Il Segretario del PLI, on. de Luca, ha rivolto da queste colonne un aperto invito al prof. Monti a porsi alla testa di una schieramento di centro, liberale, moderato, riformatore ed europeo, che possa affermarsi nelle prossime elezioni come l’asse portante di ogni equilibrio. È un invito sul quale sono completamente d’accordo. Fino a qualche settimana fa, ero stato convinto che a Monti convenisse mantenersi al di sopra delle parti, ma questa convinzione, che si rifaceva anche all’interpretazione di alcune parole del Capo dello Stato, era fondata su una situazione in cui pareva che le forze politiche che lo sostenevano intendessero mantenere il patto di lealtà che avrebbe permesso di condurre la legislatura, e quindi il mandato del Governo, al loro termine naturale, in un’atmosfera dialettica, certo, ma che preservasse quel minimo di senso di responsabilità e di collaborazione che permettesse il varo di alcune misure necessarie al Paese: Legge di Stabilità e di bilancio, Decreto Sviluppo, Decreto ILVA e, possibilmente, legge sulle ineleggibilità, per non parlare di una nuova legge elettorale che, per verità, pareva già allontanarsi definitivamente.

In queste condizioni, un Monti che avesse preso partito avrebbe fatto un danno a sé stesso e al Paese: meglio gli conveniva mantenersi in riserva della Repubblica per il caso che il risultato elettorale portasse a un rinnovo della collaborazione tra i partiti, di cui egli sarebbe stato il referente naturale, o ad una maggioranza che nel suo operato si riconoscesse e che decidesse di porlo a garante, dal Quirinale, di una continuata stagione di riforme.

Così, purtroppo, non è stato. La situazione è radicalmente cambiata,  l’atmosfera di sia pur sofferta collaborazione si è del tutto dissolta, ritornando a toni che fanno presagire una campagna elettorale arroventata, ed è quasi impossibile che possa ricostituirsi in futuro. Il responsabile è uno solo e ha nome e cognome: Silvio Berlusconi. Perché lo ha fatto, è chiaro a tutti: il burattinaio di Arcore sente che si avvicina il “redde rationem” giudiziario, politico e morale e vuole a tutti i costi riprendere in mano il controllo del suo partito che stava sfuggendogli, in modo da tenersi ben stretto il pezzetto di potere che gli elettori gli accorderanno. Funzionale a questo disegno del tutto personale era tagliare corto a ogni illusione di primarie nel PDL, a ogni ipotesi di legge elettorale che gli togliesse il potere di designare a dito i candidati al Parlamento e seppellire il rischio di una legge sulle ineleggibilità che avrebbe potuto metterlo in difficoltà dopo la condanna  in primo grado per reati contro la Pubblica Amministrazione.

Questa è la sola realtà: un ragionamento freddo ed egocentrico del Berlusconi di fronte a cui gli interessi del Paese, le reazioni dei mercati e dei partner europei, lo spread che risalirà costandoci miliardi di euro, contano meno di zero; ma un ragionamento che si coniuga al livore che porta il personaggio a investire della sua “damnatio” tutti, avversari, amici dubbiosi ed ex amici e a riconoscersi, in una specie di delirio di grandezza, solo nei plauditores più servili, alla Santanchè.  Sullo sfondo, la chiara prospettiva di inseguire un becero populismo antieuropeo, rincorrendo l’alleanza con la Lega anti-Europa e anti-Patria e magari lanciando segnali di fumo al grillismo. E purtroppo il suo partito lo segue, appiattito alle sue volontà, senza un minimo di dignità anche personale da parte di chi fino a ieri dichiarava lealtà al Governo Monti e impulsava le primarie come mezzo di rinnovazione del PDL e del suo contatto con la gente. Con che faccia il “gentile e carino” Alfano ha potuto scagliarsi alla Camera contro un Governo che ha fermato l’Italia sull’orlo del baratro finanziario a cui l’aveva condotto l’irresponsabilità berlusconiana, ritrovandosi sulla stessa linea di gente come Grillo e  Di Pietro? E con che faccia il PDL blocca ora la riorganizzazione delle provincie, che dovrebbe farci risparmiare miliardi? Ma come: non aveva strombazzato Berlusconi che le avrebbe abolite tutte? 

Ma è inutile indignarsi. Berlusconi e suoi scherani sono ormai al di là della vergogna. Ripetiamolo: la situazione è cambiata a trecentosessanta gradi e ciò impone di rivedere radicalmente anche la posizione di Monti. Se egli fosse ancora il Premier sostenuto lealmente e fino in fondo dai tre partiti, sarebbe per lui corretto mantenersi fuori della mischia. Ma il benservito inutile e maleducato che ha ricevuto dal PDL – anche se l’ha accolto con saggia flemma – lo libera da qualsiasi obbligo di imparzialità, specie nei confronti di quella forza politica. Con l’annuncio delle sue dimissioni dopo il varo della Legge di Stabilità, egli ha dato un’ulteriore prova di dignità e di cura per gli interessi del Paese e tale gesto rafforzerà il rispetto di cui gode in buona parte dell’opinione pubblica. Lasciamogli ora qualche giorno per chiudere il suo mandato con la Legge di Stabilità e di bilancio, che, almeno a parole, persino il PDL dichiara di voler approvare in tempi brevi, e poi rimetta il suo incarico nelle mani del Capo dello Stato, e si fissi la data delle elezioni in tempi che ormai conviene siano i più brevi possibili. Da quel momento in poi, però, si senta libero di decidere e di definirsi.

Come ha ricordato l’on. de Luca, è chiarissima l’esigenza che la vasta area di moderati, liberali, riformisti ed europei, che siano laici o cattolici, repubblicani o radicali, si riunisca attorno a un Centro forte e ampio, che possa determinare gli equilibri politici postelettorali e neutralizzare il peso dei populismi di destra e di sinistra. A conti fatti, questo Centro, se riesce a convincere la vasta area dei delusi del PDL e anche del PD “renziano” che cercano un approdo e sarebbero altrimenti tentati dal non-voto, può contare su una alta percentuale di suffragi. Se si sta ai sondaggi sul tasso di approvazione del Governo Monti, si tratterebbe più o meno del 30%. Ma esso rimarrà  sulla carta se non riesce a darsi rapidamente una forma, un’organizzazione, un contenuto programmatico e un referente visibile e convincente.

Mario Monti, ora, deve riflettere sul da farsi: può lavarsene le mani, limitandosi al suo ruolo di senatore a vita o magari contando su una improbabile chiamata corale a Palazzo Chigi o sull’ascesa al Quirinale: è nel suo diritto. Ma se ha a cuore, al di sopra dei propri interessi e prospettive personali, il bene del Paese al quale ha dato molto in quest’anno, dovrà impegnarsi in modo aperto. Certo se lo aspettano tanti  italiani e, con loro, i mercati e l’Europa. Basterebbe l’effetto di un suo annuncio per contribuire a rassicurarli. I suoi esegeti dicono che vi stia riflettendo, ma conviene essere prudenti e non anticipare decisioni che, come egli ha detto in una trasmissione TV, appartengono solo a lui. Ricordiamogli però che, come ha osservato su queste colonne il Segretario del PLI, senza un grande movimento moderato, liberale, riformatore ed europeo capace di porsi al centro del sistema politico e guidato da chi ha dato ampie prove di capacità e responsabilità, l’Italia, stretta tra i populismi di destra e di sinistra e minacciata dall’ondata dell’antipolitica, corre un rischio a cui una persona del livello di Mario Monti non dovrebbe restare indifferente.

© Rivoluzione Liberale

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4 COMMENTI

  1. Parole molto sagge e condivisibili, ma con il “Porcellum” come la mettiamo?
    Questi sono auspici che ben si sposano con una legge elettorale con un’impronta proporzionale, magari a colleggio unico, ma dato che si andrà a votare con l’attuale legge elettorale, al PLI conviene (diciamolo senza tanti giri di parole) sposare un “centro” che rischia di non avere nessun peso politico?
    Lo sò, pongo solo domande e non fornisco risposte, ma credo che l’argomento debba essere analizzato e sviscerato in tutti suoi aspetti, anche quelli meno nobili, dalla prossima Direzione di Partito che si terrà il 20 p.v.

  2. La ringrazio per il suo commento e comprendo i suoi dubbi. É certo che il Porcellum favorisce il bipolarismo, ma non é riuscito finora a impedire che un centro, sia pur limitato, esista, nei numeri e politicamente. Se ora il Centro si affermasse come una forza del 20% o piú potrebbe seriamente influenzare la scelta e il programma del futuro governo. Non dimentichiamo che al Senato il premio di maggioranza funziona assai meno e l’apporto del Centro sará probabilmente decisivo. Ci si puó riuscire, se i vari spezzoni si uniscono e Monti accetta di mettersi alla sua testa. Questo Bersani lo sa e lo teme e per questo, con una certa maleducazione, ha invitato il Premier a tenersi da parte. É chiaro che a lui conviene una estrema polarizzazione della campagna, tra lui e un Berlusconi screditato e giá costoso per il Paese, mentre la presenza di Monti offre una terza alternativa e scompagina il gioco. Detto questo, é chiaro che per Monti si tratta di una scelta assai ardua, perché in un modo come in un altro rischia di bruciare, non tanto se stesso, quanto la risorsa che egli rappresenta per il Paese, per cui ogni sua decisione andrá rispettata. Quanto al PLI, non sta ovviamente a me definirne la linea, ma personalmente non mi costa immaginare dove altro potrebbe collocarsi se non al centro. Certo non a reggere la coda al condannato di Arcore, o alla strana coppia Bersani-Vendola.

  3. La ringrazio anch’io per la risposta.
    Chiaramente e crocianamente Noi siamo il “centro” dello scenario politico, ma in politica oltre gli ideali esiste il pragmatismo.
    Tutte le sue condivisibili osservazioni si basano su un presunto 20%, che stante anche i più recenti sondaggi, fatti sull’onda emozionali di questi giorni, danno il centro al 12-15% e da questo dato che invece partono i miei dubbi.
    Al PLI credo che pragmaticamente, oggi prima di ogni cosa, serva una rappresentanza politica, vera, uscente dalle fila del partito, quindi stante il porcellum, si debba fare di necessità virtù.
    Pertanto condivido le nostre linee programmatiche uscite dal C.N., ma vista anche l’esperienza Siciliana alle ultime elezioni, dobbiamo turarci il naso, indossare una maschera antigas ed una tuta da guerra nucleare-batteriologica, e purtroppo scegliere.
    Poi dopo, segnata la nostra esistenza in vita, allora …….

  4. Condivido i dubbi espressi da Stella pur apprezzando gli sforzi che vengono fatti dal Partito per trovare un punto d’ancoraggio valido ed accettabile pur di non restare ancora una volta esclu- so da una rappresentanza che, è innegabile, ci compete non solo per la storia precedente ma sopratutto per ciò che cerchiamo, liberali e laici, di progettare e produrre per il bene della collet-
    tività. In effetti meriteremmo una attenzione più ponderata dall’elettorato che spesso, pur sa- pendo di sbagliare, ci ha inserito malignamente nel mucchio degli imbroglioni della classe poli- tica, di cui decisamente non ne facciamo parte, con la famosa e irritante frase:siete tutti uguali !
    Mi inserisco nel dibattito per esprimere brevemente una opinione, estremamente seria pur opi-
    nabile,sulla situazione odierna a seguito della imminente data delle elezioni nazionali.
    Sembra chiaro che ci saranno con i partiti finoggi egemoni due blocchi, aiutati dalla legge elet- torale truffa : una parte rossiccia risultante dalla ammucchiata sinistrorsa con a capo Bersani, “micio micio bau bau”, che già si sente vincitore, un’ altra grigiastra della destra più retriva che farebbe capo a Berlusconi,” mi si consenta”. Se non ci saranno novità (si parla di un passo indietro di Silvio a favore di una coalizione di centrodestra da affidare a Monti !!!) lo scontro duro sarà tra queste ammucchiate che costringerà, vigente il porcellum, altre formazioni a fare a fare una modesta presenza da comprimari, dividendosi or per l’uno o per l’altro, ovvero ad essere,pur avendo i voti, riposta nel dimenticatoio organizzato da chi non li vuole.
    Dobbiamo considerare inoltre che nel firmamento della geografia politica ci sono i vari movimen-
    ti di protesta, come i grillisti, i leghisti, gli assenteisti. E inoltre un’area, che appellano dei mode-
    rati come sono considerati gli amici e simpatizzanti(!) di Casini (cattolici ex democristiani) e di Fini (transughi nazionalisti),con cui qualcuno dice dovrebbero allearsi liberali, repubblicani,laici
    di tendenze varie, turandoci il naso, con maschera antigas e con tute mimetiche. Questo strano
    ed ipocrita assembleaggio dovrebbe fare riferimento come conduttore a Monti, che ha creato
    in questanno più triste di quelli precedenti pur deleteri tanta negatività per buona parte della
    popolazione italiana tartassata come se fosse responsabile dello sfascio, intendo dire i cittadini
    con o senza busta paga, i pensionati, i malpagati, i idisoccupati ,i licenziati dalle migliaia aziende
    piccole e medie, costrette a chiudere e/o fallite. Non so come spiegare o si possa chiedere a
    il consenso senza avere un secco rifiuto.
    Allora c’è una necessità di ricercare intanto l’effettiva unione dei liberali, dei laici,dei riformisti,
    dei radicali, dei titubanti, degli astensionisti nel volere con una formazione di cui il PLI sia volano
    di conduzione condivisa, al di là di piccoli interessi di bottega, di invidie, di gelosie, insomma di
    tutti gli atteggiamenti stupidi dei cretini di turno. Alla testa di questa formazione si dovrebbe bri-
    gare per trovare un personaggio nuovo, non rottamato da altri,possibilmente giovane.E quindi
    tentare l’avventura ……

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