Nel grande caos politico nel quale pare aprirsi la prossima campagna elettorale, anticipata da una mossa irresponsabile del Pdl, c’è un’unica certezza, ovvero che per ora manca un soggetto liberaldemocratico di centro che riempia un evidente vuoto. Un vuoto lasciato da un lato dalla ricollocazione decisamente a sinistra del Pd, dopo la vittoria alle primarie di Pierluigi Bersani, e dallo spostamento deciso di ciò che resta del Pdl verso una destra populista e dai toni nazionalisti e antieuropei più vicini alle posizioni lepeniste che non al PPE, che infatti discute in queste ore addirittura dell’esclusione del Pdl.

Questa situazione si aggiunge ad una carenza cronica italiana di presenza liberale nel quadro politico nazionale frutto prima della contrapposizione da Guerra Fredda PCI-DC e poi dal duopolio forzoso PD-PDL degli ultimi anni. Eppure, solo riforme decisamente liberali possono essere la risposta efficace alla crisi economica e finanziaria che attanaglia il Paese e tali riforme saranno fattibili solo se nel prossimo Parlamento, nel prossimo Governo e nella prossima maggioranza ci sarà una significativa presenza autenticamente liberale. Eppure, davanti ad una domanda così evidente ed impellente, chi dovrebbe fornire una offerta politica ancora tentenna e mantiene divisioni e personalismi inspiegabili.

In quest’ottica da molte parti si auspica un impegno diretto del presidente del consiglio Mario Monti, oggi forse l’unica personalità politica capace di catalizzare le forze di centro in un unico schieramento, ma se il professore dovesse fare altre scelte il progetto non può essere fatto cadere. Certo è un progetto comunque rischioso, schiacciato tra i populismi di destra e sinistra e l’antipolitica grillina, ma è comunque l’unica alternativa seria che si può dare agli elettori italiani e non può essere abbandonata.

E’ quindi il momento del coraggio, della scommessa anche contro i pronostici, è il momento di dimenticare le differenze e gettare il cuore oltre l’ostacolo. E’ anche un momento di storica responsabilità per tutte quelle forze liberaldemocratiche e repubblicane, laiche e cattoliche liberali, che possono, unendo le forze, dare forma a questo schieramento e che avrebbero una colpa gravissima se, per piccoli calcoli di bottega, dovessero mancare a questo compito, a prescindere dalla presenza o meno di Mario Monti come candidato premier. Monti sarebbe senz’altro un elemento di forte unione ed un valore aggiunto fondamentale, ma il progetto e l’esigenza del paese che questo si realizzi è ancora più importante della sua presenza o meno.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI

3 COMMENTI

  1. concordo su tutto tranne sull’uso del termine “centro” riguardo al campo liberaldemocratico. a mio avviso una formazione liberaldemocratica, che tuttti auspichiamo nasca prima o poi, non ha bisogno di alcuna vecchia caratterizzazione geografica.

  2. Seguo da tempo il partito liberale italiano, mi sono reso conto che i contenuti sono senz’altro da valorizzare, in un momento particolare e critico come questo. Ci vuole l’innovazione che possa cambiare drasticamente l’organizzazione e la gestione nell’ambito lavorativo, evitando gli sprechi e l’esubero di figure non idonee o assenteiste.
    Vorrei entrare a far parte del Vostro gruppo politico, è interessante!
    Il mio apporto comprende in ampio raggio il sistema sanitario, di cui nè faccio parte (dottore in tecnica radiologica presso il Reparto Emodinamica dell’Ospedale San Camillo di Roma, con contratto a tempo determinato.

Comments are closed.