L’Italia ha raggiunto la dimensione di Paese di immigrazione da circa 25-30 anni, ma ha nella propria storia e DNA una forte tradizione e tendenza alla emigrazione. Crisi economica e degrado morale sono alla base di disillusione e frustrazione, i sentimenti che maggiormente animano gli italiani dentro e fuori confine, tanto da aver portato a nuovi micro-fenomeni di emigrazione. Tale è la sfiducia (spesso indotta dalla stessa classe politica per interesse alla conservazione) verso il Paese e la possibilità di rinascita che, in molti casi, l’emigrazione è vista, magari con fin troppa leggerezza, come àncora di salvezza specialmente dalla nuova generazione di italiani basata sulle coppie “miste” italiano-straniero.

Disillusione e frustrazione, sentimenti chiave frutto ed eredità di perlomeno un ventennio di mala-amministrazione. Personalizzazione egoistica della politica ed una comunicazione deviata hanno distolto l’attenzione del cittadino-cicala dalle necessità di un Paese che rallentava sempre più la propria corsa in direzione dello sviluppo per impantanarsi nel nulla progettuale ed in una palude di interessi privati resi protagonisti, con banali pretesti, dell’azione di Governo. In questo contesto di involuzione culturale vi è anche lo svilimento del concetto “liberale”, oggi reso vago e da riscoprire, utilizzato troppo a lungo impropriamente come aggettivo per mascherare mascalzonate quali le leggi “Cirami”, “Cirielli”, “legittimo impedimento” e compagnia briscola. Tutte iniziative, queste ultime, “ad personam” atte a garantire l’impunità del padre-padrone della banda.
Quando la sfacciataggine e la sfrontatezza della classe politica sono sfociate in delirio da onnipotenza (passando tramite l’appropriazione indebita dei fondi di partito, feste e festini e raschiando il fondo del barile con signorine di dubbia moralità fatte passare per poverette arrivando addirittura a chiederne impunità perché presentate come nipoti di Capi di Stato…) siamo giunti, per reazione emotiva, al Governo Monti accolto con un sospiro di sollievo e con i favori dell’opinione pubblica.

Ora, anche grazie ad una manovra di disinformazione orchestrata dalla classe politica dirigente (che vuole alleggerirsi dalle proprie responsabilità in vista delle elezioni della primavera prossima) Monti ed il Governo attuale corrono il rischio di essere visti da una sempre più larga fetta di cittadini in Patria o all’estero, come responsabili non solo di aver effettuato alcuni passi, riconosciamolo, modesti, ma di criticità eredità del passato. Responsabilità in parte del Presidente del Consiglio stesso per l’incapacità di “rischiare fino in fondo” nel rapporto con i partiti che lo sostengono; responsabilità in parte del Parlamento in mano a forze politiche conservatrici espressione di corporazioni e lobbies di potere interessate al mantenimento dello status quo ed ostili al cambiamento. Per questa ragione sono stati azzoppati progetti di riforma che negli intenti dovevano ridare ossigeno e dignità al sistema (uno su tutti: le liberalizzazioni che nel testo originario erano una vera e propria Rivoluzione), superando vecchi vincoli ridimensionando oligarchie comode nei loro privilegi garantiti, invece, da questa classe politica complice ed interessata a mantenere tutto fermo per via dei benefici che ne trae.

In un contesto, quindi, di forte disaffezione e delusione, il distacco dal Paese viene appesantito anche dalla scarsa considerazione con la quale i vari governanti, al di là delle dichiarazioni di facciata, si sono rapportati al italiano all’estero al quale, grazie a questa sciagurata legge elettorale basata su liste “chiuse” (con candidati scelti dai partiti e riportati in ordine tale che risultino eletti i più graditi), sono stati spesso propinati figuri di scarsa qualità (se non addiritura di dubbia moralità) utili solo ai calcoli delle segreterie di partito e passati alla storia più per equilibrismi degni di saltimbanco da circo che per le iniziative legislative; senza parlare della innata abilità a passare da una coalizione all’altra senza vere motivazioni politiche, ma solo per iniziativa personale.

Il banchetto bulimico ed esoso (a base di signorine, complottismo a giustificare privilegi mascherati da presunte libertà, disprezzo verso la cultura della legalità) presso il quale gli italiani si sono abbuffati nel passato recente, incuranti delle conseguenze che una politica stantia, ridotta a spot e “panem et circenses”, avrebbe portato al Paese ed ai propri figli, ha acuito, a causa della sottovalutazione e del tardivo intervento, una crisi europea e mondiale di portata storica. Da qui, pare essersi riaperta la valvola di sfogo dell’emigrazione. Mediaticamente si racconta sempre dei “cervelli in fuga”, ma, più modestamente, sono spesso le famiglie impaurite, il ceto medio, i piccoli risparmiatori che prevedono difficoltà a far quadrare i conti, a rivolgersi all’estero qualora ne abbiano occasione.
“L’Italia s’è desta” recita l’inno nazionale, ma troppo a lungo, per essere franchi, l’italiano si è soffermato nel torpore e nella mediocrità. Citando il pensiero di un grande Liberale come Malagodi, potremmo dire che nel passato recente all’italiano, ai tanti noi, sia venuta meno, troppo a lungo, la capacità di battagliare con se stesso, di anteporre l’interesse generale (intendendo con esso anche l’accantonare l’interesse godereccio del immediato per pensare al futuro, ad esempio, dei nostri figli) e di servirlo contro l’interesse egoistico che ci attrae e ci torna utile.
Ma l’Italia e gli italiani, probabilmente, ancora sonnecchiano, perché l’ostilità al Governo Monti è comprensibile se affrontiamo le questioni con la “pancia” per via del rigore e dei tagli che sta imponendo, ma se abbiamo onestà intellettuale, dovremmo anche chiederci e ripeterci dove siamo stati negli ultimi venti anni e quanto spirito civico ha condotto, se lo ha fatto, il nostro agire.

A quanti di noi è capitato, trovandoci all’estero, di essere additati come quelli dell’italietta delle veline e dell’impunità? Della mafia e della corruzione morale? Che sentimento abbiamo provato se non, chiaramente, vergogna? Solo una forte discontinuità con il passato recente, ma anche la riscoperta del senso civico per un impegno diretto che ponga fine alla stagione della rinuncia alla politica per comodità, solo una ribellione culturale che archivi la politica dello status quo e che conduca ad una Rivoluzione Liberale della sostanza e del metodo potrà mutare nella percezione, ma soprattutto nei fatti, le sorti del Paese e ridarci dignità ed orgoglio per camminare a testa alta nelle piazze d’Italia o di qualunque altra parte del mondo.

© Rivoluzione Liberale

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