Il 16 di Dicembre probabilmente Giorgia Meloni e pochi amici intimi si troveranno nel salotto di casa sua per una serata prenatalizia a giocare ad un gioco di società per pochi intimi, le primarie del centrodestra. Il ritorno in campo, ormai certo, di Silvio Berlusconi come candidato premier del Pdl affossa definitivamente non solo le primarie, ma qualunque speranza di rinnovamento democratico di quel partito.

Il Re Sole, come capita spesso ai monarchi assoluti, non vede oltre sé stesso e non comprende, o finge di non comprendere, l’esigenza di cambiamento che anche nel centrodestra è ben presente ormai da tempo. Non solo, ma nel tentativo di riproporsi all’infinito l’ex premier mette a rischio l’esistenza stessa del centrodestra italiano, ma cosa ancor più grave l’interesse stesso del Paese intero.

Che la contrapposizione becera tra destra e sinistra sia ormai un fatto del passato l’hanno certificato le primarie del Pd che hanno visto molti elettori del centrodestra partecipare a sostegno di Matteo Renzi, nel tentativo, a mio avviso, non solo di rinnovare il centrosinistra, ma di costringere per riflesso ad un analogo rinnovamento anche nel centrodestra.

La vittoria di Bersani e la autocandidatura di Berlusconi rischiano di frustrare ogni cambiamento e tentano di riportare indietro le lancette dell’orologio politico che in questi ultimi due anni ha invece definitivamente superato il duopolio Pd-Pdl.

La società italiana oggi è purtroppo però ancora vulnerabile a richiami populisti, essendo ancora sotto shock per l’improvvisa e devastante crisi economico-finanziaria e per le misure draconiane che sono state applicate per fronteggiarla. Potrebbe per larghe fasce farsi coinvolgere nuovamente in una contrapposizione destra – sinistra di vecchio stampo, da tifoseria calcistica.

E’ compito delle forze sane, illuminate e sagge del Paese impedire che questo avvenga ed uno dei modi migliori sarebbe la nascita di un vero ampio schieramento di centro liberaldemocratico e repubblicano, laico e cattolico liberale, che sappia scompaginare il campo, portare una ventata di rinnovamento in volti e programmi e riportare l’interesse collettivo in prima pagina sull’agenda politica italiana.

Grande responsabilità è quindi in mano a coloro che guidano i tanti piccoli partiti, movimenti e gruppi che questo schieramento potrebbero creare unendo le forze, e grave responsabilità avrebbero nel non farlo. 

© Rivoluzione Liberale

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