Parigi – Quattrocento giornalisti schierati di fronte a lui, pronti a captare ogni singola sillaba del suo primo discorso pubblico a sei mesi dall’investitura ufficiale. Sullo sfondo di una seriosa e raffinata sala dell’Eliseo, François Hollade ha ricevuto la stampa nazionale e straniera per più di due ore, in un momento in cui solo un terzo dei francesi sembra ancora aver piena fiducia in lui.

Certo, sei mesi sono pochi per valutare l’operato di un presidente, e Hollande, da puro riformista, lo ha ribadito a chiare lettere lo scorso martedì. Ma sono sufficienti per capire l’orientamento e le priorità che caratterizzeranno i prossimi quattro anni e mezzo di governo. Riforma della scuola, che introdurrà la settimana breve, riforma delle pensioni, che ridurrà l’asticella dell’età pensionabile alzata dal suo predecessore Sarkozy, nuovi posti di lavoro, soprattutto nel campo dell’istruzione, incentivi alle imprese, con i contrats de générations, ma soprattutto tasse, tasse, e ancora tasse.

Come già annunciato agli inizi di settembre, il piano di risanamento economico proposto dalla squadra di governo socialista per abbassare il vertiginoso debito pubblico, richiede 30 miliardi di euro nel giro di due anni. Di cui ben 20 provenienti da un inasprimento della riscossione tributaria, che trova il suo culmine nella celebre aliquota al 75% per le famiglie che guadagnano cifre pari o al di sopra del milione di euro.

Causa di una fuga di capitali senza precedenti, e di un ritrovato interesse verso la frazionata destra neo-gollista. Anche perché domani ci sarà il congresso dell’UMP, che decreterà, con il voto degli iscritti al partito, colui che succederà a Nicolas Sarkozy. Una lotta tra squali, quella tra François Fillon e Jean-François Copé, che porterà tuttavia ad un riequilibrio delle gerarchie, necessario per essere competitivi alle prossime elezioni presidenziali. Sarkozy permettendo.

© Rivoluzione Liberale

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