Una delle critiche più frequenti rivolte a Monti, sia dall’estrema destra che dall’estrema sinistra, è quella d’essere il capo del cosiddetto “governo dei banchieri”, ma cosa c’è di vero in ciò, e soprattutto, qual è stato davvero il governo dei banchieri in Italia? Proviamo a fare qualche esempio concreto.

Dalla cronaca di questi giorni apprendiamo, ad esempio, dell’epilogo di una vicenda che coinvolge il coordinatore del Pdl Denis Verdini e la banca che egli ha diretto per vent’anni, il Credito Cooperativo Fiorentino, sede centrale a Campi di Bisenzio. L’istituto infatti, commissariato tempo fa dalla Banca d’Italia per “gravi irregolarità gestionali e contabili” è stato oggi messo in liquidazione coatta, ovvero in procedura fallimentare, dopo che la magistratura fiorentina ha aperto un’inchiesta sui vertici dell’istituto, in tutto 55 persone tra cui lo stesso Verdini e Marcello Dell’Utri, per bancarotta fraudolenta.

Una storia che richiama alla memoria quella dell’istituto bancario della Lega Nord, il Credieuronord fu l’avventura bancaria fallitadi Umberto Bossi che nei primi anni 2000 segnò il record di riuscire a perdere tutto il capitale sociale in soli tre anni e di cui si vocifera che fu Berlusconi a ripianare il debito in cambio della fedeltà dell’alleanza politica.

Ma tornando alla cronaca di questi giorni come non si può ricordare i tentativi, falliti per un pelo, di scalata alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna dell’astro nascente del Pdl Giampiero Samorì, altro grande amico di Marcello Dell’Utri. Tentativo per il quale Samorì è indagato dalla magistratura per accesso abusivo alla banca dati dell’istituto. Samorì è pure coinvolto nel crak dell’istituto bancario Tercas, commissariato per un buco di bilancio stratosferico.

Ma chi è il vero banchiere che per anni è stato il presidente del consiglio del governo italiano? Ma certo è lui, Silvio Berlusconi proprietario di circa il 40% di Banca Mediolanum, istituto di credito specializzato nel mercato di prodotti finanziari sulla falsariga delle tanto vituperate banche d’affari americane. L’ex premier è anche socio con una quota considerevole, per un privato, di Mediobanca. Lo stesso rientro in campo dell’ex premier è da alcuni osservatori stato legato alle difficoltà che l’istituto bancario, oltre alle altre aziende di famiglia, sta incontrando da quando Berlusconi non siede più a Palazzo Chigi.

Non che poi a sinistra le cose stiano in modo assai diverso, notissima la vicenda Unipol, ma l’interesse del PCI, PDS, DS ed oggi Pd per le partecipazioni bancarie è antico e conosciutissimo.

Per questo fanno piuttosto ridere che questi soggetti poi gridino contro al “governo dei banchieri” di Mario Monti, che non possiede banche ed è stato solo consulente di società e istituti bancari internazionali. Forse si tratta piuttosto di gelosia da parte di coloro che banchieri lo sono stati e lo sono davvero, ma spesso con risultati fallimentari.

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