A.S. le sue vere iniziali, Davide è invece il nome che i media hanno scelto per parlarne.

Davide, romano quindicenne, era eccentrico, amava il colore rosa e amava vestirsi di rosa; questo ha determinato, o forse contribuito, a fargli perdere la voglia di stare al mondo, un mondo da condividere con gente troppo gretta, becera e insensibile per uno come lui. Ciò che fa parte della natura umana non può essere sradicato, tanto meno con sfottò o rimproveri. L’ignoranza e i comportamenti ghettizzanti invece si possono e si devono sradicare.

Davide aveva solo 15 anni e le continue prese in giro lo hanno portato al suicidio; gli ingredienti sono da sempre gli stessi: il presunto diritto di poter giudicare gli altri, l’intolleranza che è figlia dell’ignoranza e della stupidità, la paura nei confronti di chi è sé stesso.

Ma queste voci erano troppe e troppo chiassose; Davide non ha trovato altro modo per farle cessare, se non togliendosi la vita. E con lui è morto tanto altro: è morta l’illusione di questa gente, convinta di avere una ragione; l’odio si è trasformato in dolore e così il gesto di Davide, per molti ingiustificabile in ogni caso, non è stato comunque vano: non solo ha annullato una vita, ma ha anche insegnato qualcosa, facendo nascere un barlume di coscienza in coloro che non ne avevano avuta. Se c’è bisogno di tanto per capire, significa che la strada da fare è davvero molto lunga.

Davide avrebbe potuto e forse dovuto trovare un’altra soluzione; le tante persone come Davide avrebbero bisogno di sostegno e conforto, ma pensare di rivolgersi a un sacerdote pare a volte, a torto o a ragione, quasi contraddittorio, e lo Stato segue nell’errore, e si attende ancora e da troppo l’emanazione di leggi che puniscano chi maltratta i dissimili. Sono tanti i responsabili di questo abbandono giunto oltre l’orlo della sopportabilità.

Il colore di Davide era il rosa e, dal momento dell’estremo gesto, Facebook si è tinto di rosa; lo stesso Facebook che è stato tramite delle atroci derisioni si è ora tinto di rosa, per quel che vale, come a volergli chiedere scusa.

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