Gli investitori professionali e le imprese operanti in Italia hanno accolto male l’annuncio delle dimissioni del Primo ministro Mario Monti e sui mercati è calata inizialmente la notte fredda; una di quelle notti in cui l’aria sembra recare nelle sue raffiche gelate l’incubo dell’ingovernabilità e la recrudescenza del movimento anti-austerità legato all’ingresso di Silvio Berlusconi nella campagna elettorale.

Se gli Usa hanno il problema del fiscal cliff, l’apocalisse del bilancio pubblico, l’Italia ha il suo political cliff, un rischio politico potenzialmente contagioso nel contesto europeo in cui le logiche nazionali tornano a prendere il sopravvento.

Il rischio è che il malcontento potrebbe continuare a crescere e compromettere la capacità del prossimo governo di proseguire le riforme strutturali avviate dall’esecutivo guidato da Monti o provocare quanto meno un’aspra campagna elettorale anti-riforme e anti-Europa.

Se la pressione del mercato dovesse riprendere pieno vigore e mettere a repentaglio l’accesso al mercato dell’Italia, l’attivazione dello scudo Bce (l’acquisto di titoli di Stato sul mercato per puntellare i rendimenti) potrebbe essere un’eventualità. Ma l’ostacolo a chiedere il sostegno della banca centrale – scrive Morgan Stanley in una nota – “è probabilmente più alto che altrove e difficile da negoziare nel bel mezzo di una campagna elettorale”. Lo scudo anti-spread è stato finora uno strumento di protezione “virtuale”, la cui non banale attuazione riproporrebbe, tra gli altri, il problema non risolto della seniority di Eurotower, cioè dello status privilegiato di Bce rispetto agli altri detentori di bond.

L’aumento del sentimento antieuropeo sarà respinto dall’elettorato, ha dichiarato Monti a Oslo. “I cittadini italiani sono maturi“, ha detto il premier. “Non sono stupidi”. Pur tuttavia, è non trascurabile il rischio che i rendimenti dei titoli di Stato – e con essi il costo del servizio del debito pubblico – possano tornare a lievitare. Un’ipotesi più che scottante se si considera che la cicatrice della recessione è ben visibile sul tessuto economico del paese e le riforme strutturali finora varate non hanno raggiunto la massa critica necessaria. 

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