Non credo che la campagna elettorale di questo scorcio di 2012 sia la più confusa della storia repubblicana. Anzi credo che sia quella con il più alto contenuto di politica sistemica e parallela che ci sia mai stata. E al di là di facili giudizi, che dobbiamo lasciare agli storici, Napolitano e Monti stanno dimostrando di essere degli Statisti come solo a ridosso del secondo dopoguerra  c’è n’erano in Italia.

La legislatura volge al termine in un modo che pochi avevano ipotizzato: più che confuso, astruso. Inutile addentrarsi su follie del precedente premier o sulla “solitudine” governata da strane soubrette. Interessante è capire come dovrà essere e a cosa dovrà essere ispirata la politica nel prossimo futuro. Il nostro Premier tecnico, il Senatore Mario Monti, è pronto per fare la sua parte e, qualunque sarà la sua decisione, nulla dovrà essere più come prima. Per conseguire una vera politica liberale, come quella declinata dalla Commissione Europea con il Documento sulla Crescita 2020, non può più esserci spazio per la mediocrità dei sistemi e delle persone: una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva può essere implementata solo da persone preparate, liberali e perbene. La Politica e l’Economia dovranno ispirarsi alla verità e alla trasparenza. Come ha scritto John Rawls, il pluralismo dei prossimi anni, dovrà ispirarsi all’estensione del principio di tolleranza. E l’estensione e l’inclusione – e quindi la crescita intelligente e sostenibile – sarà compiuta solo se riusciremo a guadagnare uno stabile consenso su “un grappolo di valori politici fondamentali”. Le prospettive di valore dovranno raggiungere alti livelli di condivisione etica riuscendo a convergere ed a conseguire un’idea “politica di società giusta”. In questo passaggio si racchiude la preoccupazione di ricercare una strategia politica che consenta di attuare una “stabilità della lealtà civile che diventa coerente con il pluralismo”. Ma un pluralismo fatto di merito e di decisioni giuste, a volte impopolari, per ridare non solo dignità ma prosperità ad un Paese che ha già invertito la tendenza al regresso.

In questo nuovo modo di intendere la “condivisione”, la strategia europea diventa ispiratrice della nuova governance italiana: una strategia di lungo periodo per uscire dalla crisi, ma che si pone anche l’obiettivo di eliminare le debolezze del modello di crescita capitalista e creare le condizioni per un diverso tipo di sviluppo economico, più intelligente, sostenibile e solidale. I risultati sono già visibili, e per l’Italia, il maggior contributo viene dal Governo Monti: conti sotto controllo nel breve periodo, debito e spesa sotto controllo, pensioni più sostenibili, avanzo primario ai massimi dal 1999. Risultati molto positivi ottenuti dal nostro Paese grazie al percorso di risanamento “tecnico”, che dovrà proseguire con il prossimo governo. La Commissione Ue, nel rapporto di fine anno sulla sostenibilità dei conti, promuove il Governo italiano e struttura un richiamo esplicito al prossimo governo: continuità con le politiche di bilancio avviate in funzione degli obiettivi di medio lungo periodo da conseguire.

Il Bilancio è solo il punto di partenza. Obiettivi fondamentali e iniziative prioritarie da realizzare entro la fine del decennio, sono comuni a tutti i Paesi europei: occupazione, istruzione, ricerca e innovazione, integrazione sociale e riduzione della povertà, clima e politica energetica. Nel nostro Paese abbiamo sul serio bisogno di una vera politica industriale e di un efficiente utilizzo delle risorse. Una stagione della responsabilità ci attende e questo vuol dire anche saper coniugare libertà con doveri, diritti ed inclusività in un’ottica di condivisione e di intersezione con le aspirazioni di tutti e con le idealità di ognuno in una ricerca del possibile buon senso e della conformazione ad un nuovo periodo di sviluppo, che ci meritiamo dopo quasi un ventennio di mediocrità e bugie. Dovremo attuare politiche che consentano un crescita sostenibile per le imprese italiane per renderle competitive e per questo la politica dovrà impegnarsi con una seria leadership di politica economica e di politica industriale. Non possiamo e non vogliamo più lamentarci per le miriadi di cose che sono incompiute e che non funzionano. Vogliamo invece impegnarci a far funzionare e migliorare il sistema nel suo complesso. Dobbiamo riaccendere il talento innovativo della nostra economia, eliminare i tarli decennali che deprimono le aspirazioni dei giovani e che spargono semi di regresso. Ricominceremo a crescere, secondo le previsioni, a partire dal 2014: anno in cui il Pil tornerà sul livello del 2007. Per il prodotto pro capite dovremo aspettare qualche anno in più e per questo è necessario immaginare insieme il nostro futuro partendo dal potenziale di crescita del nostro Paese. La “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva” può essere posta in essere in vari modi ma solo con principi comuni: corretta ed efficace disciplina delle politiche di bilancio; sorveglianza degli squilibri macroeconomici potenzialmente rilevanti per la stabilità finanziaria; meccanismo permanente di gestione delle crisi.

La competitività e l’occupazione sono in stretta connessione con la finanza pubblica e con la stabilità finanziaria: la competitività e l’occupazione si ottengono solo a partire da una reale e sostenibile stabilità finanziaria. La Governance globale dell’area euro e le sue regole devono essere sottratte allo scambio politico dei cicli elettorali, per vedere accrescere le garanzie e per rendere la credibilità sui mercati una risorsa meno scarsa. La strategia di Lisbona – che consente ad ogni singolo paese di tener conto delle proprie specificità all’atto dell’implementazione di regole sovranazionali – deve essere ampliata con tecniche di apprendimento reciproco e di condivisione di sistemi tecnico relazionali efficaci per il raggiungimento di obiettivi comuni. Nella sua massima espressione di liberalità democratica, l’Unione Europea non può diventare un molok tecnocratico disgiunto dalle popolazioni europee. Ed è giusto immaginare una nuova stagione del coordinamento europeo. Governi e parlamenti di ogni singolo paese sono i legittimi depositari delle scelte politiche rilevanti. L’Europa può e deve diventare un interlocutore capace di sostenere ed esortare i singoli paesi nel perseguimento di politiche giuste e condivise.

Per questo abbiamo bisogno di tornare ad avere fiducia. Fiducia in noi stessi, con mete raggiungibili ma rese possibili dall’organizzazione generale, e fiducia in chi ha la vocazione al governo. Senza fiducia non possiamo far nulla e questa la riconquistiamo solo a patto di ritornare a condividere valori, liberali e d’azione, che siano la prima pietra di una carta costituzionale europea fondata su principi indissolubili e valori etici con i quali governare insieme il nostro futuro.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. Un programma condivisibile al 100%. La questione é: chi potrá realizzarlo? Il burattinaio di Arcore? O la strana coppia, anzi terzetto Bersani-Vendola.-Camusso? Non ci illudiamo. Se, come le recentissime indicazioni lasciano purtroppo temere, Monti si tirerá fuori (ne ha tutto il diritto, di fronte alle maleducate reazioni di tante forze politiche) i bei programmi resteranno solo sogni e l’Italia non uscirá dalla crisi. Speriamo che il Professore ci ri-ripensi, o che appaia un altro possibile demiurgo capace di unire attorno a se il Centro (ma la Marcegaglia? Solo Buttiglione poteva spartarla cosí grossa!).

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