Il tentativo – ormai sulla via del fallimento – di appianamento della gerarchia partitica provato da Beppe Grillo nel suo partito, ha subìto non pochi colpi destabilizzanti al proprio assetto.

Come in ogni azienda, associazione, movimento e così via, la struttura gerarchica è alla base del buon funzionamento di ogni qualsivoglia attività.

Sforzandosi di mostrare al mondo che l’anarchia (nel senso greco del termine “an-archè”, senza principe) potesse essere effettivamente realizzabile – mascherandola sotto il nome di democrazia – ha miseramente fallito, sostenuto dall’evidenza, in questo improbabile progetto.

Dopo aver attaccato le primarie del centrosinistra, Grillo, sollecitato a gran voce dai suoi seguaci, ha dovuto indire anche lui le primarie per la composizione della lista delle Politiche per il Movimento. Il delirio da Napoleone di Grillo ha continuato ad aumentare in maniera significativa, soprattutto dopo il buon risultato delle Amministrative del 2012.

Da quel giorno, seguendo il continuo crescendo del Movimento nei sondaggi, il comico genovese ha velocemente abbandonato la strada dell’anarchia verticale per una personale ascesa da Leader Maximo del movimento.

Il primo terremoto in casa Grillo si è avuto col fuori onda del Consigliere Regionale dell’Emila Romagna Giuseppe Favia, il quale accusava i vertici del movimento di un dirigismo e di un assolutismo senza uguali.

Alle sue parole sono seguiti, senza pochi indugi, pressioni per isolare il consigliere, cercando di gettare acqua sul fuoco per spegnere le polemiche. Il problema è stato che quell’acqua si è presto trasformata in benzina, mobilitando e indignando il popolo grillino.

Alla richiesta di allontanamento del “contestatore” il movimento ha risposto con una forte reazione di sostegno dell’Emiliano. Dopo questa querelle è cominciato il tentativo di autolegittimazione della propria leadership, rivendicando la fondazione del movimento e il diritto d’uso esclusivo del simbolo. Tutto ciò ha cominciato a far storcere il naso agli aderenti che però, sull’onda dell’entusiasmo, hanno lasciato cadere la cosa.

Il passo successivo è stato quello del caso di Federica Salsi, la Consigliera Comunale di Bologna, rea di aver partecipato ad una trasmissione televisiva. Come già da molto tempo andava predicando, Grillo aveva imposto a tutti gli eletti dell’M5S il divieto assoluto di contatti con i mezzi d’informazione televisiva. Adducendo fantastiche motivazioni contro il maligno tubo catodico, l’infrazione della Consigliera ha mandato su tutte le furie il capo del partito. Dopo vari e pesanti insulti personali alla giovane ragazza, è iniziata l’opera di oscuramento e allontanamento dal movimento. Ma, ancora una volta, il popolo grillino si è dovuto mettere contro il proprio leader rilegittimando la Salsi.

Insomma Grillo è continuamente messo alla prova, combattuto tra il tentativo di degerarchizzazione del movimento e la sfrenata smania di potere dato dalla crescita del movimento.

Però i sondaggi stanno cominciando a dar torto al genovese. Il partito comincia a segnare cali significativi, un po’ per colpa dell’oggettivo grande successo delle primarie del centrosinistra, un po’ per i casi sopracitati. Infatti dopo aver gettato fango sulle primarie, accusando i partiti di aver imbastito un vergognoso teatrino,  ancora una volta la base ha mostrato segni d’insofferenza, costringendo Grillo ad indire anche lui le primarie.

Purtroppo Grillo si è accorto troppo tardi dell’inefficacia dell’anarchia organizzativa, credendo a ragione che per correre alle politiche, fosse necessario una struttura forte e gerarchizzata nell’azione elettorale.

Ora il capo del movimento dovrà curare con maggior attenzione le proprie future mosse per evitare un’ulteriore fuga di voti, ma siamo sicuri che presto l’insofferenza degli attivisti esploderà con effetti devastanti sul movimento.

© Rivoluzione Liberale

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