Mercoledì 19 Dicembre, la Corea del Sud ha eletto al suo vertice Park Geun-hye, figlia di Park Chung-hee, il dittatore che ha regnato brutalmente sul Paese dal 1961 al 1979. Moon Jae-in, oppositore storico di questo regime e avversario di Park Geun-hye in questo scrutinio, è stato quindi sconfitto. Cerchiamo di capire cosa rivela  questo risultato della politica e della società sud-coreana.

Park Geun-hye non è altro che la figlia del dittatore militare Park Chung-hee. Per esserci cresciuta, è una habituée alla “Casa Blu”, il Palazzo Presidenziale della Corea del Sud. Nel 1961 suo padre, allora generale, organizza un colpo di stato, prende il potere e trasferisce la sua famiglia a Palazzo. La piccola Geun-hye, all’epoca, non ha che dieci anni. In questo contesto di guerra fredda, gli Stati Uniti danno a Park Chung-hee appoggio finanziario e strategico, appoggio che gli permette di proiettare il suo Paese sulla strada di una industrializzazione lampo. I coreani vedono affluire ricchezze e il loro livello di vita aumentare, ma lo pagano a caro prezzo: uno sfruttamento senza precedenti della manodopera, la repressione dei sindacati operai, l’imbavagliamento della Stampa, la tortura e la fucilazione degli oppositori politici.

Park Geun-hye non rimane semplice osservatrice di tutti questi eventi. Nel 1975, sua madre viene assassinata e lei diventa First Lady per assistere suo padre in questo sforzo di “sviluppo nazionale”. Viene per questo soprannominata “Principessa Yushin”, dal nome della nuova Costituzione entrata in vigore nel 1972, che permette a Park Chung-hee di sciogliere il Parlamento, di eliminare ogni forma di opposizione politica e legalizzare la sua dittatura. Park Chung-hee viene assassinato nel 1979, e ad una dittatura segue un’altra dittatura. Dobbiamo aspettare il 1987 perché la Democrazia cominci lentamente ad affermarsi. Negli anni Park Geun-hye non ha mai rinnegato suo padre, riconosce che qualche abuso può essere stato commesso ma continua a sostenere che il colpo di Stato del 1961 era stato una forma di “rivoluzione necessaria per salvare il Paese”. Nel 1998, Park Geun-hye fa il suo ingresso in politica e diventa deputato per il Partito conservatore. Tenta le presidenziali del 2007 con un programma molto “neoliberale”, ma al suo posto viene scelto Lee Myung-bak per rappresentare i conservatori a queste elezioni, che vincerà. Lei continua imperterrita la sua ascesa politica, crea un nuovo Partito, il Partito Saenuli, e aggrega i conservatori intorno ad un credo: “deregolamentiamo l’economia, abbassiamo le tasse, e manteniamo l’ordine!”. Salva così i conservatori assicurando loro una vittoria alle elezioni parlamentari di Aprile  2012 mentre il Presidente Lee Myung-bak precipita nei sondaggi. Diventa così la candidata naturale del  Partito Saenuli per le Presidenziali del Dicembre 2012.

Perché gli elettori hanno scelto lei? Le elezioni del 19 Dicembre contrapponevano dunque Park Geun-hye a Moon Jae-in, il candidato del Partito Democratico Unificato. Moon Jae-in è un oppositore della prima ora. Studente, manifesta già contro la dittatura militare di Park Chung-hee, cosa che gli varrà anche la detenzione. Diventa poi un avvocato impegnato, che lotta per la Democrazia e la protezione dei Diritti dell’Uomo. Il suo percorso lo porta infine alle elezioni presidenziali del 2012, dove affronta la figlia del dittatore contro il quale ha lottato durante tutta la sua gioventù. Malgrado tutto è lei che ha vinto la sfida raccogliendo il 51,6% delle preferenze e un tasso di partecipazione storico che ha superato il 75%. I coreani si sono mossi e questa volta erano molto decisi a far valere il loro diritto di voto, un diritto acquisito con moltissime difficoltà.

La domanda ora è sapere perché hanno scelto Park Geun-hye? Perché aver preferito la figlia di un dittatore ad un avvocato specializzato nella lotta per i Diritti umani? Bisogna sapere che la politica coreana è molto influenzata dal regionalismo, il Sud-Est è feudo dei conservatori mentre il Sud-Ovest, meno popolato, è un bastione dei democratici. Poco Importa il programma politico, ogni regione sostiene il suo campo.

C’è poi un altro fattore che influisce sul voto. La Corea è colpita da un forte tasso di invecchiamento e il sostegno a Park Geun-hye arriva proprio dagli over 50. Park beneficia anche del sostegno incondizionato dei “Chaebols”, quelle holding come Samsung, Hyunday, Kia o LG, vicine agli ambienti conservatori, creati negli anni ’60 da Park Chung-hee stesso, e che da allora monopolizzano l’economia coreana. Uno dei temi principali della campagna di Moon Jae-in era proprio la riforma di queste holding, si capisce allora il perché di questo schieramento. C’è poi la Corea del Nord e il tema preferito dei conservatori: la sicurezza nazionale. La relazione con il Nord era un po’ migliorata con i democratici e la loro politica del “Raggio di sole” attuata tra il 1997 e il 2007. Ma da quando sono tornati i conservatori al potere, i rapporti con il Nord si sono nuovamente deteriorati: il  Ministero per la Riunificazione è stato svuotato, la cooperazione economica che aveva lentamente preso piede sospesa, e le due Coree si sono messe sulla difensiva. Questo ritorno al passato è stato giustificato per il naufragio del Cheonan, avvenuto nel Marzo scorso e che ha causato 46 vittime. Un inchiesta internazionale aveva attribuito questa catastrofe ad un attacco nordcoreano, ma sembra che questa versione vada stemperata perché sono sempre di più quelli che sostengono che si è trattato di un incidente causato da una vecchia mina. Park Geun-hye  personifica pienamente questa logica del confronto. Il minimo evento viene strumentalizzato per far soffiare il “vento del Nord” sulla società sudcoreana, creare un sentimento generalizzato di paura e giustificare una politica di fermezza nei confronti della Corea del Nord, tattica che avrebbe permesso a Park di convincere la maggioranza dei sudcoreani.

Alimentato dai risultati elettorali – nomina di un nuovo primo segretario cinese, elezioni legislative in Giappone e Presidenziali in Corea del Sud –  il vento del nazionalismo ha ricominciato a soffiare in Asia nel 2012. Il patriottismo si (ri)alza all’Est.

© Rivoluzione Liberale

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