Una cosa pare evidente all’avvio della campagna elettorale più confusa ed incerta della storia repubblicana, chi lancia proposte populiste sta monopolizzando la scena e rischia di coinvolgere anche tutti gli altri. I temi oggi infatti sono al momento solo due (Monti o non Monti e Imu o non Imu), come se questi fossero davvero i cardini su cui poggia il futuro del nostro Paese.

Lasciamo per un attimo da parte l’eventuale candidatura o meno del presidente del consiglio Mario Monti, che è ovvio come non sia il problema principale, piuttosto direi che il problema è la maggioranza politica che reggerà il prossimo governo, con o senza Monti. Concentriamoci sulla pressione fiscale, identificata nell’Imu, la tassa sulla casa.

Gli Italiani si sono sorbiti in questi giorni, su due talk show di Mediaset ed uno della Rai, lo spettacolo d’arte varia di un Silvio Berlusconi che, oltre a candidare – allo stesso tempo – sé stesso, Monti e Alfano a premier del centrodestra, torna a fare promesse mirabolanti, per la sesta volta. La più evidente delle promesse è l’abolizione dell’Imu, da coprire con aumenti su alcool e sigarette. Una proposta che, chiunque conosca le proporzioni tra le entrate di queste voci, sa che è una sciocchezza.

Quello invece di cui Berlusconi non parla, e di cui non parlano finora purtroppo nemmeno gli altri competitori della prossima campagna elettorale, è come si può ridurre la spesa dello Stato, unica premessa necessaria alla riduzione non solo dell’Imu, ma anche di tutte le altre imposte.

Che la pressione fiscale sia ormai insostenibile per i cittadini è una cosa evidente a tutti, per ovvi motivi, tranne forse a coloro che hanno i capitali alle Cayman e le tasse non le pagano. Quello però che si dovrebbe dire ai cittadini è che con un debito pubblico di 2.000 miliardi si può ridurre la pressione fiscale solo riducendo drasticamente le necessità di spesa dello Stato.

Occorre quindi una drastica riduzione degli apparati, specialmente quelli burocratici, e una profonda riforma dei settori di spesa più pesanti. Fatta la riforma delle pensioni, necessaria e forse anche un po’ pasticciata, forse per la fretta, restano da affrontarsi altre voragini di spesa dello Stato. Una delle voce più pesanti nel bilancio pubblico oggi è senz’altro la sanità che assorbe circa il 70% dei bilanci delle regioni per un totale di 112 miliardi di euro di spesa sanitaria corrente (dati del ministero del 2011) più di dieci volte l’introito dell’Imu.

Il peso della spesa sanitaria è particolarmente pesante soprattutto se si considera la poca efficienza che spesso la sanità pubblica dimostra ed il costo, tramite i Ticket, che comunque resta a carico dei cittadini. Di contro la sanità privata, difficilmente può integrare efficacemente l’offerta, essendo costosa e distribuita non in modo uniforme sul territorio.

Ma chi può ridurre davvero la spesa in Italia, chi può affrontare temi come la spesa sanitaria, la riduzione della burocrazia, l’alleggerimento dell’apparato dello Stato? Certamente non può farlo la sinistra statalista, né la destra populista, e infatti negli ultimi 20 anni nessuna delle due lo ha fatto. Né può farlo un’incognita politica dagli aspetti inquietanti come Grillo.

Resta solo la possibilità di un forte schieramento liberaldemocratico, pragmatico e realista. Uno schieramento che certo si gioverebbe dell’immagine internazionale guadagnatasi all’estero da Mario Monti, ma che non può esaurirsi con lui e che necessita di una robusta componente liberale che in Parlamento sia in grado di tenere la barra del futuro governo puntata verso una vera rivoluzione liberale del sistema Italia, l’unica rotta che può portarci lontano da rischi di naufragio. 

© Rivoluzione Liberale

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2 COMMENTI

  1. Concordo sul fatto che in Italia, e per l’Italia, l’unica via di salvezza sia uno schieramento liberaldemocratico
    Tuttavia, al di la del fatto che nell’Agosto 2011 nei palazzi circolava il nome di Einaudi come esempio, la realta’ dei fatti e’ che in Italia un politico della stazza di Einaudi non c’e’.
    Il nominarlo o invocarlo non fa si che’ l’Italia cambi in quella direzione. Per quello servono politiche, leggi, che gli attuali schieramenti politici sono riluttanti a mettere in atto perche’ scardinerebbero lo status quo.
    Credo personalmente che in italia la spesa pubblica vada tagliata in concomitanza con una rivisitazione del sistema fiscale in modo da renderlo certo ed equo. E’ l’unica via che abbiamo per un nuovo risorgimento, senza il quale l’Italia e’ destinata a morire di una morte certa e lunga: di debito pubblico

  2. Non vedo contraddizione tra ciò che dice Agostini e l’articolo, purtroppo è vero che oggi non esiste nel panorama politico un Einaudi, ma io mi accontenterei che ci fosse, e che andasse in parlamento, qualche sincero liberale capace di farsi sentire anche se in minoranza numerica…come sempre hanno saputo fare i liberali italiani.

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