Diciannove ministri, tre vice-Primi ministri, nove ministri senza portafoglio. Il secondo Governo del quarantenne Victor Ponta, approvato venerdì dal Parlamento rumeno, sembra essere piuttosto complesso. Mentre l’opposizione è stata annientata alle elezioni del 9 Dicembre scorso, si è dovuto tener conto degli interessi di tutte le componenti che raggruppa la coalizione eteroclita dell’Unione Sociale-Liberale (USL).  Secondo Victor Ponta, si è dovuto estendere il numero di incarichi per coprire meglio tutti i settori dell’Amministrazione, ma questa suddivisione è soprattutto dovuta ai sottili equilibri nati in seno all’alleanza.

Se il Governo di Victor Ponta non ha nulla da temere da parte di una insignificante opposizione in parlamento, avrà forse qualche difficoltà a contenere le esigenze dei capi dei Partiti del blocco al potere. Le discussioni all’interno dell’USL non sorprendono però nessuno, perché è evidente che i socialdemocratici, i liberali e i conservatori non hanno molto in comune, se non il desiderio di destituire il Presidente Traian Basescu. Non può esserci un accordo a lungo termine sul programma, la pace (relativa) dopo la ripartizione tra i diversi attori delle alte cariche nell’Amministrazione rischia di avere breve vita. Inoltre, il programma di Governo, presentato dalla coalizione è più un documento  di circostanza che un vero programma per il futuro. Si tratta, sul breve periodo, di coprire almeno una parte delle promesse fatte dai candidati durante la campagna elettorale.

E queste promesse puntano principalmente sulla restaurazione dei diritti sociali messi in causa dal Governo democratico-liberale di Emil Boc, a causa della crisi finanziaria. Il Governo di Ponta si impegna a ridurre l’IVA del 24% al 19%, a ridurre del 5% i contributi sociali a carico di chi assume, di aumentare progressivamente il salario minimo fino a portarlo a 1200 lei (266 euro), a ridurre alcune tasse per le imprese. Misure che pesano molto agli occhi dell’elettorato tradizionale del Partito Social Democratico, composto in maggioranza dalle “vittime” delle misure di austerità. Molti si chiedono se questi costi potranno essere sopportati e supportati, visto che la congiuntura economica è lontano dall’essere favorevole.

Nei prossimi quattro anni, il Governo dovrà rimborsare delle somme giudicate dagli esperti “enormi”. Si tratta di un prestito, erogato dal Fondo Monetario Internazionale, di 13 miliardi di euro, contratto dalla Romania nel 2009. Questa somma rappresenta più o meno la metà del bilancio nazionale. Quello che deve affrontare il Governo è dunque uno sforzo considerabile per le finanze del Paese, confrontato, come molti altri Paesi europei, alla recessione. Si dovrà contare maggiormente sui grandi investitori stranieri e su qualsiasi altro apporto di capitale, senza troppi indugi. Un’altra delle priorità del nuovo Governo è quella di rilanciare un settore economico alla deriva: l’agricoltura. Si tratta di sviluppare il sistema di irrigazione, di riabilitare l’Amministrazione fondiaria, di revisionare la tassazione sui prodotti agricoli. L’obbiettivo è quello di incoraggiare le grandi associazioni agricole ad investire in un’agricoltura più performante. In materia di energia, le politiche di Governo puntano sull’apertura di pozzi per lo sfruttamento di gas e petrolio nel bacino del Mar Nero, l’estrazione di gas sul litorale e la messa in funzione di due reattori nucleari nella centrale di Cernavoda.

Come preannunciato in campagna elettorale, Victor Ponta vuole anche una riforma della Costituzione. L’obbiettivo: eliminare il conflitti istituzionali che persistono tra il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro. Si vuole dare più potere al Parlamento e limitare le prerogative del Capo dello Stato. I poteri delle due Camere – Camera dei Deputati e Senato – dovranno anch’essi essere chiaramente delimitati. Inoltre, Ponta auspica una riorganizzazione amministrativa della Romania e il cambiamento del sistema di voto, che avrebbe generato negli ultimi tempi “gravi slittamenti” rispetto alla volontà dell’elettorato. Questa riforma non è che un’offensiva contro il Presidente Basescu. Nel 2009, una grande fetta di elettorato ha approvato, tramite un referendum organizzato da Trian Basescu stesso, la riduzione del numero di parlamentari. Il Partito di Victor Ponta fu all’epoca uno dei primi ad opporsi. L’attuale Parlamento è, in modo assoluto, il più macchinoso di tutta la storia della Romania.

Ponta e Basescu non fanno mistero sulla loro reciproca animosità. E’ a malincuore che il Presidente ha riportato Victor Ponta a capo del Governo: al momento delle consultazioni che hanno seguito le elezioni, era la sola opzione che i Partiti avevano potuto proporgli. Da parte sua Victor Ponta dovrebbe abituarsi alle regole della coabitazione senza troppi problemi visto che il mandato del Presidente Basescu scade solo tra un anno. I due hanno firmato un “accordo di coabitazione e di governance”, che è stato presentato, molto prima della nomina del Primo Ministro, ai dirigenti dell’Unione Europea. Questo Documento di sei pagine è una sorta di manuale di “bon ton” politico. E’ una vera garanzia presentata all’Europa dalla Romania con la quale si impegna a mantenere gli orientamenti fondamentali, la stabilità delle istituzioni e l’indipendenza della  giustizia. E’ soprattutto la promessa che durante i grandi summit europei, la Romania parlerà con una sola voce. Auspichiamo che riesca anche a mantenere anche una rotta lineare verso la maturazione politica ed economica.

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