«La barca affonda. Da tempo i topi si sono messi al sicuro e ora rosicchiano tranquilli le fondamenta del nostro povero mondo. I cialtroni si sono rifatti il look e – chi più ritoccato, chi meno ritoccato – si affacciano in manifesti roboanti che promettono cose tipo: cambiamo il mondo, salviamo l’Italia.

Mi chiedo in uno slancio ingenuo, ma dov’erano fino a ora? Silvio che dice che il popolo lo chiama, una cosa tipo – Cesare il popolo chiede sesterzi – ma chi lo chiama? Secondo me sente le voci.

Nelle sue tante stanze della villona ha messo dei registratori che alla sua entrata dicono: Silvio Silvio Silvio, torna, ci manchi, le colline sono in fiore e tu amore sei rimasto nel nostro cuore.

Al limite della galera questi esseri vogliono farci credere che loro, in tutti questi anni hanno vigilato e hanno cercato di proteggerci. Ma non ci sono riusciti perché la colpa, si sa, è sempre di qualcun altro. Nessuno che abbia detto: ho sbagliato e me ne rendo conto. Ora proviamo a rimediare.

La faccia di bronzo impera. La sinistra ha nuovi programmi, presenteranno i nuovi inciuci travestiti da facce semi nuove o semi usate: fregheranno le donne mettendoci qualche sgallettata e facendoci credere che sia dotata di pensieri propri. Ma le varie Marianne le abbiamo già viste. Nella migliore tradizione della nomenclatura sovietica sappiamo bene come funziona. E lo sappiamo senza scomodare Churchill.

I vari profughi di destra sono in subbuglio per trovare i nomi migliori, quelli che potrebbero portare loro qualche voto oltre a quello dei parenti stretti e del portiere del loro palazzo.

E quindi si spazia da fermiamo qualcosa a Manifesto per l’Italia. Io suggerirei al movimento arancione del giustiziere della città qualcosa di partenopeo tipo: salutame a soreta!

Uno scenario desolante che non porta a nulla. E non sono certo i vari imprenditori last minute che possono fare la differenza. Perché mi chiedo, ma qualcuno dotato di buonsenso, andrebbe a  votare un Montezemolo o un Marchini?

A questo punto, visto che io sono attaccata alle tradizioni, mi piacciono le solidità e le certezze della vita, tendo al cambiamento graduale, propongo di candidare il Panettone Motta. Una certezza, e se poi vogliamo osare il cambiamento, potremmo candidare anche quello senza uvette!»

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI

4 COMMENTI

  1. ELVIRA, ELVIRA UEBER ALLES!!! GRAZIE, MIA MOGLIE ED IO CI SIAMO DIVERTITI FINO ALLE LACRIME. UN ABBRACCIO

  2. Quadro perfetto della situazione…come si fa a farlo leggere ai politici o presunti tali? si darebbero..”una regolata”? ti ho ritwittato… così lo leggono gli interessati… speriamo…
    tanks dell’ottima fotografia….

  3. Per completare l’opera occorre attendere lo schieramento del Bambino Gesù e di Babbo Natale, fondamentali visto le imminenti elezioni politiche. Il tono ironico e farsesco sulle vicende una vicenda da incubo che stiamo vivendo è l’unico che una persona raziocinante può utilizzare e ringrazio Elvira del bellissimo spunto. Gli antichi romani avrebbero rappresentato la vicenda con una commedia di stampo atellana, comicità e ironia……

Comments are closed.