C’è una sorpresa in questi ultimi giorni che va diffondendosi come notizia molto positiva: l’euro è sopravvissuto. E deve essere proprio una buona notizia se tutti gli osservatori internazionali sono certi che neanche i Maya, per il momento, riusciranno a distruggere la moneta unica europea. La crisi nel frattempo non è finita. Tutti gli indicatori economici indicano che il peggio non è affatto passato. Gli effetti reali e sociali non hanno ancora dispiegato tutta la loro forza. Il tasso di disoccupazione ha superato l’11%; il Pil su base annua ha segnato un meno 2.5%, con un conseguente rapporto deficit-Pil al 2.8%. Il debito pubblico è cresciuto fino a 1.975 miliardi; la produzione industriale si attesta a -5.07%. per non parlare dei consumi, delle vendite di auto. La povertà è aumentata anche sotto la scure della aumentata pressione fiscale.

Anche tutto questo è ciò che induce il Satrapo inconsapevole a lanciare di nuovo un guanto di sfida politica: lui che ha contribuito più di altri allo sfascio, vuole ripresentarsi agli italiani come nuovo “unto”, risolutore finale e causa del baratro. E la prima conseguenza negativa sembra essere una nuova impennata dello spread fra Bund e Btp: e la Borsa in territorio negativo, in controtendenza rispetto alle altre borse europee.

Intanto, gli animal spirits – non quelli produttivi, ma quelli molto speculativi – sono al lavoro, e non dormono mai. Lo spread sale, la Borsa scende, e cosa fa il titolo Mediaset? Cresce oltre ogni ragionevole analisi tecnica. In questo almeno c’è una certa capacità per far quadrare i conti a fine anno.

In tutto questo bâillâmes, lo spread risale perché sono profonde le valutazioni negative sulla capacità del nostro Paese di far fronte ai propri impegni e di porre in essere una politica seria e credibile. Se la certezza dell’agenda politica non è suffragata dalla serietà e dalla responsabilità, anche se il debito è “ritornato” più in mani italiane, sarà difficile che nel 2013 il Tesoro possa collocare senza contraccolpi 410 miliardi di titoli in scadenza.

Certo può non essere giusto che in una democrazia ci possa essere una tale invadenza “estera”. Si può dibattere se l’Europa ci abbia impoverito oppure no. Ma da oggi abbiamo certezza del fatto che i mercati finanziari non perdonano, che la responsabilità della politica è oggettiva e che semplicemente i mercati hanno detto no al Cavaliere e sono impauriti per la potenziale anticipata uscita di scena di Monti.

Con Monti al Governo la politica ne ha risentito certo, ma una certa stabilità dei mercati e la credibilità internazionale ci stavano in qualche modo premiando. Reale o virtuale che sia lo spread, resta l’indicatore più prossimo che evidenzia la posizione sul baratro della crisi.

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