Le mosse contraddittorie e incomprensibili del Cavaliere non convincono affatto il Professore che non cede (e molto probabilmente mai cederà) a nessun tipo di corteggiamento berlusconiano e, in genere, non cadrà vittima di alcun tranello pidiellino. Monti sceglie, in particolare, la sede europea del Ppe per prendere le distanze dal Cavaliere, sottolineando: “Questo non è il momento per sciogliere la riserva, ma tra me e Berlusconi vedo una visione diversa sul futuro del Paese”.

In definitiva Mario Monti non ha ancora espresso chiaramente la volontà di candidarsi, nonostante continui ad alimentare le speranze di molti. L’ultima scelta ragionata del Professore è l’agenda che ha intenzione di presentare ai partiti, un programma di idee e di riforme possibili, una sorta di memorandum per il Paese, con l’obiettivo che tale impegno programmatico sia la linfa che darà corpo alla campagna elettorale che tra pochi giorni le forze politiche metteranno in atto, in una fase storica (che ormai perdura da diversi anni) in cui tutti si concentrano sulla leadership e molto poco sui programmi.

In quest’ottica il presidente della Repubblica, durante la consueta cerimonia di auguri natalizi con le più alte cariche dello Stato, non ha dimenticato di ricordare che “nel confronto elettorale che sta per aprirsi in Italia, su ciascuna forza politica incomberà il dovere della proposta e quindi l’onere di provarne la sostenibilità”, tenendo comunque conto dell’espressività di ognuna. “Non mi pare eccessivo dire – ha precisato Napolitano – che su molti temi importanti resta intatta la libertà di distinzione e competizione tra diversi programmi politici e di governo”.

Il capo dello Stato ha scandito parole chiare e dense di senso di responsabilità istituzionale e morale, in un clima tutt’altro che disteso e dai contorni decisamente incerti e traballanti. Ha sottolineato il triste destino dell’ennesima legislatura che si avvia al termine in maniera brusca e caotica, un destino che si ripete e che sembra contraddistinguere la storia della nostra Repubblica. “Quando, fin dall’inizio di questo autunno – ha affermato Napolitano – avevo colto i segni del crescere di difficoltà e tensioni nei rapporti tra le forze di maggioranza e tra queste e il governo, mi ero premurato di rivolgere pubblicamente l’invito a una costruttiva conclusione della legislatura ancora in corso, così da portare avanti la concreta attuazione degli indirizzi e dei provvedimenti definiti dal governo e sottoposti al Parlamento”, ma così non è stato. Con profondo rammarico, animato da un vivo senso delle istituzioni, Napolitano ha aggiunto: “Il mio invito e il mio sforzo erano motivati dalla convinzione che mi ha guidato nell’esercizio del mio mandato di Presidente, del grande, decisivo valore per il nostro Paese della continuità e stabilità istituzionale. Un valore spesso trascurato nel corso della nostra storia repubblicana”, ha ammonito il Capo dello Stato.

Nei giorni scorsi, inoltre, Napolitano ha di nuovo espresso il suo disappunto rispetto alla candidatura di Mario Monti. In una situazione simile il premier ancora in carica non solo verrebbe meno alla sua posizione di terzietà e al suo mandato di senatore a vita (ruolo tra l’altro affidatogli da Napolitano) ma, in verità, le preoccupazioni del presidente della Repubblica sono focalizzate sulla buona riuscita del successo elettorale del Professore. In sostanza, nella prospettiva di un confronto pubblico destinato sempre più a polarizzarsi tra il centrodestra e il centrosinistra, un ipotetico insieme di partiti aggregati in tempi ristrettissimi, in nome di Monti e della sua agenda, attorno ai moderati transfughi del Pdl e i vari centristi dall’anima non ancora ben definita, potrebbe non raccogliere una adeguata soglia di consensi, che in questo momento alcuni sondaggisti azzardano oscilli tra il 10 e il 15 per cento.

La preoccupazione del capo dello Stato – ciò che del resto è la preoccupazione di molti italiani, data la legge elettorale ancora in vigore – risiede nel fatto che il suddetto debole 10-15 per cento non garantirebbe al Professore la forza di imporsi all’interno dello scenario politico, con il rischio di un reale indebolimento della figura ‘super partes’ della quale proprio Mario Monti è stato il promotore fin dall’inizio della sua avventura di premier ‘tecnico’. Una presenza ‘super partes’ che il Professore ha difeso nel corso di tutto il 2012 ma che ora, data l’urgenza dei fatti, sembra necessario coinvolgere anche nella prossima legislatura, riservando quindi a tale figura un normale iter di rappresentanza politica che sia il frutto di democratiche elezioni.

“Non ci si lasci allarmare dalle tensioni che hanno investito il governo Monti”, ha rassicurato nei giorni scorsi Napolitano con la sicurezza e il rigore istituzionale che lo contraddistinguono. “Questo difficile passaggio sarà superato: banco di prova del senso di responsabilità e della vocazione europea di ogni forza politica sarà il non mettere a rischio i progressi conseguiti dall’Italia attraverso sforzi intensi e sacrifici dolorosi”.

Al bando, dunque, populismi, leadership spettacolari o, ancor peggio, campagne antieuropee. Il richiamo del presidente della Repubblica si focalizza sul “senso di responsabilità” affinché gli sforzi finora sostenuti non siano vanificati da inutili beghe politiche il cui obiettivo non è, di certo, risolvere i problemi e fare i fatti (a partire dalla mancata riforma della legge elettorale e varie questioni in materia di giustizia ancora inevase).

L’aspettativa espressa dal Presidente all’inizio della legislatura affinché “avviandosi e consolidandosi un clima più disteso nei rapporti politici, si producesse un sussulto di operosità riformatrice e anche un moto di rinnovamento dei partiti, del loro modo di essere, del loro rapporto con i cittadini e con la società”, si sono rivelate “aspettative troppo fiduciose o avanzate, rispetto alle quali si è fatto sentire tutto il peso di resistenze ed ostacoli profondamente radicati, di antichi ritardi, di lenti e stentati processi di maturazione”, ha ammonito il capo dello Stato.

Non è comunque il tempo di piangere sul latte versato; l’Italia, e quindi tutte le diverse forze politiche, destra e sinistra o meglio moderati e progressisti  – come mutuato dal vocabolario europeo e trasferito sul territorio nazionale in piena fibrillazione pre-elettorale – sono chiamati, necessariamente, a rimboccarsi le maniche mettendo alla prova il loro “senso di responsabilità”, perché come ha ribadito Napolitano – a proposito di alcune riforme essenziali alla vita democratica e liberale della Repubblica – “quella ora giunta al termine è stata purtroppo un’altra legislatura perduta: anche modeste modifiche mirate, frutto di un’intesa minima, sono naufragate”. “Il fatto imperdonabilmente grave” – ha sottolineato Napolitano – è stato l’aver fallito “la prova della riforma della legge elettorale del 2005, su cui pure la Corte Costituzionale aveva sollevato seri dubbi di legittimità”. Il frangente attuale sarebbe così il frutto dell’acuta “sordità” dimostrata da tutte le forze politiche, nessuna esclusa, che ora devono però dare conto ai cittadini-elettori dei loro errori, dei loro ritardi o rinvii, mentre “la politica nel suo insieme rischia di pagare un prezzo pesante”. Le inconcludenti “logiche conflittuali” ancora in voga, il “tatticismo esasperato”, “l’ambiguità di posizioni” sempre mutevoli sono i mali da curare in maniera urgente e risolutiva perché si arriverà al confronto elettorale ma, come ha ammonito il Capo dello Stato, nessuno può pensare di “poter nascondere agli elettori tutto quel che è rimasto irrisolto di decisivi nodi politico-istituzionali venuti al pettine più che mai nel corso dell’ultimo anno”.

È questo il clima in cui Mario Monti è chiamato a invocare il bel tempo sul Bel Paese, forte del suo rigore e del suo alto senso di responsabilità, ossia le qualità che lo qualificano come  il miglior leader ‘moderato’, con in tasca l’amicizia dell’Europa e un ricco pacchetto di riforme da portare avanti.

© Rivoluzione Liberale

CONDIVIDI