Con la sua formazione CiU (Convergencia i Unio), il Presidente della Generalitat vince le elezioni, ma rimane senza maggioranza. Gli indipendentisti, che dominano, sono divisi.

Sono la confusione e lo statu quo che hanno prevalso in Catalogna. Certamente le “idee indipendentiste” sono largamente maggioritarie nei voti, certamente il Presidente Regionale Artur Mas (un tempo Arturo, nel 2000 hatolto la “o” dal suo nome per renderlo più “catalano”), nazionalista di destra e favorevole a un  referendum, ha vinto le elezioni, ma non è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta. Peggio ancora, il suo Partito passa da 62 a50 deputati nel Parlamento regionale (che ne ha in totale 135) e dovrà allearsi con un’altra formazione se vorrà governare. Questo è il grande paradosso uscito da questa tornata elettorale. Per il leader nazionalista, che è stato il fautore di queste elezioni anticipate, è un vero fallimento. In effetti auspicava una maggioranza “eccezionale” per poter portare a buon fine il suo progetto di referendum per l’autodeterminazione. Colui che avrebbe voluto impersonare “la volontà del popolo catalano”, ha perso la sua scommessa alla luce di elezioni caratterizzate da un’affluenza storica (69,5%). Riuniti Domenica scorsa in un albergo molto alla moda di Barcellona, i simpatizzanti e i maggiori dirigenti del CiU non sfoderavano il sorriso proprio dei momenti di gloria. Molti hanno dichiarato a mezza voce che Artur Mas non avrebbe dovuto indire queste elezioni. La delusione è palpabile. Il Presidente della Generalitat, che aveva fatto dell’indipendenza la chiave della sua campagna elettorale, è stato penalizzato dalla crisi e per gli elettori questo è stato un modo per sanzionare la severa cura di austerità che ha imposto alla Catalogna.

Ma questo insuccesso di Artur Mas non deve mascherare la forza del movimento per l’indipendenza. Il Partito storico della sinistra indipendentista catalana, Esquerra (ERC) raddoppia il suo risultato del 2010, con un bottino di 21 deputati, piazzandosi così in seconda posizione. Gli elettori hanno preferito l’originale alla copia. E’ con questo gruppo che Mas dovrà cercare un’alleanza. I negoziati si preannunciano complicati. Il Leader di ERC, Oriol Junqueras, ha già avvisato: se Artur Mas non rinuncia all’austerità, lui non gli darà alcun sostegno. Anche se il movimento per l’indipendenza rimane molto potente, la prospettiva che ci possa essere un referendum apre la strada all’incertezza, perché questa vittoria dal gusto amaro mette Artur Mas in una posizione di debolezza davanti a Madrid. Il Governo spagnolo è stato felice per il balzo indietro di CiU. Secondo Mariano Rajoy “la strategia di Mas è stata un vero fiasco”. Inoltre, la distanza che separa i partiti non nazionalisti dalle formazioni indipendentiste è esigua. Se i socialisti hanno incassato un’altra sconfitta, il Partito Popolare mantiene i suoi seggi e soprattutto “Ciutadas”, la giovane formazione ostile all’indipendenza, triplica il suo risultato rispetto al2010. Ingenerale, i separatisti hanno ottenuto un buon risultato, ma la causa separatista avrà vita difficile, per via della frammentazione politica dei vari movimenti.

Le tensioni tra Madrid e Barcellona non cessano di accumularsi da due anni a questa parte. La comunità autonoma di Catalogna ha già ottenuto molto. Usufruisce di una grande autonomia, ha imposto il catalano come sola lingua ufficiale, in contrapposizione e come reazione alla politica autoritaria e centralizzatrice di Franco. Ci si chiede se in effetti si sia giunti ad un punto di non ritorno con la manifestazione a sostegno dell’indipendenza dell’11 Settembre scorso. Oggetto del conflitto è dunque la volontà di Mas di organizzare un referendum per l’indipendenza della Catalogna, riscuotere le tasse e ridurre ai minimi termini i trasferimenti finanziari della sua comunità verso le regioni meno ricche di Spagna. Questo conflitto è indubbiamente alimentato dalla crisi che ha  dissanguato le finanze non solo della Spagna, ma anche quelle locali, sottoponendo alla Catalogna una supervisione umiliante visto che la regione paga più di quello che riceve. Risultato: il CiU al potere da tanto tempo, coglie l’attimo facendo sua la volontà di indipendenza di parte della popolazione, ostinandosi a voler organizzare un referendum nel corso della prossima legislatura. Madrid, da parte sua, giudica che tale consultazione non sia costituzionale e che solo le Cortes possano decidere. Ma Barcellona vuole provare a giocare sulle parole e tentare così di rimanere nel quadro della legalità: l’interpretazione della legge può avere diverse sfaccettature. Il buon risultato generale ottenuto dai partiti separatisti sembra aprire la strada in tale direzione, ma poi sono la confusione e l’incertezza che dominano, anche perché  non è chiaro se la CiU voglia in effetti una vera indipendenza o pensi di traghettare la Catalogna verso una sorta di evoluzione in chiave federale. Come abbiamo visto poi, non avendo la maggioranza assoluta deve fare i conti con un partito si separatista, di sinistra. La ripresa di ERC dimostra che le tematiche economiche occupano sempre più spazio nei dibattiti, cosa che potrebbe complicare ulteriormente l’alleanza con il Presidente, di destra. Inoltre non è scontato che un eventuale Referendum decida per l’ indipendenza. Anche se Artur Mas difende la sua causa nelle istanze internazionali, non è ancora chiaro oggi se la Catalogna possa diventare o meno un nuovo Stato dell’UE se lasciala Spagna. Dopotutto, Madrid potrebbe mettere il veto ad una sua eventuale partecipazione all’UE per rappresaglia. Già diverse imprese si sono dimostrate reticenti nei confronti di una separazione. Gli stessi tifosi del Barça (da non sottovalutare in Spagna) si chiedono in quale Campionato potrebbe giocare la loro squadra del cuore e se non andasse a perderci lasciandola prestigiosa Liga.

Per farla breve, il risultato del dibattito non sembra essere né scontato, né semplice e la campagna che si profila promette scintille.

© Rivoluzione Liberale

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