In un Paese normale, una normativa per garantire liste elettorali pulite non dovrebbe essere neppure argomento di discussione, rientrerebbe infatti tra le cose ovvie e naturali che nelle liste elettorali non trovino spazio pregiudicati e condannati.

In Paesi civili come l’Inghilterra basta una parola fuori posto o un comportamento discutibile a provocare le dimissioni di un ministro e chiunque presentasse candidati con pendenze giudiziarie pagherebbe pesantissimamente in termini elettorali un simile errore. Negli USA il politico che viene scoperto a mentire, anche su cose banali, è immediatamente morto dal punto di vista politico, poiché chi mente su cose piccole e personali non può essere poi accreditato di alcuna fiducia per la trasparenza e l’onestà nelle cose pubbliche. Altrettanto di può dire di quasi tutti i Paesi cosiddetti civilizzati e democratici dove anche l’Italia pretende di alloggiare.

Purtroppo un sistema politico anomalo, come quello italiano della seconda repubblica, ha invece provocato una selezione all’inverso dalla classe politica tale da rendere una simile normativa necessaria per il nostro Paese, anzi indispensabile.

In Italia infatti vige ancora un sistema di partiti che per larga parte non hanno meccanismi democratici e meritocratici di selezione della classe politica e questo difetto è stato, negli ultimi anni, moltiplicato da una legge elettorale come il famigerato Porcellum che delega la scelta non solo dei candidati, ma addirittura degli eletti, a pochi capi bastone senza alcuna necessità di un vaglio e di un giudizio di merito del cittadino elettore sul singolo candidato.

La selezione quindi della classe dirigente di alcuni partiti passa solo dall’obbedienza cieca e dall’utilità che il candidato offre al servizio esclusivo del segretario di partito, del capobanda, del capo mandamento che compone le liste. Anzi il consenso individuale ed il contatto col territorio sono spesso considerate pericolose controindicazioni che possono dare al candidato una autonomia non utile, e quindi non gradita, al “capo”.

Il merito per ottenere le candidature si guadagna quindi nei corridoi dei palazzi del potere, oppure nelle aziende dei capi partito, se non in camera da letto.

Un’altra strada per accedere a posti di potere è la vecchia strada inoltre del denaro, il Porcellum infatti è un sistema esposto al rischio della compravendita dei posti in lista, e quindi in Parlamento, e qui i pericoli di infiltrazione di coloro che hanno ingenti capitali ed interessi nella selezione della classe politica è enorme, compreso quello che ad investire in potere siano le organizzazioni criminali.

Gli scandali di cui è stata costellata questa parte finale di seconda repubblica ha reso evidente come nessuno di questi rischi ci è stato risparmiato ed è per questo che una norma “liste pulite” benché non risolutiva appare necessaria. Certo sarebbe stato meglio cambiare legge elettorale, ma partiti come Pd e PDL su questo sono risultati un ostacolo invalicabile, e questo la dice lunga sulla volontà di “ripulirsi” che la attuale classe dirigente possiede.

© Rivoluzione Liberale

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