Gli scandali di questi mesi nelle istituzioni Regionali di Lazio e Lombardia (ed in chissà quante altre situazioni sommerse) sono la testimonianza di come le segreterie dei partiti abbiano intasato le Istituzioni con una classe politica dirigente inadeguata e non all’altezza del compito.

Quanto stiamo vivendo in questi mesi rappresenta – purtroppo, in considerazione di tutto ciò a cui stiamo assistendo – la ragione postuma di Malagodi che quarant’anni fa si era schierato nettamente contro l’introduzione dell’Istituto delle Regioni ritenute, con lungimiranza degna di un grande statista, come sicura fonte di sprechi, di corruzione e danno per la finanza pubblica.

L’esperienza, il merito, il cursus honorum, sono stati sostituiti, nelle valutazioni che portano alle liste dei candidati alle elezioni, dal essere “amico di”, “collegato a”, “figlio di” (e qui si potrebbero fare molte battute che ci risparmiamo).

In alcuni casi, addirittura, le liste sono state ritagliate su inoffensivi profili al ribasso per non disturbare il “piano carriera” di candidati graditi alle segreterie stesse. Uno dei casi più eclatanti è stata la candidatura del Trota (di Varese), figlio dell’allora indiscusso capo leghista, in quel di Brescia (che forse conosceva solo per qualche escursione nelle montagne della Valcamonica). Candidatura della quale ora si scandalizzano tutti, ma che ai tempi era stata recepita in casa Lega, quasi con devoto spirito di servizio e supinamente, da una classe dirigente che si era vista cestinare nomi di oggettiva qualità (tra i quali dirigenti provinciali di partito e chi aveva maturato esperienza nelle istituzioni romane) solo per spianare la strada al rampollo di corte con inoffensivi candidati di medio-basso profilo che non potessero metterne a rischio l’elezione.

Festini, cene a base di ostriche, bilanci accomodati se non addirittura palesemente falsificati, rimborsi gonfiati o peggio immotivati e la smodatezza con la quale vi è stata la corsa ad accaparrarsi l’accaparrabile dimostrano la sfacciataggine e la smodatezza di chi, poveraccio di mentalità, abbia visto nelle Istituzioni “l’occasione della vita” della quale approfittare, ingozzandosi, senza il minimo ritegno e senza il benché minimo senso dello Stato, delle Istituzioni, per non dire di dignità. A questo proposito, non bisognerebbe mai scordarsi che, ad esempio, malversazione ed appropriazione indebita non sono parolacce, ma reati previsti dal Codice Penale.

La pochezza e la inadeguatezza di questa classe dirigente, di personaggi nel posto sbagliato perché ingordi o impreparati, è dimostrata, soprattutto, dalla incapacità di assunzione di responsabilità di fronte al mal-fatto, doloso o colposo, se non con atteggiamenti ipocriti e finalizzati al lavarsi le mani di fronte a responsabilità maggiori. Comportamenti classici sono la sfrontatezza con la quale questi personaggi approfittano dei bonus-privilegi fatti passare come qualcosa di normale; giustificazioni del tipo “la legge non l’ho fatta io” quasi a dire “perché non dovrei approfittarne?”; lo scarica-barile verso i subalterni (attribuire colpe ad impiegati e collaboratori usati come comoda carne da macello); la faccia di bronzo con la quale prima si ottiene quanto di improprio addebitando, poi, ad “errori”, giustificati con banalità, tutto quanto emerga e diventi pubblica informazione; l’arroganza di passare, se in difficoltà, all’attacco contro chissà quali cospirazioni o persecuzioni.

Concludendo, potremmo dire che, scomodando Pareto, in soli venti anni la classe dirigente che ha governato l’Italia (la quale, in fondo, se elite è stata ne è stata di capaci in negativo) si è deteriorata al punto da essere ormai completamente decaduta e rendere imprescindibile un ricambio al potere.

La necessità, oltre che la speranza, è che emerga una nuova elite consapevole che per rilanciare il Paese, per salvarlo, non si possa prescindere da un nuovo equilibrio politico e sociale basato su principi e su valori autenticamente liberali.

L’auspicio è che si concluda la fase della delega politica ed un rinnovato orgoglio possa spingere, senza compromessi al ribasso, le forze sane della politica, le energie civiche e sociali del Paese in questa direzione.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. La speranza, intanto, é che la Giustizia faccia il suo corso e i ladri vadano dove devono andare: in galera. Anche a monito per i successori.

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