Ad oggi, nessuno conosce l’esatta cifra del debito della Regione Piemonte. L’assessore alla Sanità, Paolo Monferino, lo stesso che nei giorni scorsi ha definito la Regione “tecnicamente fallita”, ha affidato alla Deloitte & Touche il compito di incrociare i bilanci delle aziende sanitarie e della Regione, per meglio comprendere quel “buco”, che per la sola Sanità è stimato tra i 900 milioni ed il miliardo di euro.

Meno di un quinto del totale, 6,5 miliardi, con un aumento dell’81% dal 2006, secondo i calcoli della Corte dei Conti, che però si ferma ai dati 2010.  Secondo uno studio molto più recente del Centro Pio La Torre il debito totale si aggirerebbe invece attorno ai 10 miliardi, la stessa cifra della Regione Sicilia (che costò un gravissimo scandalo e una settimana di panico da default).

I dati certi riguardano i tempi di attesa per il pagamento dei creditori: superano l’anno. Ed i pagamenti verso l’ASL arrivano con due mesi abbondanti di ritardo.

Nel frattempo, le liste d’attesa per i servizi sanitari superano le 30mila persone, essendo state ridotte drasticamente le cure domiciliari agli anziani non autosufficienti, la disoccupazione è salita al 9% dal 7% dell’anno passato, e gli investimenti ricevono un misero 6% del budget totale della Regione.

Se a questo si aggiunge la traballante situazione politica locale, la Regione Piemonte sembra a tutti gli effetti avviata verso un clamoroso crac.

Questo spaccato di management “all’italiana”, dove chi spende non si preoccupa del debito che lascia a chi verrà dopo, o dei possibili effetti devastanti su tutto il sistema italiano, potrebbe assurgere al simbolo di un’incapacità gestionale che non può più essere relegato solo alle Regioni arretrate del Sud. Anzi, simbolico è perfino il fatto che il Presidente della Regione, Cota, sia proprio un leghista duro e puro. Speriamo che il sogno di un Nord Italia produttivo ed efficiente non sia destinato ad infrangersi, proprio come quella delirante indipendenza padana tanto a lungo propugnata. Perché oggi c’è in ballo molto più di un facile spot elettorale.

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