diritto di autodeterminazione che spetta al popolo Sahrawi: semplicemente, avrebbe messo la zona sotto controllo delle Nazioni Unite.

Nelle interviste alla stampa, Ross ha parlato di “colloqui fruttuosi tesi a far ripartire il dialogo fra Marocco e Polisario”; a dicembre si voterà la risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU  che riafferma il diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza dei popoli coloniali, con riferimento specifico al caso del Sahara Occidentale. Il caso del popolo Sahrawi ha anche l’appoggio delle istituzioni europee, che possono giocare la carta economica nei confronti del Marocco e costringerlo a rispettare una volta per tutte il diritto del popolo Sahrawi.

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