La Carta Costituzionale stabilisce che la salute è un fondamentale diritto dell’individuo e della collettività e garantisce cure gratuite per gli indigenti. La salute come diritto quindi e in questo senso devono essere disponibili a tutti le cure necessarie per la salute personale e sociale. Il Sistema sanitario nazionale al punto in cui siamo arrivati oggi però non riesce più ad assicurare la generalità dei destinatari o la globalità delle prestazioni. La pur necessaria spending review e i vari tagli delle manovre finanziarie hanno quasi del tutto eliminato la certezza delle prestazioni sanitarie fondamentali per i cittadini e la tutela generale del diritto alla salute. Per il 2014 il fabbisogno per la sanità pubblica sarà pari a quasi 130miliardi di euro con un finanziamento programmato inferiore per più di 18 miliardi. In questo quadro è fondamentale ripensare alla effettiva sostenibilità della Sanità.

Abbiamo incontrato il dottor Andrea Scala, noto Medico Ortopedico romano, con il quale abbiamo parlato della sua idea di riforma del Servizio sanitario nazionale, anche e soprattutto alla luce della propria esperienza sul campo nell’ambito del Pianeta Sanità.

Domanda – Dottor Scala, lei ha molta esperienza gestionale, anche internazionale, dei sistemi sanitari. Quale è la sua idea di riforma?

Risposta – Il sistema della salute pubblica va riformato in fretta per ristabilire gli elementi di sostenibilità minimi. Il sistema di governo attuale della Sanità è funzionale soltanto al mantenimento del controllo politico su ingenti risorse da parte delle organizzazioni partitiche che possono così creare e gestire consenso ed anche posti di lavoro. Il servizio sanitario così come è organizzato oggi agisce in palese ed evidente contrasto con la Costituzione per assicurare a tutti una corretta assistenza medica. Nonostante l’abnegazione e la preparazione del personale medico, infermieristico e tecnico, il diritto alla salute risulta scadente e inappropriato. Tutti abbiamo la stessa percezione degli Ospedali: l’accoglienza, il comfort, la pulizia e l’igiene sono spesso disastrose. Attendere anche un anno per poter fare un’indagine diagnostica è ormai la norma. L’impressione è quella di un sistema male organizzato e a cui è difficile accedere. A questo degrado si aggiunge il dato di un grave dispendio economico e improduttivo.

D. – Quali sono i suoi orientamenti operativi?

R. – La mia opinione è che l’attuale situazione debba essere affrontata a due livelli. A livello legislativo deve essere eliminata la presenza di personale politico e non professionale dai luoghi di degenza e cura. Non augurando a nessuno di star male, è corretto affermare che i politici possano entrare in Ospedale solo se per necessità di cura! Affiderei la gestione dell’Assistenza Sanitaria a medici, infermieri laureati e tecnici che conoscono la materia e sono preparati per operare e gestire. Da un punto di vista di provvista di risorse è necessaria la partecipazione diretta dei cittadini alla spesa sanitaria. Non solo fondi privati che rendano efficiente la spesa e la suddivisione della stessa, ma anche partecipazione diretta alla spesa durante la fruizione delle cure. I fondi di dotazione che dal centro dello Stato finanziano la spesa sono improduttivi e fanno acqua da tutte le parti.

D. – Come si integra il discorso ideale e teorico con quello pratico in tema di organizzazione Sanitaria?

R. – In questo periodo tutti infilano la parola “liberale” nella comunicazione politica. Ma l’ideale liberale è insieme un’idea filosofica e una prassi di gestione politica. L’intervento liberale, a mio avviso, è teorico in quanto restituisce alle professioni mediche il ruolo di direzione, di educazione e di formazione. Ma è soprattutto pratico perché sottrae allo Stato la gestione diretta in regime di monopolio di un settore vitale della vita nazionale. La visione liberale implica l’iniziativa, la libera impresa e la libera professione. La prassi liberale favorisce lo sviluppo delle capacità dell’individuo, degli investimenti, delle risorse, della impresa e del mercato. L’assistenza medica e l’organizzazione sanitaria non possono che beneficiare di una visione liberale che promuove sia il merito e l’eccellenza professionale che lo sviluppo di opportunità e di prosperità economica. In questo senso una “sanità liberale” è una sanità che rimette al centro dell’assistenza la persona con i suoi bisogni di cura eliminando ogni fonte di arricchimento per gente senza scrupoli.

D. – Come garantire il diritto costituzionale alla salute con un minore intervento dello Stato?

R. – La salute dell’individuo e la salute pubblica nel suo complesso costituiscono, prima ancora che diritti, elementi di dignità valoriale, che vanno oltre qualunque visione ideologica. Abbiamo creduto che lo Stato potesse assicurare a tutti la salute, ma tutti sappiamo che non è più sostenibile. Vorrei pensare un sistema sanitario dove le risorse finanziarie vengono utilizzate per curare sul serio gli ammalati, dove la dignità del malato si sposa con la dignità del medico bravo e del manager efficace. La spending review va fatta sugli sprechi e non sulle risorse indirizzate alle prestazioni. Se riformiamo la sanità in questo senso – ispirandosi ad una gestione meritocratica, fatta da tecnici capaci – allora si può lasciare allo Stato il rispetto della Costituzione e gli standard e al privato la sua implementazione.

D. – Dott. Scala, lei crede che sia realizzabile di questo tipo di riforma?

R. – Il presidente Monti qualche giorno fa ha affermato pubblicamente la non sostenibilità del sistema sanitario. Molti di noi, tecnici impegnati nella soluzione di problemi della salute, andiamo affermando che il sistema può implodere da un momento all’altro. Ogni giorno abbiamo notizia di Ospedali che chiudono o di operatori che sono da mesi senza stipendio. Mi chiedo se è veramente importante la salute. Se lo è, come spero pensino tutti, non possiamo lasciare le persone sulle lettighe nei corridoi. Credo che non sia più eludibile che tecnici e professionisti seri restino fuori dalla gestione politica della sanità come degli altri campi. Figure di elevato profilo professionale, tenutesi finora fuori dalla militanza politica, devono lasciarsi coinvolgere per fornire il loro contributo di esperienza, di idee, di proposte. Personalmente sono un “tecnico” e posseggo una grande esperienza di studio e di lavoro all’interno di organizzazioni sanitarie italiane e straniere. Credo che la riforma sia implementabile a patto che venga posta in essere da chi sa le cose, e non da politici senza nessuna capacità.

D. – Politici versus Tecnici?

R. – L’esperienza dei governi “tecnici” è sempre stata funzionale alla assunzione di leggi o decreti dettati da un periodo di emergenza o di crisi. Questo ha giustificato il ricorso saltuario e di breve durata ai “tecnici” a cui è toccato di metter mano a provvedimenti “impopolari”. Credo che se professionisti, studiosi, ricercatori imprenditori ed anche intellettuali tornino a pieno titolo alla vita politica attiva ciò consentirebbe di attingere in modo permanente agli ideali e alle proposte di cui si deve nutrire la vita politica.

D. – Secondo lei il “tecnico”  è neutro dal punta di vista ideologico?

R. – La persona che si impegna a far adottare provvedimenti che regolano la vita di intere comunità, non può essere privo di riferimenti ideologici. Il presente quadro di crisi e di emergenza economica non giustifica un atteggiamento “neutro” del tecnico. Al contrario, per gli esperti e gli studiosi, questo è il momento propizio per esporre con chiarezza le proprie idee, le proprie proposte e fornire le basi teoriche e ideologiche. E’ il momento di schierarsi, di prendere posizione ed anche di rischiare di trovarsi in una minoranza. Ma occorre sottolineare la assoluta necessità di idee chiare e di proposte definite. Il dibattito ideologico può essere fonte di innovazione e di chiarezza. E per quanto riguarda la riforma della Sanità, sono pronto ad impegnarmi affinché nessuno resti senza cure, cosa che stiamo rischiando sul serio che possa accadere.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Le faccio i miei complimenti, e concordo con Lei che la Sanità va gestita da persone competenti che ogni giorno affrontano questo argomento, come ha detto Lei, medici infermieri, specialisti, e nn politici che sono li solo per arraffare e chi ne fa le spese come sempre è il malato.

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