Il Partito Liberale democratico giapponese ha riportato una grande vittoria alle elezioni di Domenica 16 Dicembre, ottenendo così più di 290 seggi sui 480 che conta il Parlamento.

I giapponesi hanno sfiduciato, con il loro voto, il Partito di centro-sinistra che aveva promesso di ridurre la smisurata influenza della burocrazia nel loro Paese. E la burocrazia si è messa d’impegno a mandare all’aria tutte le iniziative del PDJ, perché abituata, prima di questo avvicendamento, a vivere in modo incestuoso con un Partito conservatore che aveva dominato la vita politica per un mezzo secolo. Il Partito Democratico aveva anche promesso di lottare contro l’impoverimento della classe media, e di far uscire, dopo il dramma di Fukushima, il Paese dal nucleare. Tre anni dopo, dopo aver consumato tre Primi ministri, agli occhi dei giapponesi questa esperienza riformista di centro-sinistra si attesta come un grande fallimento e il Partito al potere ne paga, caramente, il prezzo. Oggi è annientato e vedrà sedere in Parlamento 65 deputati, contro i 308 dell’assemblea uscente. Il Partito democratico vede la sua formazione parlamentare sciogliersi come neve al sole. Il Primo  Ministro, Yoshihito Noda, ha tirato le somme e fatto sapere che probabilmente avrebbe dato le dimissioni dalla presidenza del PDJ.

Ma chi è Shinzo Abe, futuro Primo Ministro del Giappone?  A 58 anni Abe, leader del PLD, tornerà a dirigere il Governo, cinque anni dopo averlo lasciato dopo un breve e tormentato passaggio (2006-2007). Il suo mandato era stato in effetti rovinato da una serie di scandali e problemi di salute. Nel 2009, due anni dopo le sue dimissioni, aveva dovuto anche incassare la debacle storica del suo Partito, che dopo aver dominato la vita politica del Paese per 50 anni era stato scaricato senza troppi complimenti da un elettorato avido di  novità. La sua carriera politica è cominciata con tutti gli onori del caso. Nipote di un Primo ministro e figlio di un Ministro degli Affari Esteri, era riuscito nel2006 a diventare il più giovane Primo ministro della storia del Giappone. Oggi, guarito e rinvigorito, Shinzo Abe sarà il secondo politico giapponese (dopo Shigeru Yoshida) a ritrovare la sua poltrona di Premier. Tornerà probabilmente anche a riaffermare la sua reputazione di “falco” nel campo della politica estera. Sono le sue dichiarazioni forti contro la Corea del Nord che lo hanno portato alla ribalta nel 2002 quando Pyongyang aveva ammesso di aver rapito diversi giapponesi negli anni ‘70 e ’80. Due mesi prima di diventare Capo del Governo nel 2006, aveva dichiarato apertamente di essere favorevole ad un attacco preventivo in Corea del Nord.

Lunedì 17 Dicembre, appena avuto la certezza della vittoria, ha dato prova della sua reputazione affermando che le rivendicazioni della Cina sull’arcipelago delle isole Senkaku per lui erano lettera morta. Di fronte ad una Cina in pieno boom economico, il PLD ha accusato di debolezza i dirigenti dell’ex maggioranza, promettendo maggiore fermezza e un’alleanza con gli Stati Uniti. Uno dei cavalli di battaglia di Abe è di voler modificare la Costituzione pacifista imposta nel 1947 dagli Stati Uniti, soprattutto per la parte riguardante la difesa. Dopo aver ribattezzato “l’Agenzia” di Difesa in “Ministero” della Difesa durante il suo primo mandato, Shinzo Abe ha promesso questa volta di far diventare le “Forze di autodifesa” dell’arcipelago un vero e proprio “Esercito Nazionale”.

Il futuro Primo Ministro ha però prima di tutto un importante obiettivo da raggiungere e soprattutto una solenne promessa da mantenere: “Costruire un Giappone prospero, dove la gente potrà sentirsi felice di essere giapponese”. Abe in realtà non è poi così popolare tra i giapponesi, anche se hanno votato in massa per lui. E’ stata vincente soprattutto la sua promessa di “ritorno all’ordine”. La Cina, l’esercito, la Costituzione non interessano ai giapponesi che chiedono solo di mettere fine al declino graduale del loro Paese. Hanno votato con fiducia il Partito Liberale per uscire da un’economia che oscilla da 15 anni tra deflazione,  calo dei prezzi e recessione. I conservatori hanno anche già dichiarato che rimetteranno in funzione i reattori che sono stati spenti. Il vecchio Primo Ministro Naoto Kan, che aveva dato di lui all’estero l’immagine di primo Capo di un governo giapponese anti-nucleare, non è stato rieletto dopo aver ordinato la chiusura di una centrale a sud di Tokyo. I giapponesi, malgrado i rischi sismici, sanno bene che l’economia è troppo debole oggi per continuare ad importare a prezzi elevati grandi quantità di gas e petrolio per alimentare le centrali termiche. Tepco è già definito come l’altro vincitore delle elezioni. Mal considerato dopo la catastrofe di Fukushima in poi, lunedì 17 il titolo aveva preso il volo alla Borsa di Tokyo, volata che si spiega con la vittoria del Partito Liberale democratico  in controtendenza con il Partito Democratico che, salito al potere dopo Fukushima, aveva promesso lo spegnimento di tutte le centrali nucleari entro il 2040.

Il vento gira in Giappone e lo rianima, traducendosi in un maggiore attivismo in politica estera, in economia e un radicale cambiamento di rotta in campo energetico, rilanciando i reattori nucleari, con l’impegno della  messa a punto di criteri di sicurezza più severi. Per il nuovo Governo è una questione di realismo: il Giappone e la sua economia non possono fare a meno della forza dell’atomo. Una posizione appoggiata dagli elettori (coscienti di questa necessità) e che ha fatto soprattutto bene ai giganti del nucleare, come il concorrente di Tepco, Kanzai Electric Power. Il Partito Liberale Democratico lavora, con il suo alleato di centro il Nuovo Komeito, su una serie di misure che dovranno entrare in vigore appena varato il nuovo Governo. L’obiettivo è di accelerare la ricostruzione del nord-est devastato dallo tsunami dell’11 Marzo 2011, di rimettere in funzione ponti, tunnel e altre infrastrutture pubbliche giudicate “vecchie”, aiutare le imprese a lottare contro il costo penalizzante dello yen o ancora dopare il consumo delle famiglie, il tutto cercando di mettere anche fine alla deflazione.

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