Domenica scorsa ho ascoltato l’intervista fatta a Nicki Vendola da Lucia Annunziata nel suo programma su RAI3. L’ho seguita con molta curiosità, dall’inizio alla fine. Di Vendola avevo ascoltato o letto dichiarazioni di vario tipo (quelle contro il Governo Monti) e quelle a favore di Hugo Chavez, e gli impegni (piuttosto vaghi, in verità) presi nella lettera d’intenti sottoscritta con Bersani, e mi ero fatto un’idea assai negativa dei suoi programmi, uno più confuso e discutibile dell’altro. Però, mi sono detto,  sentendolo parlare in diretta e senza freni, magari questa volta capirò meglio. Così, dico subito, non è stato, al contrario! Del resto, il Governatore pugliese sembra rendersi conto, in qualche parentesi di sincerità, del carattere assurdo di certe sue dichiarazioni, che egli stesso definisce “vendolismi” o “vendolerie”.

Separo, nelle tante cose che ha detto Vendola, la parte di tipo personale, quella che riguarda la sua felice relazione col compagno della sua vita, col quale ha da tempo espresso la volontà di sposarsi. Sono fatti suoi e meritano rispetto. Oggi manifestarsi in pubblico su temi tutto sommato delicati è più corrente di un tempo e per fortuna non suscita più scandalo, ma non è da tutti vincere il naturale pudore di fronte a milioni di ascoltatori.

Vendola lo ha fatto con giovanile candore e persino qualche rossore. E del resto tutto il suo personaggio, umanamente, fa quasi tenerezza, perché si sente in lui l’eterna illusione di una sinistra, magari generosa, ma velleitaria, sfuggita, per ragioni anagrafiche, alle concrete durezze del socialismo reale e dimentica dei suoi fallimenti, passata attraverso le lusinghe e i disastri del bertinottismo  rifondarolo, e da questo poi allontanatasi, ma pronta, nonostante tutto, a ricominciare tutto da capo, magari con nomi e sotto spoglie diverse. Un sessantottino in ritardo, in sostanza, più volte riciclato, ma in che cosa, è difficile a dirsi. Lui ama definirsi  un’acchiappanuvole che però vuole mantenere il senso della realtà, convinto che anche le utopie si possano realizzare a forza di volontà e i piedi in terra.

Un “idealista senza illusioni”, come si autodefinì  John Kennedy? A me è sembrato qualcosa di molto diverso: un misto di  preoccupazioni magari generose ma velleitarie, una confusa voglia di un mondo migliore e una totale incapacità a definire in concreto i mezzi per realizzarlo. Perché “l’immaginazione al potere” va bene come slogan, ma poi deve confrontarsi con la realtà che è fatta di cose più prosaiche, dalle quali dipende la vita di tutti: produzione, mercati, debiti, concorrenza, invecchiamento della popolazione, sostenibilità del sistema pensionistico, sprechi della sanità, tassi d’interesse, immigrazione, sicurezza e così via; e per la fantasia, se non è canalizzata da una grande dose di realismo, c’è scarso spazio. A meno di voltare del tutto le spalle dal mondo come è e di rifugiarsi nelle vecchie, fallite ricette stataliste e collettiviste, marciando verso l’inevitabile disastro. Ma Vendola nega di pensarci. Eppure avalla la credenza che dalla realtà, in qualche modo, si possa evadere, che in fondo basti volerlo, che in chi governa è il cuore generoso, non la capacità a sciogliere i veri nodi della nostra società, che sono il corporativismo, una classe politica incapace e sprecona, i tanti ritardi culturali, a poter creare crescita economica e posti di lavoro, a sconfiggere il mostro del precariato, ad assicurare un futuro ai nostri figli.

Il Governatore pugliese l’ha detto chiaramente, in un passaggio dell’intervista: se l’eventuale governo della sinistra non avesse in programma la soluzione di questi problemi, lui non ci starebbe. Ma né lui né, finora, Bersani, hanno spiegato cosa farebbero dal D-day in poi per realizzare le proprie promesse: come “creerebbero” crescita e occupazione; come sconfiggerebbero il precariato (violando le leggi dell’economia e imponendo i contratti a tempo indeterminato per legge?); come affronterebbero l’enorme mole del debito pubblico; come terrebbero sotto controllo lo spread; come rassicurerebbero l’Europa, gli investitori e i mercati. Se la loro risposta a tutto questo, come ha lasciato comprendere il Governatore pugliese, è una pesante imposta patrimoniale, allora siamo davvero fritti!

Per questo, Vendola mi è parso sommamente inattendibile e pericoloso: perché lancia slogan e programmi mirifici, ma non ha la minima idea di come realizzarli compatibilmente con lo stato della finanza pubblica e quindi, in sostanza, mente; perché contribuisce ad accreditare l’illusione che sia possibile sfuggire alla serietà fiscale, e l’inganno per cui è l‘austerità, così necessaria oggi, del Governo Monti a creare la crisi, e non anni di spensierata e colpevole leggerezza della quale sono corresponsabili tutti, destra e sinistra, Berlusconi e Prodi, e alla quale, sotto sotto, si vorrebbe tornare; e infine perché, vincitore o no delle primarie (lui, bontà sua, si dice già sicuro di vincerle) le sue idee sono destinate a influenzare qualsiasi eventuale governo della sinistra.

E non basta, Governatore Vendola, per farci credere alla sua capacità di governare, riferirsi agli anni passati alla guida della Regione Puglia, come lei ha fatto al termine dell’intervista: prima di tutto perché governare un Paese complesso come l’Italia è cosa ben diversa dal governarne una parte; ma soprattutto perché la sua esperienza nella Regione – e lo dico da pugliese che parla e ascolta la sua gente – è stata finora tutt’altro che probante, giacché tutti i nostri problemi, dalla malasanità all’ambiente (vedi ILVA di Taranto) sono rimasti tali e quali, e nell’insieme sono anzi peggiorati. E non mi risulta proprio che la nostra Regione sia quella terra di Bengodi in cui le si candida a trasformare l’Italia. A meno che non si scambi per prosperità generale quella di pochi privilegiati dall’amministrazione sanitaria.

Ancora una volta, la sola risposta a questo, come ad altri tipi di populismo più o meno ben  confezionati, sta in un programma davvero riformatore e liberale, un programma che respinga le sirene del populismo manifesto e dello statalismo occulto, e collochi al centro della politica dei prossimi anni il risanamento delle finanze attraverso una drastica riduzione della spesa e una seria dismissione del patrimonio pubblico; e, a partire da lì, una ripresa economica e lavorativa seria, non pompata dalle vecchie, effimere ricette di una sinistra eternamente pronta a rivenderci le sue ricette stantie e le sue illusioni fallite.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. PS Rivedendo l’intervista registrata, ho trovato pillole di saggezza vendoliana che mi erano sfuggite. A quel che pare, lui vorrebbe chiudere tutti i lavori pubblici “faraonici”: dalla TAV al ponte sullo Stretto (che non é neppure incominciato). Poi vorrebbe cancellare l’acquisto di cacciabombardieri e altri giocarelli per le nostre FF.AA. Un suggerimento alla fertile immaginazione del Governatore: perché non aboliamo del tutto le FF.AA e non usciamo dalla NATO?. Pensi che bel risparmio si farebbe e, dopotutto, Costarica vive benissimo senza esercito. A difenderci, in caso di pericolo, ci sarebbero gli squadristi delle reti sociali, armati di spranghe e bottiglie molotov.

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