La mostra personale dell’artista catalano “Joan Miró! Poesia e Luce” vive la propria seconda tappa espositiva (la prima era stata a Roma presso il Chiostro del Bramante ed era terminata a fine estate) fino al 7 Aprile 2013 al Palazzo Ducale di Genova. L’esposizione offre oltre 80 opere, tra le quali oli, terracotte, bronzi, sculture dipinte ed acquerelli. La concessione di molte di queste opere è unica ed è dovuta ad una vincente collaborazione tra la società organizzatrice Arthemisia Group e la Fundació Pilar i Joan Miró di Maiorca.

La curatrice María Luisa Lax Cacho, massima esperta dell’arte di Miró, ha deciso di trattare il periodo più maturo del maestro, più specificatamente i suoi ultimi trent’anni di vita, ovvero all’incirca il periodo 1953 – 1983. In questo periodo l’artista surrealista si presenta molto più aggressivo e violento, nella piena consapevolezza di ciò che vuole realmente creare. Il percorso su base cronologica e tematica rivela l’affermazione delle caratteristiche sempre più radicalizzate di Joan Miró: la particolare tendenza verso un’astrazione maggiore, la predilezione per il monocromatismo e i suoi temi preferiti come gli uccelli, le donne, i paesaggi.

Vi è poi un passaggio dall’utilizzo iniziale del cavalletto a quello finale della pittura materica spalmando il colore direttamente con le dita e con i pugni, ricordando così la tecnica testata dallo stanco e anziano Tiziano colpito da un grave forma di artrosi e a volte da Van Gogh. Si ha anche un passaggio intermedio di drip painting (“pittura per gocciolamento”), che vede la tela stesa a terra, attorno alla quale il pittore si muove schizzandola e spruzzandola; il che, quantomeno per notorietà, non può ricordare altri che l’americano Jackson Pollock e la sua action painting.

L’ultimo periodo fu per l’artista spagnolo il più felice e libero, trascorso immerso nella sua amata Palma di Maiorca, e può essere percepito appieno nell’allestimento del suo atelier progettato dall’amico architetto Josep Lluís Sert, con tanto di oggetti, pennelli e materiali eccezionalmente originali. Egli poteva infatti sperimentare uno stato carico di esaltata ispirazione nella poesia ispiratagli dall’isola e dal paesaggio marino baleare, permeato da luce e colore. È possibile inoltre scoprire il grande interesse dell’artista nel rendere la propria arte accessibile al pubblico, grazie agli schizzi di progetti di decorazione murale per l’Harvard Graduate Center e la sede dell’ONU a New York.

Joan Miró, considerato dal poeta, critico letterario francese e autore dei manifesti del Surrealismo André Breton «probabilmente il più surrealista di tutti noi», è forse davvero il più abile – in particolare tra i compagni pittori Max Ernst, Salvador Dalí e René Magritte – ad esprimere il proprio inconscio. Nella surrealtà, la realtà assoluta, sogno e veglia vengono conciliati, così che tramite l’automatismo psichico, esente dalla ragione, si possa esprimere l’inconscio da svegli. L’automatismo psichico richiede una conoscenza diretta ed emotiva, che deve essere obbligatoriamente individuale e che senza ombra di dubbio Joan Miró raggiunge con successo nel proprio passaggio da realtà a immaginazione maturato fino alla fine.

Il Surrealismo nasce nel 1924 e prospera fino alla scomparsa dei propri esponenti, mirando a costruire la libertà individuale (tramite la psicoanalisi di Sigmund Freud) e quella sociale (attraverso l’azione politica rivoluzionaria secondo Karl Marx), a differenza delle altre avanguardie prima iniziate e precedenti alla Prima Guerra Mondiale o strettamente legate ad essa (Scapigliatura, Futurismo, Dadaismo), che si impongono invece di distruggere i retaggi del passato e quanto vi è di costituito.

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