Dovunque si guardi, la politica italiana non da altro spettacolo che di piccole e grandi manovre, lontanissime dalle preoccupazioni della gente e dagli interessi del Paese.

Finalmente, le primarie del centro-sinistra sono archiviate. Per settimane e mesi, stampa e TV ci hanno fatto vivere in un’atmosfera da giudizio finale, da sfida all’OK Corral, come se dal risultato di quel voto dovesse uscire, non chi guiderà il centro-sinistra alle elezioni, ma direttamente  chi governerà il Paese. In questo senso, si è trattato di un’operazione di propaganda riuscita; ma per quanto tempo?

Come abbiamo scritto in altre note, piano coi trionfalismi. Le primarie hanno dimostrato solo che tre milioni e mezzo di persone sono disposte a votare a sinistra, cosa di cui nessuno dubitava; e anche questo, con una riserva: come avevamo previsto in una nota precedente, il 40% dei tre milioni che hanno  partecipato al secondo turno lo ha fatto per Renzi, cioè contro la nomenclatura del PD. Si tratta di 1.200.000 elettori della sinistra. Saranno tutti disposti a votare egualmente per il partito?

I sondaggi sulle intenzioni di voto in crescita, di cui Bersani sembra inorgoglirsi, darebbero il PD al 30%. Sommando i voti del SEL (un altro 6 o 7% al massimo) siamo lontani dalle percentuali necessarie per governare, anche con la stampella di una legge elettorale ad hoc che, a dire il vero, sembra allontanarsi sempre di più, perché è chiara la volontà del PDL di non fare regali all’avversario.

La vittoria di Bersani sarebbe stata probabilmente meno netta se le regole fossero state più aperte e il centinaio di migliaia di persone a cui è stato vietato il voto nel secondo turno avessero potuto partecipare; e sarebbe stata forse in dubbio se tutto l’apparato del partito e del sindacato-padrone non avesse fatto di tutto per discreditare e bloccare il Sindaco di Firenze. Ma le cose sono quelle che sono: Bersani ha vinto, e con lui ha vinto la continuità col vecchio PC, in cui il Segretario del PD e buona parte della sua nomenclatura si sono formati e di cui portano le stimmate incancellabili. Il rinnovamento della sinistra italiana, se mai avverrà, è rimandato a tempi migliori. Toni Blair da noi non avrebbe nessuna fortuna. E difatti si è visto subito ricostituirsi l’alleanza con un Vendola, poco favorito dalle primarie e seriamente compromesso nelle vicende di Taranto, ma utile al PD per aggiungere qualche punto percentuale in più.

A questo punto, gli interrogativi sono tanti: come imposterà la campagna elettorale Bersani? Finora ha detto tutto e il contrario di tutto: rigore fiscale, ma anche eguaglianza e lavoro: prima o poi dovrà dire chiaramente come si realizza questa quadratura del cerchio, visto che nel discorso postprimarie ha detto che non intende ingannare e illudere la gente. In una dichiarazione precedente aveva detto di considerarsi un liberale (sic). Stiamo a vedere ma senza nessuna indebite aperture di credito. È  difficile che il “lupo” postcomunista perda del tutto il pelo.

Altro interrogativo riguarda il centro-destra: l’ineffabile cavaliere continua a tenere tutti sospesi e il povero Alfano deve fare, senza troppo successo, i salti mortali per non sprofondare del tutto nel ridicolo. Vedremo cosa farà Berlusconi: salverà la sua creatura, a prezzo della propria rinuncia, o riprenderà la leadership, magari in una nuova formazione politica, come tutto sembra indicare? Ad ogni modo, credo che poco possa salvare la destra dal discredito in cui è caduta e nulla, davvero nulla, possa riportarla a un livello di consensi che le permetta di governare il Paese.

In definitiva, al di là dei tormentoni interni alle due parti, resta un fatto abbastanza evidente: è molto, molto difficile che una delle due riesca a raggiungere la maggioranza utile a governare. In un modo o nell’altro, determinante potrà essere il centro: determinante, s’intende, se supererà la soglia delle passate elezioni e si affermerà, anche numericamente, come l’asse portante di una futura maggioranza. Per questo occorre che tutte le forze, laiche e cattoliche, ma genuinamente liberali, riformiste ed europee, si uniscano, mettendo da parte i personalismi, in nome di un programma comune che riporti l’Italia fuori del pantano; un programma semplice: drastica riduzione e riqualificazione della spesa pubblica; dismissione del patrimonio; abbattimento del debito; progressiva riduzione del carico fiscale. Tutte cose che non sarà certo Bersani a poter fare, condizionato come è dai diktat della signora Camusso e dalle follie di Vendola.

Un’ultima questione riguarda la data delle elezioni, circa la quale stanno avvenendo cose che si stenta a capire: per ogni persona ragionevole, un solo “election-day” parrebbe normale e parrebbe irrilevante tenerlo in febbraio o in marzo (aprile appare un po’ lontano e francamente non mi sembra che l’attuale legislatura meriti di essere tenuta artificialmente in vita). Non si capisce dunque perché su questo si debbano fare le barricate. Ma Alfano minaccia addirittura la crisi se non si vota in febbraio e Bersani da parte sua si chiude a riccio per il voto ad aprile. Cosa sperano, l’una e l’altra parte rispettivamente, dalla scelta della data? Davvero pensano che uno o due  mesi in più o in meno cambino le cose?  E francamente, davvero al PDL preoccupano i 100 milioni da risparmiare? E allora, perché nel 2011 si rifiutò di accorpare referendum ed elezioni locali? E poi, che c’entra il Governo? Sciogliere il Parlamento e fissare in conseguenza la data delle elezioni non è una competenza del Capo dello Stato? E, tra parentesi, può anticipare lo scioglimento il Presidente della Repubblica, essendo già cominciato il “semestre bianco”?

Non essendoci riposta logica, la sola conclusione che si impone è che il cavaliere ha deciso di forzare la mano per provocare la caduta di un Governo che a lui sta scomodo, chiudere di fatto la strada alle primarie del PDL e impedire una nuova legge elettorale, perché a lui il Porcellum, così come è, va benissimo (chi lo ha voluto, del resto, se non lui?)

Auguriamoci che il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio trovino la maniera per sciogliere anche questo nodo e ci evitino lo spettacolo di una ennesima pagliacciata.

© Rivoluzione Liberale

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