«Non smettono mai di darsele, palestinesi ed ebrei. Cominciarono un paio di migliaia di anni orsono e con questa storia della Terra promessa, ci hanno frantumato le scatole a più non posso.

Ma chi di voi ricorda almeno uno degli episodi scatenanti dei nostri tempi? Voglio dire, avete idea del perché questa storia non è mai finita? Intanto va detto che i media sono colpevoli di tante cose: spesso non vengono riportati casi di pace tra i due popoli. Non è sempre il bambino palestinese sporco e mal vestito che viene ucciso dai soldati israeliani. Esiste anche il rovescio della medaglia. Persone che convivono in armonia nonostante sudditi di divinità diverse; comunità affiatate che lavorano insieme.

Poi, di contro, c’è gente che viene tenuta in uno stato di meravigliosa ignoranza, che non deve patire per mangiare e che può tranquillamente studiare in una delle tante scuole coraniche della zona. Dove, oltre ad amare il profeta, insegnano a odiare tutto ciò che non è arabo.

La Seconda intifada, che è quella che stiamo vivendo, è cominciata con  la rivolta palestinese esplosa a Gerusalemme nel 2000, in seguito estesa a tutta la Palestina. Secondo la versione palestinese l’episodio iniziale fu la reazione a una visita, ritenuta dai palestinesi provocatoria, dell’allora capo del Likud Ariel Sharon, un tipetto niente male con diversi scheletri nell’armadio, cosine tipo Sabra e Chatila, un massacro qua e là, ora in coma vegetativo quasi a voler testimoniare che un dio esiste e alla fine presenta il conto.

Dicevo che Ariel decise di fare una visita al Monte del Tempio, il luogo sacro per musulmani ed ebrei situato nella Città Vecchia. L’Intifada fu una successione di fatti violenti che, aiutati dai soliti facinorosi, di solito nel business delle armi, aumentarono rapidamente di intensità e alla fine non smisero davvero mai.

E adesso assistiamo come sempre alla grande impotenza della cara vecchia Europa. Il povero Arafat (che si starà rivoltando nella tomba più per i comportamenti della sua cara vedova che per il resto) almeno era figura carismatica. Ora è tutta routine. Il nuovo presidente egiziano prova la sua prima volta come mediatore. Io credo che ci sia una sola via per porre fine a questa tragedia.

La Palestina deve essere riconosciuta dall’ONU come Stato! Questo metterebbe fuori gioco molti guerrafondai e forse la stessa Hamas potrebbe non aver più nulla da fare se non, anche a bocca storta, sedersi al tavolo dei negoziati con i  suoi vicini.

Europa, tu che ancora non ti sei pronunciata, cosa ne pensi?»

© Rivoluzione Liberale

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