Il tumultuoso termine della legislatura registra una situazione che fino a poche settimane fa sembrava assai improbabile, se non impossibile. Dico sembrava perché qualche accenno già era nell’aria, dalla vittoria di Bersani alle primarie del centrosinistra, alla auto-ricandidatura di Berlusconi per il Pdl. Già in quel momento, avevo scritto, sembrava ci trovassimo di fronte ad un colpo di coda della cosiddetta seconda repubblica.

Oggi, con l’ipotesi di una rinuncia del premier uscente Mario Monti a scendere in campo in persona, lo scenario di un ritorno al passato appare sempre più probabile. I gruppi parlamentari presenti a Camera e Senato hanno inoltre messo in atto nelle ultime settimane una strategia protezionistica che ha prima fatto naufragare definitivamente una nuova legge elettorale, poi nelle ultime ore sta addirittura ponendo ostacoli ad un decreto che faciliti la partecipazione elettorale a forze nuove. Intanto le televisioni nazionali hanno cominciato a battere la gran cassa per i soliti protagonisti, con un Silvio Berlusconi che imperversa quasi su ogni rete, pubblica e privata, ad ogni ora del giorno e della notte, con i vecchi slogan di sempre, alla maniera del Fidel Castro dei tempi migliori.

L’eventuale rinuncia di Monti a guidare il centro ne ridurrebbe infatti fortemente i consensi, dato che la strategia di Fini e Casini è stata tutta incentrata sull’appoggio al professore, sottovalutando in parte quel centro liberaldemocratico di cui l’Italia necessita fortemente per contrastare estremismi e populismi e sostenere vere riforme di sistema.

Anche la stella, anzi le 5 stelle, nascenti di Beppe Grillo sembrano ridimensionarsi di fronte alle contraddizioni sempre più palesi di un movimento personalistico e sostanzialmente privo di meccanismi democratici interni.

Ecco quindi che torna l’incubo della riproposizione di quel bipolarismo ottuso e fanatico che ha caratterizzato gli ultimi 18 anni della storia del Paese e che è la causa principale della situazione di degenerazione politica e di crisi economica in cui l’Italia si dibatte.

Tutte le forze liberali, democratiche, sane, ragionevoli e illuminate del Paese dovrebbero fare il possibile e l’impossibile per impedire questo ritorno al passato, un passato che per l’Italia significherebbe non avere alcun futuro.

© Rivoluzione Liberale

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