La gente che va a votare è sempre uno spettacolo confortante per la salute della democrazia e le primarie non fanno eccezione. Che più di tre milioni di persone abbiano fatto pazientemente la fila in una giornata festiva per dire la loro sulla scelta del candidato del centro-sinistra alla Presidenza del Consiglio non può che consolare chi teme un abbandono massiccio della politica da parte della gente, attratta da forme di protesta suicide come l’astensione o i movimenti del tipo grillino e la soddisfazione degli organizzatori e dei partecipi della giornata è quindi comprensibile. E tuttavia, il trionfalismo espresso dall’on. Bersani va preso con molta prudenza. In primo luogo, non capisco perché il segretario del PD si vanti di aver introdotto un’innovazione addirittura storica nella vita democratica italiana, giacché se non erro le primarie sono tutt’altro che una novità nel centro-sinistra: esse servirono già a incoronare Prodi, Veltroni e lo stesso Bersani. A quest’ultimo va, casomai, attribuito il merito di aver voluto il “ballottaggio”, rinunciando così a una vittoria certa e rapida, ma limitata: un rischio calcolato che, se gli andrà bene, avrà il vantaggio di fare di lui l’eletto di più della metà dei votanti e quindi rafforzerà la sua mano. In secondo luogo, il numero di partecipanti al voto (che riprende più o meno quelli delle precedenti primarie) non deve ingannare: che ci siano in Italia tre milioni e più di persone disposte a votare per il centro-sinistra,  nessuno la ha mai posto in dubbio. A conti fatti, però, esse rappresentano assai meno del 10% dell’elettorato italiano, ma le elezioni vere, anche con l’aiutino di una legge elettorale ad hoc, si vincono col 40 o 45 % dei voti: tutto il resto sono chiacchiere o pie intenzioni.  L’on. Bersani avrebbe tutto il diritto di giubilare solo se raggiungesse in marzo questa improbabile soglia. 

Lo spettacolo del 25 novembre è però più dignitoso di quello, desolante e alla fine tragico, che sta dando il centro-destra. Berlusconi non è mai stato un modello di serietà e di coerenza, ma qualcosa di peggiore e di più pericoloso si è aggiunto dopo la sentenza di condanna del Tribunale di Milano: una incomposta protervia,.uno spirito che ormai è solo di vendetta e si esprime chiaramente nella maschera tesa, nei tratti induriti sotto il pesante trucco, che l’ex Premier viene esibendo da allora: vendetta contro i nemici, a cominciare dai giudici che hanno il torto di fare il loro mestiere anche a rischio di lesa maestà, ma anche contro i supposti amici, o ex amici, colpevoli di non essere pronti a immolarsi per salvarlo, e in via di passare alla categoria dei dannati se non andranno subito a umiliarsi ai suoi piedi e non lo restaureranno incondizionatamente sul suo traballante trono. E, assieme alla vendetta, disperato e confuso tentativo di ripararsi da altri, prevedibili, guai giudiziari, tenendo stretto in mano un pezzetto, anche se ridotto, di potere. E per questo è pronto a soffocare  nel guscio quel timido rinnovamento che poteva farsi strada nel PDL e, se del caso, anche a frantumare la sua stessa creatura creando un movimento alternativo e condannando definitivamente un centro-destra atomizzato all’irrilevanza. Un uomo così, con quel rancore, e che si sente alle corde, può essere capace di tutto e fanno pena (ma anche un po’ rabbia, perché in fin dei conti ben potrebbero ribellarsi) quelli che come Alfano sono costretti a ballare ad una musica sempre più scordata e paranoica e, appesi al filo di “primarie si-primarie no”, ci stanno rimettendo credibilità e dignità e condannando il loro partito al ridicolo.

Tornando alle primarie del centro-sinistra, va notato il secco ridimensionamento delle ambizioni di Vendola, ridotto a un modesto terzo posto a più di 20 punti dal secondo. E pensare che, un po’ imprudentemente, la domenica precedente, nel programma di Lucia Annunziata, il Governatore pugliese si era detto certo di vincere!  Quanto a Renzi, ha avuto un risultato che va misurato tenendo conto dell’ostilità, talvolta espressa in modo indecoroso, di tutta la nomeclatura del PD e della ineffabile signora Camusso (ma a che titolo un sindacato si intromette nelle vicende di un partito?) ma anche di gran parte dell’informazione più o meno legata al centro-sinistra. Dieci punti di distanza sono tanti da rimontare e si deve pensare che una parte almeno di chi ha votato Vendola passi a Bersani. Quest’ultimo ha quindi buone probabilità di confermare la sua vittoria: una vittoria effimera, se il risultato delle elezioni di marzo non la confermerà, come continuiamo a pensare, perché nel centro-sinistra l’assassinio del leader che perde è ormai un rituale stabilito, ma che intanto metterebbe le carte nelle sue mani. Come le giocherà? La domanda principale è se sceglierà di appoggiarsi sul 14% di Vendola o sul prevedibile 40% di Renzi, che oltretutto è rivelatore di  una voglia di rinnovamento, di politiche nuove, di un futuro strappato di mano alle vecchie, stantie ricette dello statalismo, che circola nel popolo della sinistra e trova concordi quattro elettori su dieci. Se Bersani persistesse a chiudere gli occhi a questa voglia di nuovo, se mantenesse la sua alleanza con un Vendola che, senza voler fare i profeti, è probabile sia messo seriamente nei guai dalla vicenda dell’ILVA, in cui le sue responsabilità sono grandi, farebbe un grande errore a danno proprio, del suo partito e del Paese.

Ma non ci lasciamo fuorviare: primarie o no, spettacoli dignitosi o meno, quello che accade a destra o a sinistra è “res inter alios acta”. Diverso, e ben più limpido, il percorso dei Liberali verso il solo luogo possibile di risanamento e di ripresa per l’Italia: un centro ampio, forte, liberale e riformista, capace di proseguire le politiche di serietà fiscale e di coniugarle con una effettiva, non fittizia e pompata, ripresa dell’economia e del lavoro, nel quadro di quell’Europa fuori della quale andremmo alla deriva.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. NOTE. Non ci sono parole adatte per la tragicommedia in corso nel PDL! Ma con che faccia possono presentarsi Alfano e tutti quelli che hanno sbandierato le loro primarie come una prova di democrazia e uno strumento essenziale per rilanciare il partito? Tutti di nuovo incolonnati dentro un padre-.padrone che cerca solo di salvarsi la pelle? Tanto é forte il richiamo dei quattrini e delle reti TV?
    Sull’altro versante, peró, non é che son tutte rose e fiori. Renzi ha messo in atto una stretegia che non so se gli consentirá di colmare la distanza da Bersani, ma certo ha suscitato nel PD un clima rovente che non augura per niente bene per il futturo, Con che faccia (anche qui) potranno restare Renzi e i renziani in una formazione politica che li ha ripudiati e li stá demonizzando? Mah! Questi partiti stanno davvero affondando nel grottesco.

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