L’Egitto del ‘dopo Mubarak’ fa i conti con un antico problema: l’assolutismo presidenziale.  Negli ultimi giorni il Paese è stato teatro di manifestazioni e scioperi (giornali e canali televisivi sono stati in prima linea) per protestare contro la nuova Costituzione che l’attuale Presidente Morsi vuole sottoporre a referendum il 15 dicembre.

La risposta forte del Paese, di fronte all’abuso di potere di Morsi, ha coinvolto persino i giudici costituzionali, chiamati a rispondere della legittimità del progetto redatto in Assemblea Costituente (Assemblea riunita in tutta fretta dal Presidente, dalla quale sono state escluse sia le forze democratiche sia quelle cattoliche); i giudici sperano così di costringere Morsi e i suoi sostenitori  (Fratelli Musulmani e Salafiti) a fare un passo indietro, di fronte ad una costituzione che più che ‘nuova’ appare ‘vecchia’ e sembra non aver appreso alcunché dalla Primavera Araba e dalle domande politiche del Paese.

Si tratta infatti di una Costituzione che  fa del Presidente egiziano un ‘faraone’, conferendogli poteri assoluti, una costituzione che avvererebbe di fatto le previsioni fatte all’indomani della Primavera Araba sulla scelta definitiva della Shari’a come alternativa allo Stato di diritto. Quanto tempo è passato da quando, vincendo come primo partito le elezioni, I Fratelli Musulmani di Morsi, rassicurarono i media affermando orgogliosamente che la Sharì’a non sarebbe entrata nel nuovo documento costituzionale? Un anno o poco più: ora, di fronte a questo colpo di mano presidenziale, un intero popolo sta protestando, anzi, sta scegliendo di protestare.

Mentre Morsi fugge,  restano solo il suo partito e i Salafiti a proteggere la legittimità di un governo che aspira all’autoritarismo e al presidenzialismo; la maggior parte della popolazione è in piazza, davanti al Palazzo presidenziale di Ittahadeya: chiede che il futuro dell’Egitto non ricada nel presidenzialismo assoluto. Resta da vedere cosa succederà il 15 di dicembre, se il referendum sarà dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale o se ci sarà, come si comporterà il popolo egiziano.

© Rivoluzione Liberale

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