“Sia la situazione d’insieme del Mediterraneo dopo le primavere arabe, sia la situazione economica mondiale suggeriscono l’intensificazione delle relazioni “. Così il Presidente del Consiglio Mario Monti spiega la ripresa delle relazioni fra Italia e Algeria, in un’ottica di futura cooperazione.

Il vertice italo-algerino del 14 novembre  (cui hanno partecipato anche i Ministri degli Esteri, Giulio Terzi, dello Sviluppo economico, Corrado Passera, della Difesa, Giampaolo Di Paola e dell’Interno, Annamaria Cancellieri), fa parte del ‘giro di ricognizione’ italiano che sonda i rapporti con suoi vicini di casa: l’Algeria, in particolare, è un ‘vicino’ che va preso in grande considerazione, fornisce al nostro Paese circa il 34% di gas naturale. È un partner energetico fondamentale nel Mediterraneo e ospita anche molte piccole e medie imprese italiane (circa 180).

Italia e Algeria guardano nella stessa direzione, quella dello sviluppo economico: da una parte, Algeri si è resa disponibile, già con un accordo del 2007, a potenziare i traffici marittimi e a diminuire i ‘lacci’ burocratici; dall’altra, l’Italia è pronta a investire nel progetto del nuovo gasdotto Galsi che unirà Algeria, Sardegna e Toscana per una più facile e immediata fornitura di gas al nostro Paese.

Il progetto, per quanto criticato dalle singole realtà regionali, che tuttavia hanno dato l’assenso alla realizzazione, sembra avere un forte appoggio soprattutto europeo: ha ricevuto, oltre ai pareri favorevoli nazionali (Ministero dell’Ambiente e dei Beni Culturali) anche 120 milioni di finanziamenti dall’EEPR (European Energy Program for Recovery).    Il tratto italiano del gasdotto diverrà di proprietà di Snam Rete Gas.

Un notazione personale. Immaginiamo un giornalista un po’ cinico presente al vertice italo-algerino prendere il microfono e fare una di quelle domande al tempo stesso semplici ma scomode: “nel quadro dello sviluppo sostenibile che l’Italia dovrebbe perseguire, è compresa anche la dipendenza energetica da altri paesi? ”. Le scelte energetiche dell’Italia dovranno essere oculate, con lo sguardo al futuro; il gasdotto produrrà certo nuovi posti di lavoro e sarà un grande investimento ma le conseguenze potranno essere amare se non si capisce l’urgenza di investimenti in fonti rinnovabili nel nostro Paese.

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