Le recenti dichiarazioni di Mario Monti, secondo il quale il Sistema Sanitario Nazionale in Italia non sarebbe più sostenibile per le casse dello Stato, hanno riportato alla ribalta il tema del diritto di cura e della sanità in genere, anche nel nostro paese dove sembrava, nell’ultimo periodo, essere finito un po’ nel dimenticatoio.

Curiosamente, negli stessi giorni in Gran Bretagna una deputata al parlamento di Westminster proponeva un’interrogazione alla House of Commons nella quale contestava, alla luce di una esperienza personale, le inefficienze del National Health ServiceNHS, detto nell’inglese di tutti i giorni – il Sistema sanitario nazionale britannico.

Ann Clwyd (cognome che più gallese non si può), rappresentante di Cynon Valley a Westminster, ha assistito sino all’ultimo suo marito, affetto da una grave forma di sclerosi multipla. E ciò che ha visto, nell’ospedale in cui l’uomo ha vissuto le sue ultime ore, non le ha permesso di restare in silenzio.

Alla Camera dei Comuni ha presentato un’interrogazione direttamente al Primo Ministro David Cameron, chiedendo che le venissero illustrati gli “standard di compassione all’interno del NHS”. La donna ha lamentato un quasi totale disinteresse del personale medico nei confronti del marito morente, al quale solo un compassionevole amico di famiglia aveva applicato un asciugamano per tenerlo al caldo, infilandogli dei calzini sui piedi che pendevano nudi dal letto d’ospedale. A nessuno è venuto in mente di portarlo in terapia intensiva o meglio – come riporta Clwyd – alla sua domanda in merito le viene persino detto che “c’è gente che sta peggio di lui”. Il marito riceve una maschera d’ossigeno mezza rotta, in attesa che la fine arrivi comunque, perché “avevano già deciso che sarebbe morto”.

Il caso in sé è interessante considerando che il nostro sistema sanitario è ispirato all’assai simile from the cradle to the grave (dalla culla alla tomba), il piano che Lord Beveridge, deputato Liberale,  aveva ideato tra il 1947 e il 1948 al fine di garantire a tutti i cittadini britannici la copertura sanitaria gratuita.

Il sistema sanitario britannico soffre da molti anni. A prescindere dal malcontento degli inglesi abbienti, che lamentano uno sperpero di risorse verso soggetti – a loro dire – senza titoli al trattamento (per esempio, cittadine del Commonwealth o comunque delle ex colonie che decidono di recarsi in Inghilterra a partorire perché il NHS ha il dovere legale di provvedere gratuitamente a tutte le persone malate che si trovino sul territorio nazionale), il sistema di Lord Beveridge è stato pesantemente attaccato in primis dalla signora Thatcher.

Il governo conservatore di allora fu il primo a cominciare ad affiancare agli ospedali pubblici l’offerta di privati – sostenendo la “libera” concorrenza – per poi finire ad avere quegli stessi ospedali pubblici, alla cui testa sedevano manager professionisti,  che “compravano” i servizi sanitari privati per sopperire ai propri deficit.

Il primo governo Blair aveva fatto della difesa del NHS una delle sue bandiere, contestando ai conservatori la volontà di privatizzare, nella sostanza, uno dei più avanzati sistemi sanitari del mondo. Erano stati promessi faraonici stanziamenti per le strutture pubbliche che tuttavia negli anni si videro ben poco, sino a che il secondo governo Blair non rese esplicita la volontà di proseguire la politica thatcheriana del doppio binario, lasciando coesistere pubblico e privato senza risolvere i problemi ormai abnormi della sanità pubblica.

Il governo Cameron ha annunciato nel 2010 una totale riorganizzazione del sistema anche se, a ben vedere, ciò che viene proposto è piuttosto un semplice spostamento delle competenze burocratiche e amministrative dal centro alle periferie, ciò che secondo Downing Street dovrebbe ottimizzare le spese e far saltar fuori nuovo denaro da investire nei servizi sanitari.

Il futuro del NHS rimane un’incognita. Il piano Beveridge, una riforma rivoluzionaria che portava in molti punti la firma perlomeno ideale dello stesso Winston Churchill, sembra dissolversi nelle nebbie del tempo. Mentre negli ospedali di Sua Maestà si continua a morire di mancanza di compassione.

© Rivoluzione Liberale

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