«Una volta c’era Mago Zurlì. Portava un pagliaccetto imbarazzante e tutto tempestato di sbrilluccichi presentava lo Zecchino d’oro. Noi bimbi dell’epoca eravamo eccitati e guardavamo la trasmissione ipnotizzati.  Ricordo mio fratello che canticchiava beato “Non lo faccio più”, bugiardo tra i bugiardi.

Ora lo hanno messo in pensione insieme al suo costume e hanno chiamato gente in borghese a fare la stessa cosa. Perché lo Zecchino d’oro è come il Festival di Sanremo, non passa mai di moda.

A parte le varie banalità che i conduttori di turno possono dire, i bambini sono straordinari. Sono nella fascia d’età giusta: sono ancora bambini bambini, parlano e cantano con vocine tenere, non ancora trasformati in questi finti adulti delle varie trasmissioni di campioncini. Sono ancora assolutamente indifferenti alla manifestazione, si divertono e si rompono le scatole come è giusto che sia.

A volte sbagliano le strofe ma poco importa: parlano di galline, cioccolato e scherzetti e soprattutto sono lì per divertirsi. Cantano e mostrano bocche con denti rapiti dal topolino.

E questo succede prima che i genitori decidano di fare di loro dei mostri. A quell’età possono solo avere il cattivo gusto di acconciarli come Brad Pitt o JLo; la loro innocenza non gli permette altro, per fortuna. Prima che l’apparire prenda il sopravvento al gioco e che Clerici Antonella metta le mani su di loro.

Li ho osservati cantare con tenerezza; ho ammirato la bravura della direttrice d’orchestra, davvero un bel vedere, una trasmissione valida in mezzo a tanta mediocrità.

E sono sempre più giovani questi bambini, a breve l’innocenza sarà rappresentata da lattanti con il pannolino pieno di pupù liquida. Perché si smaliziano presto le nuove generazioni, purtroppo; scoprono velocemente la moda del pantalone mostra mutanda che oltre a essere orrendo è un ostacolo al cammino, oppure il capello tinto nero corvo e l’occhio bistrato da far impallidire Morticia Addams.

E scoprono che “appaio dunque esisto” è il motto del secolo. Per fortuna non tutti; alcuni hanno la fortuna di avere alle spalle famiglie attente che insegnano loro che alla base di qualunque successo più o meno eclatante, c’è una strada lunga e dura; che studiare aiuta a capire, che la conoscenza è miglioramento, che i valori sono le pietre miliari della loro vita.

E allora grazie eredi di Mago Zurlì: grazie perché ancora ci lasciate questo sprazzo di delizioso e ingenuo siparietto canterino, tra 44 gatti, moscerini che ballano il valzer, cosacchi nella steppa e tanta tanta allegria!»

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI