Se l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi deciderà, come sembra, di scendere nuovamente in campo in prima persona, incoraggiato dalla vittoria di Bersani alle primarie del Pd, rischieremmo di trovarci di fronte a qualcosa di molto simile ad un estremo tentativo di colpo di coda della cosiddetta seconda Repubblica. Eppure la situazione di paralisi, di crisi profonda e di generale discredito della politica italiana di questi ultimi tempi è gran parte figlia proprio del fallimento di quel bipolarismo forzoso e personalistico, caratterizzato da tifoserie da stadio e spartizione del potere, a cui Pd e Pdl avevano costretto il Paese.

E’ più che evidente infatti come la designazione, tramite le primarie del centrosinistra, di Pierluigi Bersani come candidato alla presidenza del consiglio del prossimo governo fosse l’occasione che Berlusconi aspettava per tentare nuovamente la riproposizione di se stesso come unico baluardo contro “i comunisti” con la quale ha fatto le sue fortune politiche passate.

Ciò che forse il cavaliere non comprende è come ormai i tempi siano definitivamente cambiati, anche con Bersani in campo, e che nemmeno i più fanatici elettori della più becera destra oggi vedano la contrapposizione destra e sinistra come uno schema riproponibile all’infinito, a dispetto della realtà. Una cosa di cui invece la nomenklatura pidiellina è ormai consapevole e per questo tenta, fin’ora invano, di convincere il proprio leader a soprassedere all’ennesima auto-riproposizione.

Molte infatti sono le cose che hanno cambiato il panorama politico italiano e che impediscono la restaurazione del sistema di potere fondato sul duopolio Pd-Pdl. Intanto oggi il secondo partito italiano è un outsider totale, non schierato e non schierabile, come il movimento di Beppe Grillo. Anche tale movimento ha aspetti inquietanti e appare sempre più come un partito personalistico, benchè non si sa bene se di Grillo o di Casalegno, piuttosto che un movimento democratico, ma è comunque un terzo incomodo che frantuma il duopolio.

Le stesse alleanze che fiancheggiavano i principali partiti sono oggi molto meno sicure e definite, con una Lega tentata da corse in solitaria, e comunque decisa a far pagare carissima l’alleanza alle politiche al Pdl, che dovrebbe cedere molto probabilmente la Lombardia al Carroccio. Oppure a sinistra la disgregazione del partito di Di Pietro.

Un altro elemento che renderebbe impossibile la riproposizione del duopolio sarebbe il definitivo consolidarsi di un centro liberal democratico, laico e cattolico, capace di raccogliere quella parte di eredità positiva lasciata da Mario Monti, col salvataggio del Paese dal default, senza accollarsi pure i non pochi difetti legati all’esperienza del governo tecnico, che comunque aveva come limite la sua maggioranza basata proprio sul vecchio duopolio Pd e Pdl.

Questo Centro ancora non si è formato e vede coloro che ne dovrebbero essere i principali attori, Casini, Fini, Montezemolo, Giannino e il piccoli partiti laici ancora esistenti come Pli e Pri non adeguatamente decisi sul da farsi ed in generale non sufficientemente affiatati nel portare a compimento il progetto.

C’è però un altro elemento fondamentale di cui forse non tutti tengono debitamente conto, e che impedirebbe oggi la vecchia riproposizione centrodestra contro centrosinistra, un elemento che scompagina qualunque tentativo di ritorno al passato, benché recente. Questo elemento è la crescente volontà di cambiamento radicale che monta nel popolo italiano e che se è apparso ben presente nelle primarie del Pd, forse oggi il più conservatore dei partiti italiani, facendo conseguire un ottimo risultato al pur perdente Matteo Renzi. Tale esigenza di cambiamento è ben presente anche nell’elettorato di centrodestra ed è la principale controindicazione all’ennesima, e ormai fuori del tempo, discesa in campo del cavaliere di Arcore.

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1 COMMENTO

  1. Non so se ciò che più mi spaventa in questo momento è la riproposizione del berlusconismo o quanto, piuttosto, l’inevitabile riaccendersi dell’antiberlusconismo. Di entrambi ne farei comunque molto volentieri a meno!

    Spero che vi sia la possibilità concreta per il PLI di confrontarsi nei prossimi giorni con il PRI, Fermiamo il Declino e Futuro e Libertà per verificare la possibilità di un accordo con Italia Futura, UDC e gli eventuali fuoriusciti dal Pdl.

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