«Una volta c’erano i Ricchi e Poveri, gruppetto canoro che cantava canzoncine senza impegno ma molto orecchiabili. Chi, nella fascia di età come la mia, non ha canticchiato cose tipo: che confusione! sarà perché ti amo?

Alla tv c’erano quelle trasmissioni tipo Canzonissima, dove i cantanti si sfidavano a colpi di versi più o meno belli.  Ora va di moda il contenitore di opinioni: sere fa Briatore Flavio, ormai sosia di Califano Franco (sono uguali) ha mandato a quel paese alcune diversamente giornaliste che, povere di argomenti e con l’occhio attento all’audience, hanno mescolato un po’ del suo fango personale giusto per fare qualche domandina a effetto. Lui, si è incazzato a bestia e insultando random qua e là se ne è andato.

Formigoni Roberto, dopo un’altra trasmissione inchiesta, proprio nelle migliori tradizioni di padriniana memoria , ha chiesto a una sua collaboratrice di spaccare il muso a Parodi Cristina, rea di aver fatto domande indiscrete.

E tutto senza nemmeno una musichetta. Tendo a non vedere più la tivvù nostrana, preferendo quando sono in casa, entrare direttamente nelle sale autopsie dei telefilm americani. Una bella sezione di fegato ingrossato oppure di polmone perforato da calibro 22, sono certo meglio di tanta monnezza italica.

E non voglio parlare di D’Urso Barbara perché non mi piace vincere facile. Ho fatto questa premessa per introdurre una mia nuova produzione letteraria che intitolerò: gli inverni del nostro scontento e pure le primavere. E non è roba su scrittori americani; no, è la tragedia nostrana dei mancanti d’idee.

È perché in un attacco di grande nostalgia sono andata a rivedere cose girate in un’epoca remota e forse felice, dove si facevano statistiche sugli elettrodomestici più usati dalle casalinghe. L’epoca in cui si andava al cinema con tutta la famiglia, in sale enormi arredate con colori pomposi. E si guardavano film dove gli attori, oltre a saper recitare, sapevano andare a cavallo, tirare di scherma, sparare e via dicendo.

Ora, come osserva mia madre, sono solo storie di poveracci recitate da poveracci. Lucida esamina del cinema italiano di oggi. La fine del commento è stata: ecco perché non vinciamo mai niente!

E allora in una full immersion di bianco e nero catodico,mi son vista un sacco di Tribune elettorali moderate da Ugo Zatterin, dove i partecipanti indossavano occhiali enormi e dicevano le stesse cose di ora, ma con molta più classe e, lasciatemelo dire, con molta più passione.»

© Rivoluzione Liberale

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