Così com’è purtroppo partita, la campagna elettorale s’annuncia come una delle  più sguaiate degli ultimi anni. Nonostante gli accorati ammonimenti del Capo dello Stato, il tentativo di Mario Monti di portare il dibattito su temi concreti e le iniziali intenzioni manifestate dal Segretario del PD, di programmi, al di fuori di trucchi e trovatelle di un disperante populismo, si parla assai poco, mentre assistiamo a un vaniloquio affidato a invettive, proposte assurde e vere e proprie menzogne.  La responsabilità maggiore di questa rissa da pollaio ricade, ovviamente, su Berlusconi, che col suo ritorno in campo ha di nuovo intorbidito le acque del confronto politico, riportandole all’atmosfera arroventata e malsana del 2011. Lo stesso Monti, certamente a malincuore, non può del tutto sottrarvisi. Lo fa con misura, con stile,  affidandosi al fioretto dell’umorismo e non alle invettive care al Cavaliere, ma è ovvio che non può lasciare del tutto senza risposta le tante provocazioni sparate contro di lui, la sua passata azione di governo e le sue idee per il futuro, perché se le accettasse senza replica darebbe l’impressione di esserne imbarazzato.

Per parte loro, certa stampa e televisione, per cattivo costume di pigrizia e di faciloneria, o magari pensando di rincorrere gli istinti pruriginosi del pubblico, concedono uno spazio eccessivo al quotidiano scambio di invettive, battutacce, repliche e controrepliche, presentandole come il vero, il solo effettivo sale di una contesa politica della quale così avallano e ripercuotono la sguaiatezza, rendendola sempre più ostica e irritante.

Alcuni forse riescono ad appassionarsi ancora a questo continuo avanspettacolo di pigmei, ma la maggioranza si ritrae disgustata, o cerca senza grandi speranze chi parli il linguaggio della responsabilità, della serietà e, soprattutto, della verità.

Come non sentire disgusto quando si assiste a un Berlusconi che si fa paladino dei valori di famiglia e fa carico all’integro Monti di trascurarli, proprio lui, il processato per corruzione di minore, l’anfitrione delle allegre serate di bunga-bunga, il patrono di Ruby? E come non si può reagire quando lo si ascolta negare di aver mai detto che  la gaia fanciulla era nipote di Mubarak? E su cosa ha votato un intero Parlamento? Responsabilità? E come si può accettare di sentirlo definire “cancro del sistema democratico italiano” quella Magistratura che, pur coi suoi errori ed eccessi, è il solo argine che si oppone al malcostume e alla corruzione che altrimenti corroderebbero irrimediabilmente l’intero edificio della vita pubblica? E infine (ma è solo l’ultima perla di una collana interminabile) come si può non sorridere quando lo si ascolta accusare Monti di essere insensibile ai problemi veri dell’economia, lui che ha “lo stipendio sicuro”? Povero Berlusconi, alle prese col problema di arrivare alla fine del mese o di farci arrivare la brigata delle allegre ragazzotte che lui mantiene e tacita.

Sul versante opposto, come si può restare impassibili ascoltando Vendola e la Camusso accusare Monti di essere servo delle banche, agente dei potenti, rappresentante della razza padrona, lui che a Bruxelles ha piegato e costretto a pagare potenti come Bill Gates e la sua Microsoft?

Viene davvero voglia di dire basta. Di chiedere che il dibattito sia riportato sulle cose che veramente contano: riduzione della spesa, del debito e della pressione fiscale; rilancio dell’economia e dell’occupazione;  futuro dei nostri figli; sicurezza; educazione, ricerca, cultura; diritti civili; Europa. E di capire cosa propongono veramente destra e sinistra, al di là dei proclami che mettono insieme tutto e il contrario di tutto e non spiegano come conciliarli. Soprattutto, viene voglia di ritegno, civiltà di linguaggio e verità. Verità, non panzane.

Monti ha dato un importante contributo in questa direzione. È augurabile che tutto il Centro, che tutte le forze che in lui e nel suo programma si riconoscono, perseguano senza timori, con determinazione, contro venti e maree, contro demagogia e populismi, questa strada. per aiutare l’Italia a uscire dalla palude della mala politica, la politica volgare, urlata e inefficace,  in cui l’hanno sprofondata anni di berlusconismo dilagante e di irresponsabile demagogia.

© Rivoluzione Liberale

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1 COMMENTO

  1. PS Della serie “panzane”. L’ultima del Cavaliere è davvero impagabile: l’austerità di Monti ha fatto salire la criminalità! Davvero il capocomico di Arcore è un pugile suonato che moltiplica colpi alla cieca, ma bisogna riconoscergli una sorta di perversa fantasia e la capacità di superare continuamente sé stesso. Un giorno bisognerà cercare di capire come un venditore di tappeti di quel calibro sia riuscito per quasi vent’anni a farsi prendere sul serio, e tuttora vi sia gente disposta a votarlo. In qualsiasi altro Paese serio verrebbe preso a pomodori in faccia!

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